domenica 31 maggio 2009

L'ultimo gioco in città (LE SCOMMESSE SONO CHIUSE)

XIX — JELLYFISH

La gente ti ricorderà meglio se vesti sempre allo stesso modo.
Dalla fodera del disco dei Talking Heads Stop Making Sense, colonna sonora dell’omonimo film-concerto (Jonathan Demme, 1984).

Questa casa è un albergo! Ma in un altro appartamento si impicca quel che laggiù (o quassù?) chiamano la "crémaillère", termine intraducibile, qui (o lì?).
Ma in questa camera con tuffo manca il titolo di un film. Forse lo si nota di più guardandone altri. Dimmi come si chiama, vinci tre fiammiferi made in Marienbad (o Los Teques?)



P.S.: Ti ricordo che le regole de L'ULTIMO GIOCO IN CITTÀ™ sono depositate presso gli eredi del notaio Altamante Fruzzetti e possono essere consultate qui. Se non ti piace la Gorgone nel labirinto, vai a nuotare con le meduse in piscina.

Attenzione: la partita si è conclusa domenica 31 maggio alle 22.13. Il film invisibile era Vengeance (Johnnie To, 2009). Quando ho preparato il filmato non lo avevo neppure visto, sapevo solo che era un film con Johnny Hallyday. L'ho visto pochi giorni fa.


Il film racconta l'incontro tra Johnny e due dei killers (tanto per restare al bar Hué Ming-wai) della banda di The Mission: il ciccio che pensa solo a magnare (a destra in piscina) e l'eurasiatico silenzioso e vaiolato (quello che si becca il fiammifero nella sigaretta), due tra le meglio facce da poker di tutta la storia del cinema (non che il cinema abbia una storia, perlatro).
Johnny ha un problema. Prima si chiamava Frank Costello e faceva il samurai. Poi si beccò una bullet nella head, e da allora si ritrova con letteralmente con una spada di Damocle sulla testa, come Lara Croft in Tomb Raider 2 o 3, non ricordo. Ora si chiama Francis Costello, e sa che prima o poi non ricorderà più nulla, e allora calerà la notte e lui dormirà in silenzio, e nel sonno si metterà in posizione di tiro. Dimenticando persino perché vuole vendicarsi, e di chi. E poi nei film di To piove sempre. Perché a To piace da matti mostrare strade piene di ombrelli. Esergo di GOD.
Allora si segna tutto, come in Memento. Sulla pistola, traccia con il pennarello indelebile (quello che uso per scrivere i titoli dei film sui dvd) il nome di George Fung. Ma se Fung non indossa sempre lo stesso cappotto, lui non lo riconosce. Forse. Forse basta una faccina autoadesiva, come con The Comedian o nei messaggini predefiniti. Esergo su ealcinemavaccitu.
Il vincitore è il solito ignoto.
Gli ho appena dedicato un omaggio nella nostra pagina di facciabucio.
Omaggio ad afasol, vincitore del quiz domenicale. Non riesco quasi mai a fregarlo.
La musica di "Election" 1 e 2, regia di Johnnie To, l'angelo. Le immagini non c'entrano un vermicello secco.



L'ULTIMO GIOCO IN CITTÀ.
GRADUATORIA

afasol: 14 fiammiferi made in Hong Kong, France.
arcomanno : 11 fiammiferi made in Hong Kong, France.
bianca: 3 fiammiferi made in Hong Kong, France.
YagaBaba: 3 fiammiferi made in Hong Kong, France.
gegio: 3 fiammiferi made in Hong Kong, France.
maxeramax:
fiammiferi made in Hong Kong, France.

venerdì 29 maggio 2009

The Millionaire

Via libera per il signor Teschi, che non lascia addirittura tempo a Mike Bongiorno di formulare la domanda e dice subito il nome del regista (von Sternberg) e il titolo (Le notti di Chicago) del film che poco prima della morte Ridolini interpretò, sostenendovi eccezionalmente un ruolo drammatico. L'"esame", per così dire, del signor Teschi ha una piccola coda: egli offre a Bongiorno una rarità da cineteca, un fotogramma del film di Dreyer La passione di Giovanna d'Arco e racconta, con gran disinvoltura, come alcuni suoi colleghi insegnanti, per indurlo a raddoppiare, gli abbiano offerto, in caso di insuccesso, di rifondergli la differenza. Il maestro di Cremona se ne va fra gli applausi: ha ormai conquistato 640 mila lire ed è in gioco per il premio di 1 milione e 280 mila lire, fra due settimane.
L'impiegato milanese Gino Tomaselli, appassionato di jazz, che gli succede per tentare il premio di 1 milione e 280 mila lire, è la terza vittima della serata. Richiesto di dire il titolo di una famosa composizione sui quartieri di Londra (il titolo era London Suite) risponde subito franco e secco: "Rinuncio"; ad ogni modo, appena uscito dalla cabina di vetro, prende possesso del suo premio di consolazione, un'auto utilitaria.
Ed eccoci infine al clou della trasmissione: il professor Lando Degoli di Carpi, matematico e appassionato d'opera lirica: se imbroccherà la risposta, vincerà 2 milioni e 560 mila lire. "Mi ritiro" dice il professor Degoli alla richiesta se vuol giocare ancora; poi, sul chiaro mormorio di delusione che sale dalla platea, aggiunge maliziosamente: "Mi ritiro nella cabina, per rispondere alla domanda"."Nelle sue partiture Verdi usò mai il controfagotto? e in quale opera?" chiede Mike Bongiorno. Entro la garitta il professor Degoli suda di pena, poi dice piano: "Non lo so". Bongiorno l'incoraggia mentre l'orologio scandisce i secondi: "Il Falstaff" azzarda il professore. Ma la risposta esatta è invece: Don Carlos.

Giuliano Gramigna, Fatale il
Don Carlos al professore musicofilo, "Il nuovo Corriere della sera", 18 dicembre 1955.


giovedì 28 maggio 2009

Dacci un Taglio

Rome est très belle… Sua cuscina casarescia… Bucatilli alla marchinacia, fetturicci mantecalle, scottimbocca a saltadito, popotete ciancitacche!
“Il Leopardo” (José María Mendoça), mercenario belga in Angola, sanguinario e fangurmé in Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l’amico misteriosamente scomparso in Africa? (Ettore Scola, 1968).

domenica 24 maggio 2009

L'ultimo gioco in città (LE SCOMMESSE SONO CHIUSE)

XVIII — TUTTI I GUSTAFSSON SONO GUSTAFSSON

"Nella macedonia sì. Ok nella panna, ok anche sulla torta. Ok nei fields, sempre. NO! NELLA CARBONARA NO!"
Per due gocce di aceto balsamico: Che film abbiamo trasmesso?

DUST

ATTENZIONE: LA PARTITA SI È CONCLUSA SULL'ALTRO TAVOLO DA GIOCO DOMENICA 24 MAGGIO ALLE 12.45. IL FILM TRASMESSO ERA "IL POSTO DELLE FRAGOLE" (INGMAR BERGMAN, 1957). COMPLIMENTI AL RAPIDO E TRANQUILLO "MAXERAMAX" DI PAURA.
LA PROSSIMA SFIDA SI TERRÀ DOMENICA 31 MAGGIO.

L'ULTIMO GIOCO IN CITTÀ.
GRADUATORIA

afasol: 11 gocce d'aceto balsamico.
arcomanno : 11 gocce d'aceto balsamico.
bianca: 3 gocce d'aceto balsamico.
YagaBaba: 3 gocce d'aceto balsamico.
gegio: 3 gocce d'aceto balsamico.
maxeramax: 2
gocce d'aceto balsamico

mercoledì 20 maggio 2009

Via Dandolo

La creatività dilata il tempo.
È solo la banalità, che lo contrae.
E poi alla fine sfugge del tutto.
Mimmo (Domenico detto "Mimmo" Scicchitano) al mostro di Frankenstein in Necropolis (Franco Brocani, 1970).


Un passaggio obbligato, letteralmente. La sinuosa e splendida erta, tutta tornanti da prendere in seconda ma meglio salirla a piedi, che unisce Monteverde e Trastevere, la casa dei miei nonni e il centro di Roma. Nelle lunghe passeggiate, soprattutto notturne, fino alle due del mattino and beyond, soprattutto con mio padre, che diceva sempre, quando la imboccavamo: "Via Dandolo, che visse sempre dandolo e dandolo morì". Di lunga erta montana. Quel pasticcione comunista di mio padre la adorava, quella poesia. Per la musica, per il ritmo. La sapeva a memoria, lui era della generazione che sapeva ancora a memoria le parole, che si portava intere biblioteche di Babele in testa. Ma lui più di altri: le parole, non le cose. La recitava a tutta velocità, senza punteggiatura. Musica pura. Come fosse un rap.


domenica 17 maggio 2009

L'ultimo gioco in città (LE SCOMMESSE SONO CHIUSE)

XVII — LA SPRITZATURA

Troverò un cinema, da qualche parte in una foresta di tigli. Rimarrò là, giorno e notte, e proietterò i miei film preferiti, qualsiasi cosa succeda.
E sarò l’uomo più felice del mondo.
Quentin Tarantino intervistato da Samuel Blumenfeld per il settimanale francese “Le Monde 2”, n° 172, 2-8 giugno 2007, p. 31.

Solito bar, sguardo in campo Santa Margarita.
Oscar Amalfitano dice: "Sai cosa? Mi piacerebbe girare un film a Venezia come fosse Londra. Sono sicuro che sarebbe un bel film, roba che spacca".
Annuisco: "Sì, sarebbe un altro, splendido film impossibile. L'anello mancante tra Livorno e Hue".

Questo dialogo è incomprensibile, almeno per me. Spiegamene il senso nascosto, ammesso e non concesso che ve ne sia uno, e vinci quattro olive estratte da altrettanti spritz, stuzzicadenti compresi.

P.S.: Ti ricordo che le regole de L'ULTIMO GIOCO IN CITTÀ™ sono depositate presso gli eredi del notaio Altamante Fruzzetti e possono essere consultate qui. Se non ti piace Venezia, vai a Mestre

ATTENZIONE: LA PARTITA SI È CONCLUSA MERCOLEDÌ 20 MAGGIO ALLE 11.04. PARE CHE SENZA SAPERLO, AMALFITANO E IO AVEVAMO COMPOSTO UNA SCIARADA. MA NON SAPENDO COSA DICEVAMO, NON SAPEVAMO COME RISOLVERLA. CONTINUIAMO A NON CAPIRE, MA CI ADEGUIAMO ALLA RISPOSTA DI ARCOMANNO, NEI COMMENTI. LE OLIVE SONO SCOMPARSE. FORSE NON CI SONO MAI STATE.
LA PROSSIMA SFIDA SI TERRÀ DOMENICA 24 MAGGIO.

L'ULTIMO GIOCO IN CITTÀ.
GRADUATORIA

afasol: 11 olive.
arcomanno : 11 olive.
bianca: 3 olive.
YagaBaba: 3 olive.
gegio: 3 olive.

venerdì 15 maggio 2009

Dacci un Taglio

scampagnata.jpg

La somiglianza


Se la “scampagnata” è un genere, la scena che vediamo non è forse un compimento del genere? Queste due specie di oche che non sanno “accomodare” bene i propri occhi sarebbero (come tutti i presenti) la metafora resa visibile, trasformata in specie, delle signorine impacciate, scioccherelle e male in arnese – posso sempre immaginare di veder comparire, un giorno o l’altro, delle cugine di provincia che gli somigliano.
Questo quadro, dopo tutto conforme a un’arte – infatti basta che sia una composizione, che organizzi dei personaggi in determinate pose, che sistemi una scenografia —, forse è imbarazzante per l’eccesso stesso degli elementi accessori. Questo quadro – più che tutta la pittura dove la figura appare solo perché è stata in precedenza deformata per apparire — non è inverosimile: è la somiglianza stessa.
Il quadro somiglia perché ci fa orrore, oppure perché lo riconosciamo? E lo riconosciamo perché non vi siamo ancora entrati; altrimenti non potremmo identificarlo, e sarebbe lui a sceglierci.
La sua somiglianza è dunque qualcosa di ermeticamente chiuso in se stesso? Questo mondo – qui sta la sua follia – si somiglia all’infinito: qui sta il suo orrore.
Più che uomini e donne anormali, in queste interminabili infanzie vediamo degli animali lievemente eccentrici. Dimenticavo quella specie di pollo che se ne sta sdraiato in primo piano a fare un po’ di musica. Quest’uomo è troppo magro da mangiare? non si regge sulle sue esili gambe e così è destinato a passare da una barella all’altra, fino a esaurire la sua magrezza? tenta di ammaliare col suo strumento tre vampiri imbecilli o ha già trasformato altri mostri in questa trinità dischiusa dalla sua impotenza? Il tronco umano riserva a se stesso una parte che si trova nel Giudizio universale di Signorelli, cioè un colore aggiunto a questa scena dall’interno.
Certo, tutto questo non designa nessuno fuori dall’immagine, senza però riuscire a mostrarci “degli altri”; in maniera implacabile, in maniera solitaria fino al suono di un’armonica che percorre la tetra campagna, questa immagine racchiude in sé una somiglianza.

Jean Louis Schefer, L’uomo comune del cinema (traduzione di Michele Canosa), Quodlibet, Macerata 2006, p. 51.

martedì 12 maggio 2009

Sinergia outlet in tempi di crisi

Nel supermercato sotto casa mia ormai ci sono solo prodotti con marca del supermercato sotto casa mia. Ancora pochi mesi fa non era così. Ancora pochi mesi fa era tutto bollicine, cappelli a cilindro, caschetti alla Louise Brooks e Cotton Club. Il cotone ce l'ho, ma la carta da culo no. Me ne restano solo tre rotoli.
È la crisi, bellezza.
Se compri all'ingrosso i prodotti con marca del supermercato sotto casa mia, ti costa meno che comprarne uno solo. Una confezione da 32 rotoli di carta da culo ti costa meno che un rotolo solo, al chilo. Chili di rotolo da carta da culo. Della marca del supermercato sotto casa mia.
Mi aggiro nei reparti bolscevichi del supermercato sotto casa mia con la confezione da 32 rotoli di carta da culo. È enorme. È ridicola. È più alta e più larga di me. Fosse un armadio, potrebbero starci tutti i miei vestiti, compresi i calzini miei e quelli spaiati di un mio amico, che perde sempre i calzini perché glieli ho rubati io.
Io non la finirò mai, questa confezione da 32 rotoli di carta da culo della marca del supermercato sotto casa mia. Morirò, e resteranno tutti questi rotoli di carta da culo, dovrò andare dal notaio e cambiare il testamento, per aggiungere una clausola relativa alla carta da culo, tra parcella del notaio, marche da bollo e tasse varie questa confezione da 32 rotoli di carta da culo mi costerà l'occhio della testa, tanti quanto costerebbero 32 confezioni da 32 rotoli di carta da culo della marca del supermercato sotto casa mia. O 12 rotoli di carta da culo Cotton Club deLuxe, aromatizzati allo champagne con bollicine. Forse pure di più.
Reparto macelleria. Confezione da due hamburger della marca del supermercato sotto casa mia. Costano 3 euro, ma scadono oggi e allora l'impiegato del supermercato sotto casa mia ha scritto sopra il codice a barre con pennarello indelebile 1,50 €.
Due piccioni con una fava. Un affare, e al contempo la soluzione del problema. Torno a casa. Metto la confezione da 32 rotoli di carta da culo in mezzo al salone, monolito igienico ed economico. Poggio gli hamburger sul tavolo della cucina, dove rimarranno tutta la notte, oltre la data di scadenza. Il frigorifero rischierebbe di far fallire il mio piano ingegnoso e diabolico. Domani mattina, senza averli neppure passati in padella, li mangio crudi tutti e due.
2009: Odissea nella gastroenterite. Voglio proprio vedere se non ci do una bella botta, alla confezione da 32 rotoli di carta da culo della marca del supermercato sotto casa mia.

domenica 10 maggio 2009

L'ultimo gioco in città (LE SCOMMESSE SONO CHIUSE)

XVI — LA GELIDA MANONA

Che bella mano… È sua?
Totò in non so più che film.

In compenso so da che film è tratto questo spezzone, ma non te lo dico: trovalo da te e vinci un paio di guanti.
AGGIORNAMENTO (mercoledì 13 maggio): Ho allungato il filmato. Mi riprendo un guanto e se ora non riconosci subito il titolo del film te lo tiro in faccia, perché significa che invece di andare al cinema hai preferito fare il furbetto, hai preferito vivere. E guarda un po' come finiscono, i furbetti.
AGGIORNAMENTO (venerdì 15 maggio): Basta, non posso mostrarti oltre. A questo punto l'ultimo indizio te lo fornisce Dust:

Per fare questo film servirebbero almeno due John Woo.



P.S.: Ti ricordo che le regole de L'ULTIMO GIOCO IN CITTÀ™ sono depositate presso gli eredi del notaio Altamante Fruzzetti e possono essere consultate qui. Se non sai cosa fa la destra, consolati ignorando la sinistra.

LA PARTITA SI È CONCLUSA SENZA VINCITORI.
IL FILM DA TROVARE ERA I GANGSTERS (THE KILLERS, 1946), DI ROBERT SIODMAK.
LA
PROSSIMA SFIDA SI TERRÀ DOMENICA 17 MAGGIO.

venerdì 8 maggio 2009

martedì 5 maggio 2009

Cedimento

Sai cosa? Hai una faccia che sembra cascata nella salsa al formaggio del 1957.
No, “Nada” (Roddy Piper) non è maleducato e la signora a cui sta parlando non è un’innocua casalinga al supermercato, ma un marziano stagionato in Essi vivono (John Carpenter, 1988).

Però in questa storia tocchiamo davvero vette di disgusto di raro horrorshow. Come se il re, nudo, mostrasse di non avere un sesso (o di averne tre, tutti diversi, o di essere tutto un solo, gigantesco sesso indistinto). Un alieno caduto sulla Terra, a metà strada tra Essi vivono e Bad Taste—Fuori di testa. E così la società che lo circonda. Ecco, forse il film che più mi viene in mente, guardando le immagini forse F for Fake (ossia forse vere, o comunque verosimili) di quell'imperatore marziano al compleanno napoletano è proprio Society. Finzioni una dentro l'altra e l'altra dentro l'una, a scatole cinesi, rovesciate, senza distinzione tra dentro e fuori: una quarta dimensione ai confini della realtà e a immagine e somiglianza dell'Impero Mediaset. Già il nome di Lei, pensateci, sembra falso. Una parodia di "Marlene Dietrich": comincia con la promessa di un'eleganza giovane bella, abbronzata e top rovinata da uno svarione dislessico, e finisce miseramente nella certezza di un porno amatoriale (o di una poltrona ministeriale).
E le sue foto, su facebook. Il terrore che possa chiederci la nostra "amicizia", e magari ringraziarci di aver accettato l'invito. Nel pianeta Arachnoid, quali simboli tipografici si useranno per esprimere la soddisfazione, la "letizia", quale faccina? E ovviamente, serviranno occhiali protettivi per vederla, perché nei b-movie ci sono faccine aliene che provocano la follia, come certe formule magiche. Asa nisi masa, klaatu barada nikto, noemiletizia. Guardatele, quelle foto, chiaramente ritoccate con un photoshop fatto in Casa (quella di Samuel Raimi, magari mentre il papà legge ad alta voce il Necronomicon incappucciato in un drappo scuro). Pare abbia appena compiuto diciotto anni, ma non è vero niente. Mia figlia tra 11 anni avrà la sua età, è ovvio che qualcosa non torna. Quella "donna" o "thing" che sia sembra già stata sottoposta a molteplici lifting, interventi plastici con strumenti chirurgici inventati dagli inseparabili gemelli Mantle, che non sono riusciti a correggere i segni di una mostruosità lovecraftiana, a illudere su un paio di chiappe sul punto di tracollare definitivamente. Oppure la verità è altrove, ancora più terrificante: non volevano occultare nulla, anzi. Volevano esibire con orgoglio il frutto dei loro esperimenti. Loro, quella cosa, la trovano "bella".
Forse nella twilight zone di Arachnoid lei ha proprio diciott'anni. Ma in tempo umano probabilmente i suoi 18 anni equivalgono ai nostri 73 (come minimo, e anche come minimmo: fascista su Marte). In un certo senso, lei e il suo "altro Dio" sono coetanei. Quell'appartamento partenopeo è il punto dello spazio e del tempo in cui le parallele si incontrano: eccoli, i grandi Antichi.
Quanto a Dagon, o Chtulhu, si aggira tra le stanze del palazzo dirigendo la grande cerimonia d'iniziazione della maestrosa entrata nel grande social network della vita, spalmando e spammando lo stesso identico sorriso ovunque. Ubiquo, immortale e sempre uguale a se stesso. Berlusconi si somiglia. Lui è dappertutto e in nessun luogo, centro e circonferenza pascaliana, Arkadin redivivo che invece di raccontare apologhi pseudogeorgiani a ospiti e camerieri vomita barzellette zozze. Potrebbe anche non esser lì, e infatti la ripetizione sistematica degli stessi atteggiamenti, dello stesso volto e di quello che convenzionalmente continuiamo a chiamare "sorriso" (ma cos'è, in realtà, quell'espressione? non lo sapremo mai, almeno da vivi) fanno pensare a una manipolazione fotografica. Un "fake". O, se preferite, un B for Bug: nel senso wellesiano ma anche in quello dei B-movie anni Cinquanta, tra tarantole e formigoni giganti, e, last but not least man on earth, in senso informatico e multimediale. Uno Zelig doppiamente rovesciato (nelle leggi fisiche della Society di Brian Yuzna la normalità è fatta di contorsioni soprannaturali, altro che Houdini), perché quella anomalia nell'immagine diventa anomalia dell'immagine, quella incrostazione diventa l'immagine tutta, la divora; e perché il suo continuo trasformismo non vuole mai spettacolarizzare altro da sé: quell'uomo, ripeto, imita sempre e soltanto se stesso.
Non so se prova davvero paura, quella cosa "mostruosa e libera", cuore di tenebra della setta che ha depositato un copyright proprio sulla parola "libertà". Se prova paura per le conseguenze elettorali, per la ricaduta d'immagine (un cedimento, un tracollo, un collasso). A rigor di logica, l'esposizione (anche nel senso in cui lo intende Brian Yuzna) di quelle foto dovrebbe produrre un moto collettivo di orror panico, ancestrale. Questo dovrebbe essere il sentimento umano, qualcosa che non ha nulla a che fare con la morale, frutto della civiltà, quindi di un'evoluzione successiva all'istinto primordiale. A rigor di logica, la lista sotto il sigillo di Chthulhu dovrebbe ottenere lo 0,1%. Se prende appena un po' di più o addirittura vince (no, non è possibile, non voglio neppure pensarlo), allora significa che siamo condannati a vivere nel terrore dallo spazio azzurro profondo.
Io voglio saperlo prima. Voglio uscire per le strade d'Italia, senza dare nell'occhio, comportandomi come tutti gli altri, senza reazioni particolari di alcun tipo. (N.B.: nella versione italiana del film non dare nell'occhio significa andare a settanta all'ora sulle vie pedonali, passare col rosso e parcheggiare il SUV in doppia fila, però qui atteniamoci al classico come metafora.) Ma prima di varcare la porta di casa sostituirò gli occhiali scuri con i ray-ban di Carpenter e fingendo di leggere il giornale, di scrivere messaggini predefiniti sul cellulare, di espletare le funzioni biologiche e professionali, li guarderò, uno per uno, nell'autobus, in metropolitana, ai tavolini del bar, in ufficio, nella mensa aziendale, a letto. E li conterò.


P.S.: Il video di Society che hai appena visto, paragonato a quel che troverai oltre, e ai link contenuti in esso, equivale a un cartone animato di Fragolina Dolcecuore.

Ph'nglui mglw'nafh Cthulhu
R'lyeh wgah'nagl fhtagn.

lunedì 4 maggio 2009

2666 — La parte di Les Adams

… ladri da due soldi che prendevano il sole delle sette di sera come zombie (o come messaggeri senza messaggio o con un messaggio intraducibile) meccanicamente predisposti a consumare fino all'ultimo un altro tramonto sul DF.Roberto Bolaño, I detective selvaggi, traduzione di Maria Nicola, Sellerio Editore, Palermo 2003, p. 390.

3 ottobre 2006, ore 17.52. Spedisco questa mail a un amico.

Caro Lapis,
cinque minuti fa, per ragioni che ti risparmio, sono ansato su imdb per verificare l'effettiva esistenza di un film intitolato Bomber's Moon, e per avere un'idea di che cavolo fosse. Il film esiste, è una roba di guerra di Edward Ludwig e Harold D. Schuster, con George Montgomery e Annabella, anno 1943. Ma il punto non è questo. Il punto è che esiste un riassunto della trama, di una buona ventina di righe, firmato da un utente di nome Les Adams (c'è persino il suo indirizzo elettronico, longhorn@abilene.com, nel caso volessi scrivergli per sapere se gioca a pollonario [all'epoca eravamo intrippati con un giochino demente che si chiama Chicktionary, volevamo battere il record, volevamo scriverci sopra un romanzo, volevamo farne la nostra vita]). E come quasi tutto in imdb, tu clicchi sulla firma e il sito ti sciorina la lista dei film di cui Les Adams ha gentilmente, volontariamente e gratuitamente scritto il riassunto della trama. Mi segui, malgrado l'inflazione di avverbi e genitivi? Bene. Ora stai a sentire: Les Adams ha scritto 2660 riassunti (cifra minima, poi la ricerca dichiara di essere "aborted"). Hai capito? 2660 riassunti, più o meno della stessa lunghezza, ossia notevolmente dettagliati per la media imdb. 2660 riassunti, da 10,000 Kids and a Cop (1948) a Zurück aus dem Weltall (1959). 2660 film, della cui stragrande maggioranza neppure conoscevo il titolo: Wild West Whoopee (1931), What's Buzzin', Cousin? (1943), Two Blondes and a Redhead (1947), Tonga Tika (1953), di cui Les sostiene che il vero titolo sarebbe Tanga-Tika, e qui mi fermo con gli esempi. A occhio sembra che Les prediliga un trentennio circa, dall'inizio dei Trenta alla fine dei Cinquanta, e soprattutto western e film di guerra, assolutamente sconosciuti, probabilmente già quando uscirono (se uscirono, e dove? ad Abilene?), di certo dimenticati (e forse dimenticabili). Ma non voglio fare l'esegesi, non è questo il punto. Il punto sono i 2660 (cifra minima, ripeto) riassunti.
Les Adams, 2660 riassunti di film. L'opera di una vita. Un brivido mi è risalito lungo la schiena. Dovevo pur dirlo a qualcuno.


3 maggio 2009, ore 18.58.

Si potrebbe buttarla sulla paranoia, sommare (2006 - 2000) + 2660, ricordarsi che il primo a parlarmi di Bolaño fu proprio l'amico in questione, farne un post e intitolarlo 2666.
Andiamo comunque a vedere a che punto è la notte di Les Adams, andiamo a verificare l'orrore del cuore di tenebra che fa battere internet.
Fatto (non ci ero più tornato).
Ho scoperto che i 2660 titoli nel frattempo sono diventati 5326. Il che, in meno di tre anni, aspetta che prendo il calcolatore per vedere cosa ottengo scrivendo 5326 - 2660.
No. Non è possibile.
Lo so che credi che ho inventato tutte queste cifre per ottenere quel numero. Serve a qualcosa giurarti che è tutto vero, persino il fatto che ho effettivamente svolto le azioni descritte (verifica dello status di Les Adams e uso della calcolatrice) nel momento esatto in cui le descrivevo?

P.S.: "Ansato" è un bel refuso. Lo tengo.

domenica 3 maggio 2009

L'ultimo gioco in città (LE SCOMMESSE SONO CHIUSE)

XV — CREPA IL PADRONE, TUTTO VA MALE

Oggi il tradizionale quiz della domenica è davvero facile. In palio ci saranno solo due wakizashi, per fare comodamente seppuku con il compagno che preferite.
Dopo di voi, prego.


AGGIORNAMENTO (mercoledì 6 maggio): Un solo wakizashi tutto sommato può bastare, fatevene una ragione.
Who's next ?


DUST

ATTENZIONE: LA PARTITA SI È CONCLUSA GIOVEDÌ 7 MAGGIO ALLE 01.16. GRANDE RITORNO DI BIANCA CHE HA RICONOSCIUTO LA "STORIA DEI FEDELI SEGUACI DELL'EPOCA GENROKU", NOTO ANCHE COME "LA VENDETTA DEI 47 RONIN". ("GENROKU CHUSINGURA", 1941-42), DI KENJI MIZOGUCHI, NOTO ANCHE COME MIZOKUCHI KENJI.
LA PROSSIMA SFIDA SI TERRÀ DOMENICA 10 MAGGIO.

L'ULTIMO GIOCO IN CITTÀ.
GRADUATORIA

afasol: 11 wakizashi.
arcomanno : 7 wakisashi.
bianca: 3 wakizashi.
gegio: 3 wakizashi.
YagaBaba: 3 wakizashi.