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giovedì 17 agosto 2023

Babylon (Damien Chazelle, 2022)

Ho recuperato Babylon, che avevo ignorato perché di Chazelle pensavo mi bastasse una cosa noiosissima sulla Luna. In realtà non è affatto male, se non fosse che nell'epilogo si sfracella incomprensibilmente ma sicuramente. Bizzarro assai.
È sostanzialmente un film super-post sul cine, frulla davvero tutto il frullabile, all'inizio parte moscio con un elefante che ricorda i Taviani, a me i Taviani non son mai piaciuti, ma subito dopo è Kenneth Anger, il Cukor di Dinner at Eight, Cantando sotto la pioggia.
E poi tutto quello che ti pare: il Truffaut di Effetto notte, il Tarantino di Once Upon a Time… in Hollywood e l'Anderson di Licorice Pizza, per chiudere sulla Hollywood lynchiana di Mulholland Dr. e INLAND EMPIRE.
A suo modo c'è un crescendo, ma dopo che Margot Robbie attraversa la luce ed entra nel buio (come una fitzgeraldiana falena Laura Dern) c'è di nuovo, esplicitamente, Singin' in the Rain (ma mi prendi per scemo?) e per chiudere in bellezza…
… un montaggino di un minuto che nel mio cervello esplode e annulla l'esperienza delle tre ore precedenti, un pastrocchio a metà tra i finali del Quinto elemento e di Nuovo Cinema Paradiso. Dopo Anger, Truffaut, Tarantino, Anderson, Lynch: Besson e Tornatore. Ma perché.

lunedì 17 ottobre 2022

Stenshots




sabato 20 novembre 2021

Stenshots





giovedì 13 maggio 2021

In the Earth (Ben Wheatley, 2021)

Quatto quatto e per quattro sterline, Ben Wheatley (uno dei registi più interessanti degli ultimi dieci anni) ti rifila con In the Earth il primo film sulla pandemia.
Lo fa dimostrando che nel cinema la sceneggiatura conta poco o nulla: in questo caso fa acqua da tutte le parti. Regia e montaggio trasformano ogni singola falla nello scafo in nesso onirico. Il Covid-19 è un incubo, dove la coppia di turisti psicopatici di Sightseers finisce nell'huis clos a cielo aperto di A Field in England: l'inferno sono più che mai gli altri, anche se fortunatamente a Sartre non si pensa mai, piuttosto a Shyamalan, al Peter Strickland di Berberian Sound Studio, alle famiglie di attori scorrette, scorreggione, esilaranti e spaventose di Inside No. 9 e di The League of Gentlemen (qui rappresentata da Reece Shearsmith, forse il più Proteo di tutta la cricca, sempre irriconoscibile e immediatamente identificabile), forse agli splendidi The Battery, Tex Montana Will Survive! e After Midnight di Jeremy Gardner, nonché, ovvio, a tutta la tradizione british del folk-horror, rivisitata con massima sprezzatura e minimo disprezzo, così come di fatto quella tradizione ha sempre fatto nei confronti di se stessa, è la sua forza, è per quello che sopravvive e "a volte ritorna".
Un incubo, sì, ma un incubo cinematografico. Wheatley sa che è un ossimoro, perché l'incubo è squisita espressione soggettiva, mentre il cinema conosce solo il racconto in terza persona. Quindi anche David Lynch. Quindi anche Stanley Kubrick. E detto sottovoce, quatto quatto, molto Ben Wheatley.
(Cinque virgola due su imdb. Contenti loro.)


P.S.: L'immagine che ho scelto si trova poco dopo l'inizio – splendido e "seminale": una serie di incomprensibili variazioni sulla mascherina, chi ce l'ha, chi non ce l'ha, chi la toglie e chi la rimette: senza che mai si colga una logica sanitaria o narrativa – e credo sia quasi una costante nell'opera di Wheatley. Segue un movimento di macchina kubrickiano, di avvicinamento minaccioso o gnostico, ma senza che la distanza tra la cinepresa e i personaggi venga realmente colmata o anche solo ridotta. Mi son chiesto come si ottenesse quell'effetto, e rivedendo la sequenza un paio di volte credo che sia combinando un carrello avanti con una lievissima panoramica verticale verso l'alto, che di fatto "toglie la terra da sotto i piedi" dando l'illusione o la segreta verità di uno spazio umano che si riduce.

giovedì 26 marzo 2020

It's the Same Old Song

Negli anni Ottanta in Francia la rivista di cinema non era "Première", pura promozione pubblicitaria, e non erano "Les Cahiers du cinéma" o "Positif", che avevano perso tutti i tram.
La rivista di cinema era "Starfix". Io ero abbonato. Per gli abbonati c'erano le anteprime, domenica a mezzogiorno, in un cinema di medie dimensioni sperduto nei Gobelins, l'Escurial, poi diventato Escurial Panorama.
L'Escurial domenica a mezzogiorno proiettava le anteprime di "Starfix". Per tutti gli anni Ottanta. Sabato a mezzanotte proiettava Eraserhead. Per tutti gli anni Ottanta. Io non mancavo nessuna domenica. E la mezzanotte prima, spesso ero là: per sghignazzare. Rovinavo la proiezione di Eraserhead, unico pischelletto a ridere a crepapelle in una sala sempre piena. La cosa femmina nel radiatore con i tumori alle guance canticchiava "tu hai le tue cosine e io ho le mie" spiaccicando quel verme di feto con le sue scarpette da mago di Oz e mi sganasciavo. Il buon Jack Nance lo accoltellava facendo sprizzare schizzi di muco sanguinolento e io mi rotolavo nella poltrona dalle risate. Ora a rivedere quelle immagini non rido più, ma ricordo quelle reazioni e ancora le capisco, anche se non sono più mie.

Bene.

Detto questo, voi non potete immaginare cosa passa nella testa di un tredicenne quando vede, primo tra pochi, quel carrello sul bancone del bar, che ostacolato dall'ubriaco sfracellato lo scavalca per proseguire la sua corsa. Un'idea del cinema, e del mondo, avrebbero detto i Cahiers se non avessero perso tutti i treni.
Molti anni dopo, davanti A propos de Nice di Jean Vigo, la panoramica sulle arcate, con la cinepresa che le segue facendo su è giù: ma è la stessa cosa, era già Blood Simple mezzo secolo prima! È la stessa "canzone"! Ma con un significato diverso!
Qui il finale: e anche quello, immagina l'effetto, allora, su un pischelletto.

lunedì 13 novembre 2017

Stenshots



sabato 4 dicembre 2010

Little Green Velvet

Ce ne freghiamo [blablabla] anche a gran voce.
Denis Verdini, coordinatore del Popolo della Libertà (PdL), 3 dicembre 2010.


lunedì 8 febbraio 2010

L'ultimo gioco in città (LE SCOMMESSE SONO CHIUSE)

VI — DARSI ALLA MACCHIA

Mandy! Mandy? Mandy, mi senti? Mi senti? Muovi la testa se mi senti. Muovi la testa se mi senti, Mandy. Ecco, brava. Riesci a sentirmi. Ce la fai ad aprire gli occhi per me? Lo puoi fare, Mandy? Fammi vedere che apri gli occhi. Ecco, dai. Dai, guardami. Guardami. Guardami. Guardami. Guardami. Guardami, Mandy. Bene. Bene.
Vittima di un’overdose, la prostituta Mandy (Julienne Davis) giace completamente nuda su una poltrona di velluto rosso. Il dottor William Harford (Tom Cruise) la resuscita in Eyes Wide Shut (Stanley Kubrick, 1999).


Tre desideri a chi riconosce il film da cui sono tratti questi fotogrammi. Giovedì proporrò una nuova terna di immagini, ma strofinerò la lanterna magica una volta. Nuova troika sabato, ma ti resterà solo un desiderio, epperò sarà pure sbagliato.

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AGGIORNAMENTO (giovedì 11 febbraio): Nuovo tris d'immagini. Dimmi cosa ci vedi e appaga due desideri inconfessabili.

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AGGIORNAMENTO (sabato 13 febbraio): Ultime tre immagini, ultima possibilità di realizzare un desiderio sbagliato.


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La partita si è conclusa senza vincitori.
Stavolta il film da riconoscere era un saggio documentaristico, The Pervert's Guide to Cinema (Sophie Fiennes, 2006), lunga passeggiata attraverso i film del filosofo e psicanalista Slavoj Žižek. Partendo dall'alto, i fotogrammi del quiz corrispondono ai titoli seguenti : 1) Gli uccelli (The Birds, 1963) di Alfred Hitchcock; 2) Monkey Business (1931) di Norman Z. McLeod; 3) fotogramma originale; 4) La conversazione (The Conversation, 1974) di Francis Ford Coppola; 5) Il testamento del dottor Mabuse (Das Testament des Dr. Mabuse, 1933) di Fritz Lang; 6) fotogramma originale; 7) Velluto blu (Blue Velvet, 1985) di David Lynch; 8) L'amante (Possessed, 1931) di Clarence Brown; 9) fotogramma originale: quell'uomo che ti guarda sguazzare nel pozzo dei tuoi desideri è Žižek stesso.
La prossima sfida si terrà martedì 16 febbraio.

domenica 8 marzo 2009

L'ultimo gioco in città

VII — PERCHANCE TO DREAM

Gelli l’avevo conosciuto sommariamente a Frosinone. Era il direttore della Permaflex. Anni dopo lo rividi in Argentina ad un ricevimento, e pensai: “Toh! Quello somiglia al direttore della Permaflex di Frosinone”.
Giulio Andreotti (Toni Servillo) interrogato dalla Commissione parlamentare ne
Il divo — La spettacolare vita di Giulio Andreotti (Paolo Sorrentino, 2008).


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Indovina da quale film è tratto questo fotogramma e vinci tre guanciali. Mercoledì aggiungerò un fotogramma e dormirai tra due cuscini. Venerdì ne aggiungerò un altro e ti sfilerò il penultimo guanciale da sotto la tua testolina.
P.S.: Ti ricordo che le regole de L'ULTIMO GIOCO IN CITTÀ™ sono depositate ecc. ecc., tanto ormai celosai. Se non riesci a trovar sonno affidati a Morfeo.

ATTENZIONE: LA PARTITA SI È CONCLUSA LUNEDÌ 9 MARZO ALLE 14.33. IL FILM DA TROVARE ERA "THE ELEPHANT MAN" (DAVID LYNCH, 1980). GEGIO SI AGGIUDICA TRE GUANCIALI.
LA PROSSIMA SFIDA SI TERRÀ DOMENICA 15 MARZO.

L'ULTIMO GIOCO IN CITTÀ.
GRADUATORIA

afasol: 8 guanciali.
arcomanno: 3 guanciali.
gegio: 3 guanciali.
bianca: 2 guanciali.

mercoledì 2 aprile 2008

Una lettera d'amore

Ti mando una lettera d’amore. Scritta col cuore, stronzo! Lo sai cos’è una lettera d’amore? È una pallottola della mia fottuta pistola, stronzo! Ricevi una lettera d’amore da me e sei fottuto per sempre! Hai capito bene, stronzo? Ti spedisco dritto all’inferno, stronzo!… Nei sogni, io cammino insieme a te. Nei sogni, io parlo con te. Nei sogni, sei mio. Per sempre. Nei sogni…
Ispirato da “In dreams”, la dolcissima canzone di Roy Orbison, Frank Booth (Dennis Hopper) spiega a Jeffrey Beaumont (Kyle MacLachlan) cos’è una lettera d’amore in Velluto blu (David Lynch, 1985).