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sabato 28 agosto 2010

La casta dei barbari

Dans un film de Keaton, il y a cette fameuse scène où Buster se trouve devant une maison, tournant le dos à la façade, immobile. La façade tombe directement sur Buster, mais comme son corps est situé pile devant la porte ouverte, cette dernière lui sauve la vie. Buster ne s'est aperçu de rien. En revanche, Keaton a vu. A mon humble avis, un critique de cinéma devrait se mettre à la place de Keaton, et essayer de regarder ce qui arrive. Non seulement à Buster, mais aussi à la maison.


lunedì 30 novembre 2009

Bara con nighthawk e cowboy

Don't that picture look dusty?
Jesse James (Brad Pitt) nell'Assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford (Andrew Dominik, 2007).


Parlo da ex cinefilo e poi ex cinefago. Per entrambi, senza Hopper non si dà né lo Huston urbano di Città amara né il Malick agreste dei Giorni del cielo (dove la fotografia dell'ormai quasi cieco Almendros si nutre di moltissime altre influenze, da Vermeer a Wyeth). Ognuno parla guardando le storie, i film che si proietta: il che significa che ognuno parla senza ascoltare quel che dice. Proprio stasera, rivedendo un pezzo del would-be Malick ma non disonorevole Jesse James di Dominik, mi sono detto che se proprio si volesse fare un appunto a Hopper, esso muoverebbe da una blanda critica per un eccesso di nitidezza iperrealista, che sembra rassicurare sulla presenza viva dell'essere proprio mentre vorrebbe rappresentarne la sottrazione. Non dico che l'artista avrebbe avuto in pugno l'Unheimlich se si fosse limitato a rendere blurry le sue figure come nelle immagini di questo strano film dove il futuro assassinio di un uomo si rappresenta borgesianamente agli occhi dell'omicida come già compiuto, inesorabile: "His fingers skittered over his ribs to construe the scars where Jesse was twice shot. He manufactured a middle finger that was missing the top two knuckles. He imagined himself at 34. He imagined himself in a coffin. He considered possibilities and everything wonderful that could come true". È come se Hopper fosse scivolato sulla rutilante superfice della tradizione americana senza mai scrivere la propria Isola del tesoro, che infatti firmò uno scozzese ma in cui c'era già tutto Peckinpah, più classico di quel che si pensa, se "classico" significasse qualcosa. Raccontare the ultimate pirate story, sapendo che quel tempo è concluso, e integrare la consapevolezza di questa narrazione post mortem all'interno del quadro stesso.
L'isola del tesoro è scritto come in soggettiva, da una bara. Più che alla celebre sequenza di Vampyr, penso a Long John Silver e ai suoi pirati come a un mucchio selvaggio ante litteram o anche alla didascalia finale di Barry Lyndon, assente dal romanzo di Thackeray. E forse ci ho pensato anche perché sono convinto che la grandezza del romanzo di Stevenson risieda nella sua perfetta inadattabilità, nel suo essere un libro fatto esclusivamente di carta, che comincia e finisce in letteratura. Il fallimento dei vari adattamenti mi sembra confermarlo, e persino il Fleming richiede allo spettatore di non aver letto o di accantonare il ricordo del libro e di guardare esclusivamente Wallace Beery. Mentre in effetti ci sono pittori che sembrano aspettare di essere adattati (e risolti, spesso in modo migliore) al cinema, il che non toglie nulla al loro genio ma ai miei occhi li rende l'equivalente pittorico e "alto" di uno Stephen King, scrittore tutt'altro che spregevole, a scanso d'equivoci.
Ma d'altra parte, può darsi che Hopper abbia avuto l'intuizione della contemporaneità, qualcosa che Stevenson forse non poteva immaginare, ossia la presa del potere non da parte di Luigi XIV, e neppure da parte del "popolo" o del "cittadino", ma dell'ascensore, e che si sia adattato a rappresentare una metafisica d'ascensore, un'attesa dell'ascensore, un'assenza di Dio nell'ascensore.

domenica 9 novembre 2008

L'ultimo gioco in città (LE SCOMMESSE SONO CHIUSE)

XIV — BURNING DOWN THE HOUSE

Ma l'esserci, oltrepassando l'ente nel suo progetto di un mondo, deve oltrepassare se stesso per potere, da questa altezza, comprendere se stesso come fondo abissale. Ma a sua volta questa abissalità dell'esserci non è qualcosa che possa offrirsi a una dialettica o a una analisi psicologica. Lo spalancarsi del fondo abissale nella trascendenza fondante è piuttosto il movimento originario che realizza con noi la libertà, e perciò "ci dà a intendere", cioè ci prospetta come contenuto originario del mondo, che quanto più originariamente esso è fondato, tanto più semplicemente raggiunge, nell'agire, il cuore dell'esserci, cioè la sua ipseità. La malaessenza viene perciò soltanto oltrepassata, nell'esistere effettivo, ma mai eliminata.
Martin Heidegger, "Dell'essenza del fondamento" (1928), in Segnavia (trad. it. Giorgio Colli), Adelphi, Milano 1987, p. 130.

I due sesterzi di domenica scorsa restano in palio. Riconosci da che film è tratta questa sequenza e sono virtualmente tuoi.
Un primo indizio è nascosto nell'esergo.
Mercoledì ne aggiungerò un secondo e mi riprenderò mezzo sesterzo.
Venerdì ne spunterà un altro, ma sul piatto rimarrà una sola patacca: pare che a Porta Portese puoi comprarci ancora una bambolina bruciata.

P.S.: Ti ricordo che le regole de L'ULTIMO GIOCO IN CITTÀ™ sono depositate presso l'avvocaticchio di Patti e possono essere consultate qui. Ma se non ti fidi, puoi rivolgerti a un'altra caserma dei pompieri.

AGGIORNAMENTO (mercoledì 12 novembre). Un indizio sonoro, mezzo sesterzo in meno.




ATTENZIONE: LA PARTITA SI È CONCLUSA SULL'ALTRO TAVOLO DA GIOCO GIOVEDÌ 13 NOVEMBRE ALLE 23.52.
IL VINCITORE È "RABBI": SETTIMANE FA UN CERTO "RABBINOCAPO" SI ERA AZZARDATO A SCOMMETTERE. O LA GERARCHIA LO HA DECLASSATO, O SI TRATTA DI DUE PERSONE DIVERSE. IN ATTESA DI NOTIZIE DAL SINEDRIO, LO ISCRIVO IN GRADUATORIA COME "RABBI".
IL TITOLO DA INDOVINARE ERA "BADLANDS" (IN ITALIANO "LA RABBIA GIOVANE"), IL PRIMO FILM E A MIO PARERE IL MIGLIORE DI TERRENCE MALICK.
LA PROSSIMA SFIDA SI TERRÀ DOMENICA 16 NOVEMBRE. LA POSTA IN GIOCO E LA VALUTA SONO ANCORA IN FORSE.

L'ULTIMO GIOCO IN CITTÀ.
GRADUATORIA

bianca: 7 sesterzi.
arcomanno: 6 sesterzi.
andrea: 2 sesterzi.
desaparecida: 2 sesterzi.
rabbi: 1 sesterzo e mezzo.
adlimina: 1 sesterzo.