martedì 30 giugno 2009

Rondine

A ALAIN SOUCHON

lundi 10 juillet 78

XXXCher Alain,

XXXVoici le dialogue de quelques scènes du film concernant principalement J.-P. Léaud et Dorothée et aussi J.-P. Léaud et Monsieur Lucien. Et puis surtout la scène finale et le 2ème monologue concernant la photo déchirée.
XXXVous pouvez appeler Martine Barraqué, la monteuse, à 359.15.37. (L'Amour en fuite, salle Ponthieu, 36, rue de Ponthieu). Elle est au courant et vous montrera des morceaux, soit sur la table de montage soit en projection.
XXXJe suis certain que vous êtes en train de faire une belle chanson (Ça coule sur ta joue est très bien). Le personnage d'Antoine Doinel est toujours en train de courir, toujours en retard, un jeune homme pressé; sa fuite est à prendre dans tous les sens: fuite du temps présent, toujours projeté dans le futur, toujours anxieux (jamais content!) jamais tranquille et aussi l'amour qui fuit (Ça coule sur ta joue) et aussi la fuite en train; on peut essayer de fuir ses ennuis, ils vous suivent et poursuivent, etc. Il y a la fuite du dessinateur… la perspective… fuite… Est-ce que les femmes sont magiques? Antoine devrait s'arrêter… de fuir… profiter du moment présent… ne plus régler ses comptes avec sa mère à travers chaque fille qu'il rencontre…
XXXTant pis pour moi, pour vous et pour nous si je vous embrouille avec tous ses détails… Anyway, I trust you,

amitié,XXX

françois


Paris, le 19 septembre 1978

XXXMon cher Alain,

XXXSans nouvelles de vous, je me console en regardant la télévision, mais onze chansons de Bécaud pour une de Souchon, voilà un plaisir dispendieux.
XXXJ'espère que je ne vous ai pas blessé avec ma réserve sur le mot: "hirondelle". En réalité, cela vient de ma réticence à l'égard de Walt Disney qui a tant abusé de la comparaison entre hommes et animaux. A part cela, je me rends bien compte qu'en vous demandant de changer deux rimes à votre chanson, je me comporte comme la femme du monde qui reprochait à Van Gogh d'avoir peint un zouave.
XXXEn conséquence, "j'achète" votre hirondelle, sans regret et de bon cœur.
XXXJe pars de New York d'où je rentrerai début octobre, mais, dès que possible, je vous demande d'appeler aux Films du Carrosse Marcel Berbert, qui désire connaître le nom et les coordonnées de votre éditeur afin que Monsieur Bertrand de Labbey, qui édite habituellement la musique de mes films, prenne contact avec lui.
XXXA bientôt, mon cher Alain; n'attendons pas l'hiver pour dîner ensemble.

Amitiés,XXX

françois

domenica 28 giugno 2009

L'ultimo gioco in città (LE SCOMMESSE SONO CHIUSE)

XXIII — SHOCK CORRIDOR

Gli dèi rendono pazzi coloro che vogliono perdere.
Euripide: didascalia finale del Corridoio della paura (Samuel Fuller, 1963).

Saldi estivi: scopri il titolo di questo film poco noto e vinci quattro camicie di forza outlet. Mercoledì e venerdì appariranno nuove immagini, ma ovviamente i capi in vendita saranno diminuiti. C'è ressa, nel manicomio Italia.
AGGIORNAMENTO (mercoledì 1° luglio): È stato aggiunto un secondo fotogramma. Una delle camicie di forza è stata lacerata dai coltelli. Ne restano tre.

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igrandicoltelli.jpg

ATTENZIONE: la partita si è conclusa giovedì 2 luglio alle 12.39. Il film "poco noto" (un folle capolavoro) è The Unknown (Tod Browning, 1927), centrato da Bianca.
Il gioco chiude per l'estate.
La prossima sfida si terrà domenica 6 settembre.


L'ULTIMO GIOCO IN CITTÀ.
GRADUATORIA

afasol: 14 camicie di forza.
arcomanno : 11 camicie di forza.
bianca: 6 camicie di forza.
YagaBaba: 3 camicie di forza.
gegio: 3 camicie di forza.
Andrea: 2
camicie di forza.
maxeramax: 2
camicie di forza.

giovedì 25 giugno 2009

Dacci un Taglio

Sento me stesso o qualcun altro dire cose come: “A mio parere il popolo russo è un grande popolo, ma…” oppure “Sì, quello che lei dice a proposito dell’ipocrisia del nord è senz’altro vero. Tuttavia…” e io penso dentro di me: questa è la morte.
Walker Percy, The Moviegoer, 1961 (L’uomo che andava al cinema, trad. di Eileen Romano, Arnoldo Mondadori Editore, Milano 1989, p. 98).

domenica 21 giugno 2009

L'ultimo gioco in città (LE SCOMMESSE SONO CHIUSE)

XXII — PIGOLATURE

Tre multe del sindaco sceriffo a chi fa tacere questa gallina urlando il titolo del film.
AGGIORNAMENTO (mercoledì 24 giugno): Dal ministero delle Camminate Beote ci è appena pervenuto questo decreto di applicazione. Un condono riduce le multe da tre a due.
AGGIORNAMENTO (venerdì 26 giugno): Rinvenute le armi del delitto, il protagonista è quasi reo confesso. Merita le attenuanti: una sola multa.







P.S.: Ti ricordo che le regole de L'ULTIMO GIOCO IN CITTÀ™ sono depositate presso il notaio Altamante Fruzzetti e possono essere consultate qui. Se non sei Sado vai da Maso.

LA PARTITA SI È CONCLUSA SENZA VINCITORI.
IL FILM DA TROVARE ERA EL (LUIS BUÑUEL, 1953).
LA PROSSIMA SFIDA SI TERRÀ DOMENICA 28 GIUGNO.

domenica 14 giugno 2009

L'ultimo gioco in città (LE SCOMMESSE SONO CHIUSE)

XXI — COME SAREVAMO

Immagini fino alla fine del mondo, ovvero l'anello mancante tra Assalto alla terra! e Eraserhead
Vediti in esse, e ritroverai il titolo del film. Se ci riesci, sarai visitato da tre incubi domestici, protetti dal WWF.

AGGIORNAMENTO (mercoledì 17 giugno). Il filmato era incompleto. Ora l'ho ricostituito nella sua integralità. Fa meno paura: un incubo in meno.






P.S.: Ti ricordo che le regole de L'ULTIMO GIOCO IN CITTÀ™ sono depositate presso il notaio Altamante Fruzzetti e possono essere consultate qui. Se non ti piace la scimmietta di Jung, vai a giocare con la mamma di Freud.

ATTENZIONE: la partita si è conclusa mercoledì 17 giugno alle 18.50. Il film invisibile era L'astronave degli esseri perduti (Quatermass and the Pit, 1967) di Roy Ward Baker, riconosciuto da Andrea. La prossima sfida si terrà domenica 21 giugno.

L'ULTIMO GIOCO IN CITTÀ.
GRADUATORIA

afasol: 14 incubi domestici.
arcomanno : 11 incubi domestici.
bianca: 3 incubi domestici.
YagaBaba: 3 incubi domestici.
gegio: 3 incubi domestici.
Andrea: 2
incubi domestici
maxeramax: 2
incubi domestici.

lunedì 8 giugno 2009

Un risveglio 4: From Dusk Till Dawn

I (20.00-22.30) — IL FIUME ROSSO E L'USCITA POSTERIORE

I Tempi moderni coltivavano il sogno di un’umanità che, divisa in varie civiltà separate, avrebbe trovato un giorno l’unità e con essa la pace eterna. Oggi, la storia del pianeta è giunta a costituire un tutto indivisibile, ma ciò che realizza e assicura quest’unità così a lungo sognata è, ambulante e perpetua, la guerra. L’unità dell’umanità significa: non c’è possibilità di fuga, in nessun posto e per nessuno.
Milan Kundera, L’Arte del romanzo.

Gin outlet + Schweppes light, limone finito, niente fettina, due gocce di concentrato basteranno. Televisore acceso su canale di Stato francese, il cui processo di autononomia dal potere, ufficialmente avviato il 31 dicembre 1974, è stato arrestato qualche mese fa grazie a una riforma dell'audiovisivo applaudita da tutti. Ora la televisione è tornata a essere quella pre-'68: come fosse la RAI, di niente, di meno. Stasera Brice Hortefeux gongola. Penso che l'unica ragion d'essere al Governo di questo sinistro personaggio era garantire l'anello mancante tra Sarkozy e il Fronte Nazionale, nel 2012: just in (suit)case. (Ma non "full of blues", purtroppo.) Ora il Presidente non ha più bisogno di lui. Sono consolazioni.
Mia figlia intanto cerca di controllare una mandria di cavalli in fuga: devono attraversare il fiume che separa il salone dalla cucina. La guardo come fosse Monty Clift in un ultimo spettacolo: "Take 'em to Missouri, Matt". Le bambine sognano cavalli playmobil?
Ma sì, spegniamo la caja tonta. Andiamo in cucina. Uova, parmigiano, pepe da una parte. Pancetta (ma anche cipolla e vino bianco, sì sì, è la morte sua) dall'altra.
Mentre mangiamo la carbonara, decido che è giunta l'ora di mostrarle la seconda parte di quel film. Io avevo nove anni, quando lo vidi la prima volta. All'epoca, quando un film mi piaceva, tornavo a guardarlo. Quello lo vidi almeno 10 volte, in un solo mese. La prossima volta le farò vedere Il fiume rosso.
Arrivano le 22.00. Domani c'è scuola. Dovrebbe andare a letto. Ma non si può. A quel punto del film bisogna andare avanti per forza. Yahoo. Volume a manetta, finestre aperte, nessun vicino protesta. Ci alziamo e ci mettiamo a ballare, è la prima volta che lo vede, ma i gesti sono precisi, giusti: come se lo conoscesse a memoria. Sembra Joliet Jake: stessa leggerezza, stessa grazia, mentre cheek to cheek ci buttiamo saltellanti nella fossa dei leoni, dal podio alla rampa, in quel R'n'B, in realtà un tango camuffato, che infatti inizialmente pare fosse un ballo per soli uomini. Come faccia a conoscere i passi è un mistero. Deve essere un fatto ereditario, non c'è altra spiegazione.
Fino al minuto 5'36''. A partire da lì, il filmato è per soli adulti.



Visto? Bene. Ora: lavati i denti, spazzolali bene, ovunque, almeno due minuti, attenta che se bari me ne accorgo, sai, anche quando sono in cucina a lavare i piatti collosi di carbonara io ti vedo, ho un terzo occhio dietro la testa, io, come Peter Lorre. No, niente, lascia perdere, sbrigati, chi era Peter Lorre te lo spiego un'altra volta. Su, dai pigiama, a letto, presto. Dice "Scosta un attimo la tenda". Io "No, è ora di dormire e basta, domani c'è scuola". Lei: "Ti prego, un attimo solo, unattimosolounattimosolounattimosolounattimosolounattimosolo". Io scosto, e guardandola esasperato: "E allora?". "C'è ancora luce: è proprio estate!".

Non si è neppure addormentata che squilla il telefono. Un amico che fa il matematico nel deserto di Sonora. Non riceve la tv italiana, e non ha internet. Mi chiede dei risultati. "Non li conosco, e non me ne frega assolutamente nulla. Cosa? Eh? Parla più forte, c'è il vento che fischia nella cornetta. Eh? iesuichen? No no, guarda, non possumus proprio, ma manco per niente. Piuttosto six and three is nine, nine and nine is eighteen, gli altri calcoletti elettorali fatteli da solo e poi buttati nel Rio Grande".


II (08.00) — COME SE L'AVESSI LETTA E HO UN ALTRO PROGETTO

— Vorrei fare un gran colpo, e poi ritirarmi.
— Ritirarsi? E dove?
Pike Bishop (William Holden) e Dutch Engstrom (Ernest Borgnine) ne Il mucchio selvaggio (Sam Peckinpah, 1969).


Lei intontita dal sonno mangia biscottini davanti a "Dora l'esploratrice". È un cartone animato senza ubi consistam, se non la vaga intenzione di iniziare alla lingua inglese. A tre anni, lo guardava con passione. A quattro, ha iniziato a insultare Dora e i suoi amichetti ad alta voce. A partire dai cinque anni, lo guarda con un occhio solo, muta e con una smorfia sprezzante stampata sul volto. Dora pensa forse "non mi tenere il broncio", mentre dice sempre e soltanto la stessa frase, da almeno quattro anni: "letzgo". Non l'ho mai sentita pronunciare un'altra parola di inglese. Mentre bevo il caffè scorrendo i siti d'informazione, mi dico che forse dovrei scrivere agli sceneggiatori, per suggerire un'innovazione, mica si può andare avanti per anni con "letzgo". E poi per andare dove, questo penso mentre guardo le foto di una ripugnante cozza che all'anagrafe denuncia diciotto anni, ma io lo so benissimo che è un lifting, che in realtà quella non è sua figlia ma sua nonna, ritoccata dalla plastica playmobil. Allora appena ho il tempo, scrivo agli sceneggiatori di "Dora l'esploratrice", cerco di farli ragionare: tenuto conto che a) non c'è più nulla da esplorare, gli antropologi lo sanno da più di mezzo secolo, che i Tropici sono tristi; b) Dora è in missione per conto di Dio, ossia insegnare ai mocciosi l'inglish, provino a infilarle in bocca un bel: "Dear World, I am leaving because I am bored. I feel I have lived long enough. I am leaving you with your worries in this sweet cesspool. Good luck". Distinti saluti.
Bastano i titoli dei giornali, e le foto pornoelettorali. Via dalle pazze folli, andiamo su youtube. Su youtube c'è il canale di giuliodavid. Il migliore (assieme al mio, eh, che cazzo): Bene, Pietrangeli, Godard, Bergman, Fellini, Antonioni, Renoir, Sordi, Volonté, Guzzanti: di tutto, di più. Un anno fa, quando ero ancora molto maldestro, cliccai inavvertitamente su "contenuto offensivo", credo fosse in quella scena in cui lui dice: "Non sono d'accordo: andiamocene via". Gli scrissi scusandomi, lui Tranquillo, la RAI mi ha già chiuso il canale una volta, ormai sono abituato. Poi: Ma sei francese o italiano? Io: Italiano, purtroppo. Lui: Mi piace quel purtroppo.
Stamattina il mio canale mi avverte che giuliodavid ha messo su un film minore, bello solo a tratti. Ma questo, nella sua ovvia banalità, oggi direi che "ci sta".



08.25. È ora di andare a scuola. Ci incamminiamo come due zombi. Poi a un certo punto io comincio a canticchiarle all'orecchio: "Come on... baby don't you wanna go... back to that same old place... sweet home Chicago...". Lei non batte ciglio, una maschera di cera intontita dal sonno e con lo sguardo fisso sul marciapiede davanti. Ci riprovo: "Hidehidehidehi...". Le punto il dito addosso. Niente. Come onomatopare a un muro. "Hodehodehodeho." Peggio che andar di notte, l'inverno. "Hedehedehedehe." E lì, improvvisamente, spunta un mezzo sorriso. Poi si volta, e il mezzo diventa pieno, dentini compresi e forniti dalla ditta. Solitamente, quando arriviamo davanti al portone della scuola, lei scappa dentro tutta contenta, senza neppure salutarmi. Questo non lo ha preso da me. Andare all'asilo dall'età di nove mesi ti aiuta a sorridere al mondo, là fuori. Ma stavolta si ferma sulla soglia, si volta e mi dà un bel bacino.

Scusate, non abbasso perché mi piace troppo. Volume a manetta, è vero che questa canzone è proprio bella bella bella.


domenica 7 giugno 2009

L'ultimo gioco in città (LE SCOMMESSE SONO CHIUSE)

XX — AMORES PERROS

Con il passare degli anni, si finisce per amare profondamente il capriolo.
Un bonario zoofilo (Claude Chabrol) in Avida (Gustave de Kervern e Benoît Delépine, 2006).

Tre polpettine con vetro tritato a chi riconosce il film da cui è tratta questa scena di raffinato erotismo.



P.S.: Ti ricordo che le regole de L'ULTIMO GIOCO IN CITTÀ™ sono depositate presso il notaio Altamante Fruzzetti e possono essere consultate qui. Se non ti piace fare bau bau, vai a fare cai cai.

LA PARTITA SI È CONCLUSA SENZA VINCITORI.
IL FILM DA TROVARE ERA IL LUNGO ADDIO (ROBERT ALTMAN, 1973).
LA PROSSIMA SFIDA SI TERRÀ DOMENICA 14 GIUGNO.

sabato 6 giugno 2009

Yahoo

È questa, la cultura. È quel che resta quando sembra che lo spirito dimentichi se stesso. Un mucchio di pezzettini d'arte raccattati qua e là, messi insieme e rimissati, per giungere a un oggetto di grande consumo (estremamente lavorato, nel caso di Fantasia) sparso massicciamente nel mondo. Non basta convincere la gente che andrà meglio se appende nelle sue topaie una brutta riproduzione di Van Gogh di cui non gli frega nulla. Bisogna anche rimissare Van Gogh e Bach e tutto il resto, e bisogna mobilitare (stipendiare) migliaia di creatori di ogni sorta, in modo tale che siano rimissati in anticipo, e si ottiene Fantasia, (e un sacco di altre cose), e si ottengono sempre novità (per così dire), e se in fin dei conti la riproduzione di Van Gogh non l'ha aiutata a vivere, la gente può sempre dirsi che andrà meglio la prossima volta.

Jean-Patrick Manchette, Les Yeux de la momie, Rivages / Ecrits noirs, Paris 1997.



giovedì 4 giugno 2009

Arrivederci, amigo. Non le dico addio

DAVID CARRADINE, 08/12/1936 - 03/06/2009


mercoledì 3 giugno 2009

456 occhi

Due fotografi del giornale passarono una settimana nella casa di Don Orione a fotografare, uno per uno, i mutilatini e venne lanciata la prima sottoscrizione. Il giornale usciva con strani titoli, che dicevano, per esempio, così: “Occorre mezzo milione — per comprare 456 occhi” oppure: “In tre — una mano sola” e nella fotografia, sotto, tre bambini in circolo, un’unica mano, che pareva grandissima, afferrava l’occhio del lettore, se lo inchiodava addosso. Arrivarono alcuni milioni; a forza di cinquecento, mille, duemila, cinquemila lire, le offerte del pubblico anonimo, della gente della strada. I nomi di alcuni mutilatini diventarono popolari: Bruno Pellegrina, per esempio, piccolo contadino di Campoformido, fotografato nell’atto di portarsi una mela alla bocca, coi due moncherini inguainati in una fodera di cuoio: aveva bisogno delle pinze che gli sostituissero le mani, alla maniera di Harold Russel, il macellaio di Boston, protagonista de I più begli anni della nostra vita, il film che in quei giorni riempiva le platee dei cinema; Vittorio Moré, pastorello di Valmasino, ridotto con una sola mano, una sola gamba e un unico occhio, che tuttavia s’arrangiava a rilegare libri; e la fotografia lo aveva fissato così, col volto intento, chino sulla costola d’un volume, a sorvegliare, con l’unico occhio, il lavoro dell’unica mano.

Roberto De Monticelli, Cercava milioni per comperare mani, “Epoca”, VII, 284, 11 marzo 1956.


lunedì 1 giugno 2009

A hundred is enough, figuriamoci duecento



AGGIORNAMENTO (lunedì 1° giugno). Erano almeno due mesi che aspettavo di scrivere questo post. E come diceva Fritz Lang nel Disprezzo di Godard, "Bisogna sempre finire quello che si è cominciato". Infatti L'Odissea non l'aveva né cominciata né finita. Un altro, splendido film inesistente.
Quindi ho fatto 'sto post, file under "me lo giro e me lo guardo".
Tanto da noi c'è sempre un condono, dietro la porta verde.