domenica 30 dicembre 2012

Oh! Er Bersani. Caro Bersani! Caro Bersani.

"Una felicità che proviene dar ricordo de 'na vita posteriore. Anteriore. Posteriore o anteriore? Anteriore. Quanno chissà chi eravamo noi due. Forse… io un pirata! E me sa che tu 'na sirena. … Ma mettete a sede qui, famme 'n favore, vieni. Vieni."

domenica 23 dicembre 2012

Libero e responsabile

 EMIDIO, 20/10/1938 - 22/12/2012

giovedì 20 dicembre 2012

Nothing but a railroad tramp

"Après une brève période de curiosité légitime, les habitants du village, vieux pour la plupart et moins nombreux que les maisons, s'étaient satisfaits de quelques demi-mensonges et ne posaient plus de questions à Gerfaut. Par le passé, le caporal Raguse avait recueilli des animaux blessés, hébergé des randonneurs, permis à des campeurs britanniques de s'installer dans la prairie derrière chez lui. Gerfaut était une de ses trouvailles, un demi-vagabond taciturne et un peu simple, mais serviable, qui prêtait la main au vieux. Il aida même à pousser la voiture des gendarmes, une fois qu'elle était montée jusqu'ici et qu'une pluie d'automne l'avait embourbée. Un autre journée, ayant payé une tournée chez le buraliste, il dit qu'il avait eu des malheurs, qu'il avait été abandonné par sa femme, qu'il était naguère directeur dans une grande entreprise, puis qu'il avait tout quitté comme font des tas de gens, paraît-il, en Amérique, et ils deviennent des dropahoutes.
– Un dropahoute, dit-il. Voilà ! C'est exactement moi ! Santé ! (Et il vida son godet.)"

"'Tra prendere alle elezioni il 51% o il 49% io preferisco il 49%."

 "Look! everybody's looking at me… It's the first time I ever felt important."

 

giovedì 13 dicembre 2012

F.I.S.T.



lunedì 10 dicembre 2012

Winnetou

Lei è insopportabile, ma a parte questo stavo per mettermi a piangere più volte per la bellezza, letteralmente, come il mio amico Azio con la moglie quando guardavamo Sentieri selvaggi, peraltro citato all'inizio. L'ho rivisto in tre serate, da solo. Quella di ieri interamente dedicata al mexican sit-in in cantina. Potrei tenerci un corso annuale, se qualcuno mi pagasse per farlo: il film si arena squisitamente per 25 mn (ho cronometrato), dove per 18 mn ciarlano di continuo in tedesco con sottotitoli per lo spettatore Usa, e quello spettatore è obbligato a leggere le ciarle e a non vedere più nulla, legge  di accenti sbagliati ed è turlupinato perché non ha passato un decennio a Francoforte un decennio a Monaco e soprattutto un decennio a Piz Palü quindi merita di essere come minimo turlupinato e torturato mentre tutti si comportano in modo inverosimile e anacronistico e recitano da cani ciarlando in crucco e seduti come stoccafissi seduti e non c'è neppure uno straccio di musica di commento a salvare questi bastardi senza gloria tranne per una frazione di secondo un paio di trite note scalcagnate e stralciate da un orrendo spaghetti western che non c'entrano un cazzo se non a invocare grossolanamente il trito schioppo nascosto sotto il bancone e presto impugnato dal barista che chissà perché sparerà ai buoni tanto tutti son vestiti da nazi tutti uguali chiusi in una topaia claustrofobica a concionare in tedesco seduti come baccalà seduti eppure da quella topaia crucca quel figlio di puttana incolto e volgare di Tarantino riesce a scovare il nazi furbetto dell'angolino che la sa lunga col suo schnaps crucco e il culo inchiodato a una sedia nel suo angolino cieco perché Pastrone un secolo prima forse s'era inventato il carrello e anche quell'analfabeta bastardo di Tarantino la sa lunga e andiamo avanti così senza alcun senso potrebbe durare due ore e mezza e sarebbe bellissimo finché tutti schiodano il culo e si sforacchiano con luger coltelloni mitra e schioppi e godono con noi nel caos totale e per meno di dieci secondi.
Come sempre, Brad Pitt è perfetto.


sabato 8 dicembre 2012

Les Gens d'en face

Quello compiuto da alcune forze politiche e mediatiche non è dunque un errore commesso in buona fede ma una consapevole quanto irresponsabile posizione faziosa ed eversiva che mira a disgregare lo Stato e le sue istituzioni. Sembra quasi un fascismo di sinistra
Eugenio Scalfari, Le ragioni del diritto, "la Repubblica", 5 dicembre 2012.

Mio nonno aveva svariati fratelli e sorelle. Non ne ho conosciuto nessuno (uno l'ho intravisto da ragazzino) e di loro so poco. Ora sono tutti morti. So che a parte una di loro furono tutti resistenti, ma credo che solo una abbia ammazzato con le proprie mani. Il giorno della fine del fascismo, almeno così mi hanno raccontato, sfila su un carro per le vie di Roma. Arrivati a piazza Venezia, due giovani soldati sotto il famoso balcone puntano il fucile contro il camion. Tutti scendono e scappano. Lei invece si dirige dritta verso quei due, strappa loro il fucile di mano e molla due ceffoni a ciascuno.
1990. Da quel che so, lei soffriva di una grave forma di depressione. Il marito, uno storico, si era rotto una gamba e veniva a medicarlo un'infermiera. Un giorno l'infermiera suonò alla porta. Invece di aprirle, la mia prozia preferì buttarsi dalla finestra. Credo che abitassero al quarantesimo piano.

Mia nonna era nata in Germania ed era ebrea. Nel '33 si dissero che era meglio espatriare. Lei andò in Italia, il fratello in America. La sorella più giovane emigrò a Londra. Durante la guerra si guadagnò da vivere facendo la saldatrice per la RAF, forse fu proprio uno dei "suoi" aerei che rase al suolo la casa di famiglia, a Berlino. È ancora viva e il suo secondo nome è Estrella.


Grazie alla rete, ho scoperto pochissimi anni fa che Stenelo era lo pseudonimo di un altro fratello di mio nonno. Io credevo di chiamarmi così per motivi religiosi (Stenelo figlio di Capaneo, bestemmiatore di Dio). Anche lui si era sposato con un'ebrea tedesca, lei ho fatto in tempo a conoscerla.
Roma fine anni Settanta, retate a gogo. Mio cugino, figlio di Stenelo, mi raccontò di esser stato fermato dalla polizia, per strada, e portato in commissariato. Cominciano a torchiarlo: "Tua madre è ebrea? Eh? Una puttana, eh? Quanti cazzi succhia, eh?". Puntandogli il dito contro, facendolo indietreggiare. Quel poliziotto conosce il tipo che ha di fronte: lombrosianamente, prima o poi risponderà con le cattive, in famiglia siamo abbastanza maneschi e mio cugino può permetterselo: è un armadio, con pugni grossi come incudini. Il poliziotto vuole esattamente quello. Come tutti, mio cugino avrà fatto anche lui qualche fesseria, nella sua vita, ma quella volta non commette l'errore di non guardare dietro di sé: dove lo aspetta, invitante, una finestra, naturalmente aperta. Lui l'ha scampata.


Il 28 luglio 1993, a mezzanotte e otto, mi trovavo a Roma, zona Monteverde vecchio, nel grande appartamento dei miei nonni, ambedue scomparsi. Sentii un forte boato, questo lo ricordo. Non ricordo cosa pensai al momento, probabilmente nulla, e neppure se dopo pochi minuti scoprii quel che era successo perché lo vidi in televisione (credo non funzionasse più) o perché mi telefonò mio cugino, sempre lui. Via del Velabro, certo. Ci vive suo fratello, con la vecchia madre. Pochi minuti dopo siamo lì. La polizia ha già bloccato il quartiere: "Non si può passare". "Come non si può passare, testa di cazzo, lì ci abita mia madre, ti spacco la faccia."
A mezzanotte e otto il cugino del Velabro era per strada e stava infilando la chiave nella toppa del portone. L'autobomba si trovava a pochi metri di distanza. Rientrando, ci era passato davanti una manciata di secondi prima. Il soffio lo ha catapultato all'indietro. Scardinato, il portone pesantissimo è stato proiettato in avanti. Se gli fosse cascato addosso, probabilmente mio cugino sarebbe morto. Se l'è cavata senza un graffio.
Saliamo all'appartamento. Fa buio pesto, in tutta la zona è saltata l'elettricità. Andiamo nella stanza della mia prozia. Tranquilla, in camicia da notte. Ricordo le torce nell'oscurità, e la voce di uno dei figli: "Fortuna che già dormiva invece di leggere seduta, sennò la mamma ce l'eravamo giocata". E il fascio di luce a sciabolare la parete, una trentina di centimetri sopra il letto: un Seurat di schegge di vetro conficcate nel muro, sparate nella stanza dalla finestra esplosa.


La mia prozia morì sette anni dopo. Ricordo che mi recai alla camera ardente, ed entrai nel momento esatto in cui ne usciva Luciano Violante. All'epoca era Presidente della Camera, e il suo discorso d'insediamento è rimasto tristemente celebre. Un Presidente della Camera "non dovrebbe mai agire come se stesse scrivendo la Storia". Non so se la sua presenza risultasse gradita. Ma è anche vero che non puoi sceglierti i dirimpettai e a volte sei costretto a mangiarti la minestra, sperando che non sia cicuta.

mercoledì 5 dicembre 2012

Good luck, Jim