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domenica 13 luglio 2014

This Land is My Lai

Warehousing is worse than apartheid. It does not even pretend to find a political framework for “separate development,” it simply jails the oppressed and robs them of all their collective and individual rights. It is the ultimate form of oppression before actual genocide, and in that it robs a people of its identity, its land, its culture and the ability to reproduce itself, it is a form of cultural genocide that can lead to worse.
Jeff Halper, Israel's message to the Palestinians: Submit, leave or die, "Mondoweiss", 11 luglio 2014.

1979 aura été une année cinématographique assez piteuse. Nous en retiendrons quelques films, probablement pas assez pour en faire une liste des top ten comme dans ma première jeunesse.
D'abord (chronologiquement), le Voyage au bout de l'enfer de Cimino, souvent très satisfaisant plastiquement, et qui traitait de questions de la première importance: Pourquoi les ouvriers acceptent-ils d'aller à la guerre? Et qu'est-ce que ça leur fait? En face de ces questions, l'agacement de quelques spectateurs de gauche, qui se plaignaient que Cimino eût caricaturé les militaires de l'autre bord, est ridicule.
Avec tous ses fastes technologiques, pécuniers et saignants, c'est Apocalypse Now qui est un supplément à ce Voyage, et non l'inverse, parce que Cimino pose les questions centrales, quand Coppola disserte (sur l'instinct de mort d'une société, d'un mode de production, et finalement de l'espèce) sans poser de questions.
Jean-Patrick Manchette, “Charlie Hebdo”, n° 475, 19 dicembre 1979 (ora in Les Yeux de la momie, Paris 1997, p. 125).




giovedì 26 marzo 2009

Scene madri: questo è questo, questo e questo

Su Nemico pubblico si è scritto a sufficienza, o forse troppo. La scena in cui Cagney spiaccica mezzo pompelmo sulla faccia di Mae Clarke, per sconvolgente che potesse sembrare nel 1931, ormai è stata analizzata più volte di quella della scalinata d'Odessa nella Corazzata Potemkin di Eisenstein. E non si può certo dire che abbia altrettanto valore: quando si vede il film la scena è già finita prima ancora che si faccia in tempo a dire "Ah, ecco la famosa scena in cui…". (Tra parentesi, va detto che da questa scena Cagney fu ossessionato per anni, quando era letteralmente costretto a fuggire dai ristoranti, perché clienti faceti pagavano i camerieri perché servissero mezzi pompelmi al suo tavolo.)
Andrew Bergman, James Cagney, Milano Libri Edizioni, Milano 1976, p. 19.




— SCENE MADRI. Questa non la dimenticherò mai, neppure quando a ottant'anni suonati uscirò di casa in mutande per non fare tardi a scuola. Cimino fu il più grande regista della sua generazione, che se ti azzardi a criticare esco la rivoltella con sei colpi nel tamburo e uno in canna e vediamo un po' who's laughing.
— C'è John Savage che avrebbe poi perso le gambe trainato da un elicottero. C'è John Cazale che, dopo essersi guardato in faccia in uno specchio crepato, sarebbe morto (ma davvero) per un cancro alle ossa e perché si ostinava a non capire che "questo è questo". C'è Christopher Walken che diventa in breve tempo uno zombie. E poi c'è De Niro che non muore mai, ma è come se.
Cimino non è un grandissimo regista, ma questo è un grande film. Prendi pure la rivoltella. Ne ho una anch'io.
Dialogo con un amico maltese su fb.




In Paura nella città dei morti viventi di Lucio Fulci si vede una donna vomitare sangue, poi le viscere, infine la totalità dell’intestino. Per questa scena è stato necessario un trucco. Da un lato c’è un’attrice che sputa sangue e pezzi di carne. Dall’altro c’è una bocca artificiale, ripresa in dettaglio, nel momento in cui vengono espulsi i metri di trippa. Lo diciamo per rassicurarvi e per spiegarvi alcuni “trucchi del mestiere” (come si dice nel gergo pittoresco degli artisti) davanti ai quali, senza di noi, rimarreste a bocca aperta, e perplessi.
Jean-Patrick Manchette, Les Yeux de la momie, Rivages / Ecrits noirs, Paris 1997, p. 324.