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lunedì 9 settembre 2013

though I don't know why

"CNN cannot independently verify the authenticity of these videos but we’re reporting on them because we have verified the Obama administration is showing them to members of congress as they hope to build a case to support military strikes against the Assad regime."
 Jake Tapper, CNN, 7 settembre 2013.



mercoledì 21 settembre 2011

Telefott

La culona è inchiavabile, crucca e cozza.
E io ho barzellette da riferire
e mille intercettazioni da bloccare prima di cantare.
Mille intercettazioni da bloccare prima di cantare.







lunedì 19 settembre 2011

Spighalatura

Alcuni ricercatori hanno scoperto che la prima registrazione della voce umana non venne effettuata da Edison mediante il suo fonografo nel 1877, come si credeva, bensì venti anni prima dal francese Edouard-Léon Scott de Martinville, con un apparecchio da lui inventato, chiamato fonoautografo: questo tramutava i suoni in un tracciato grafico su carta, senza però essere in grado di riprodurli successivamente. Solo di recente, convertendo un tracciato del fonoautografo in un formato digitale riproducibile da computer, si è finalmente potuto riascoltare la voce d'un uomo (forse lo stesso Scott de Martinville) che nel lontano 1860 aveva intonato la canzone popolare Au clair de la lune: è questa la più vecchia registrazione della voce umana mai sentita sino a ora.
“Spigolatura” n° 61961 de “La settimana enigmistica”, n° 4144, 27 agosto 2011, p. 12.


sabato 18 giugno 2011

A Nightmare on Wall Street



N° 16

Juillet 1970


L'arrestation


***Je suis à Tunis. C'est une ville tout en hauteurs. J'y fais une très longue promenade : route en lacets, rideaux d'arbres, claires-voies, panoramas. C'est comme si le paysage se découvrait dans sa totalité comme un arrière-plan de peinture italienne.

***Le lendemain, la police vient m'arrêter. J'ai commis, jadis, une peccadille. Je n'en garde aucun souvenir, mais je sais qu'elle peut aujourd'hui me coûter vingt ans.

***Je m'enfuis, armé d'un revolver. Les lieux que je traverse me sont inconnus. Il n'y a aucun danger immédiat, mais je sais d'avance que cette fuite ne résoudra rien. Je reviens vers des endroits familiers, ceux où je me promenais la veille. Trois marins me demandent leur chemin. Derrière un rideau d'arbres, des femmes voilées lavent du linge.

***Je redescends en ville par une route en lacets. Il y a des flics partout, par centaines. Ils arrêtent tout le monde et fouillent les voitures.
***Je passe au milieu des flics. Tant que mon regard n'accrochera pas le leur, j'aurai une chance de m'en tirer.
***Je rentre dans un cafè où je trouve Marcel B. Je vais m'asseoir près de lui.
***Trois types entrent dans le cafè (ce sont des flics, évidemment !) ; ils font négligemment le tour de la salle. Peut-être ne m'ont-ils pas vu ? Je respire presque, mais l'un d'eux vient s'asseoir à ma table.
— Je n'ai pas de papiers sur moi, dis-je.
Il est presque sur le point de se lever et de partir (cela voudrait dire que je suis sauvé), mais il me dit à voix basse :
— Copulez !
Je ne comprends pas.
Il écrit le mot dans la marge d'un journal, en grosses lettres creuses:




puis il repasse sur les trois premières lettres en en noircissant l'intérieur :




Je finis par comprendre. C'est extrêmement compliqué : il faut que je rentre chez moi et que « je copule avec ma femme » ; ainsi, lorsque la police viendra me chercher, le fait d'avoir « copulé un samedi », alors que je suis juif, constituera pour moi une circonstance atténuante.
***Le fait d'être juif est, en effet, à l'origine de toute cette affaire et la complique considérablement. Mon arrestation est une conséquence du conflit judéo-arabe et il ne me servirait à rien d'affirmer mes sentiments pro-palestiniens.
***Je rejoins ma villa (ce n'est peut-être qu'une simple chambre). Je suis surtout préoccupé de savoir si je serai prisonnier tunisien en France ou prisonnier français en Tunisie. Dans les deux cas, j'attend une amnistie à l'occasion de la visite d'un chef d'État.

***Je me sens innocent. Ce qui m'embête le plus c'est d'avoir à garder plusieurs années mes socquettes déjà sales.

Georges Perec, La boutique obscure — 124 rêves, Paris 1973.


mercoledì 23 marzo 2011

La marseillaise

Lyrics:

Nos partenaires
la population
d'ores et déjà
d'ores et déjà
nos avions
des civils désarmés.

Dès hier
l'avertissement suivant
les populations civiles
nos pays
tous les participants au sommet.

Se libérer de la servitude
ces révolutions
une immense espérance
les valeurs de la démocratie et des droits de l'homme.

Ces peuples arabes ont besoin
c'est notre devoir
choisir elle-même son destin
nous avons le devoir
son appel angoissé.

Au nom de la conscience universelle.

Sur mandat du conseil de sécurité de l'ONU
et notamment le partenaire arabe
a perdu toute légitimité
de choisir lui-même son destin.

Sans délai et sans réserve
la porte de la diplomatie.

Je le dis avec solennité
devant ses responsabilités
c'est une décision grave
aux côtés de ses partenaires arabes
son rôle devant l'Histoire.


martedì 14 dicembre 2010

Makin' Whoopee

Accendo la tv, capito involontariamente su RaiUno e scopro che stasera danno Sister Act.
Sister Act
secondo me è un messaggio in codice.
Lo trasmettono solo nei giorni più neri della Repubblica.
Infatti su RaiUno Sister Act viene trasmesso una volta al mese circa, da secoli.


mercoledì 1 dicembre 2010

La festa del grazie

In seguito all'inspiegabile e soprattutto immotivato[1] incremento di accessi, i G.O.D. (GhostwritersOnDemand) Dust, Mirumir e Sten accolgono in musica i nuovi lettori.



[1] Ah, capito.

venerdì 26 marzo 2010

FilmmakerOnDemand ovvero Destini incrociati

Chiuso in una cella svizzera, un ebreo polacco a rischio di estradizione USA finisce di plasmare il suo ultimo film da un argilloso romanzo su uno scribacchino inglese confinato in una villa-bunker statunitense e alle prese con la riscrittura dell'inconsistente autobiografia di un Tony Blair su cui pende una minaccia di estradizione UK. Le inverosimiglianze lacerano la trama, ma sullo schermo l'illogico sipario strappato appare ricucito dall'alchemico ordito della magia, e allora non ha più importanza sapere se sia Roman Polanski a sognare il suo personaggio senza nome oppure il contrario (o ancora se dagli abissi un fantasma nascosto dietro la nona porta del terzo piano stia scrivendo il destino di entrambi). Quel che conta è l’incubo stesso, la sua indecifrabile certezza.


mercoledì 16 dicembre 2009

Come in uno specchio 4


In un tomo delle sue Lettere edificanti e curiose, pubblicate a Parigi durante la prima metà del secolo XVIII, il padre Zallinger, della Compagnia di Gesù, abbozzò un esame delle illusioni e degli errori del volgo della città di Cantòn; in una lista preliminare, annotò che il Pesce era un essere fuggitivo e risplendente che nessuno aveva mai toccato, ma che molti pretendevano di aver visto nel fondo degli specchi. Il padre Zallinger morì nel 1736, e il lavoro iniziato dalla sua penna rimase inconcluso; centocinquant’anni dopo, Herbert Allen Giles riprese l’opera interrotta.
Secondo Giles la favola del Pesce fa parte di un mito più ampio, che si situa nell’epoca leggendaria dell’Imperatore Giallo.
A quel tempo il mondo degli specchi e il mondo degli uomini non erano, come adesso, incomunicanti. Erano, inoltre, molto diversi: non coincidevano né gli esseri, né i colori, né le forme. I due regni, lo specolare e l’umano, vivevano in pace; per gli specchi si entrava e si usciva. Una notte la gente dello specchio invase la terra. Irruppe con grandi forze, ma dopo sanguinose battaglie, le arti magiche dell’Imperatore Giallo prevalsero. Egli ricacciò gl’invasori, li incarcerò negli specchi, e impose loro il compito di ripetere, come in una specie di sogno, tutti gli atti degli uomini. Li privò di forza e di figura propria, riducendoli a meri riflessi servili. Un giorno, tuttavia, essi si scuoteranno da questo letargo magico.
Il primo a svegliarsi sarà il Pesce. Nel fondo dello specchio scorgeremo una linea sottile, e il colore di questa linea non rassomiglierà a nessun altro. Poi verranno svegliandosi le altre forme. Gradualmente, differiranno da noi; gradualmente, non ci imiteranno. Romperanno le barriere di vetro o di metallo, e questa volta non saranno vinte. Al fianco delle creature degli specchi combatteranno le creature dell’acqua.
Nello Yunnan non si parla del Pesce ma della Tigre dello Specchio. Altri intende che, prima dell’invasione, udremo nel fondo degli specchi il rumore delle armi.
Jorge Luis Borges, Manuale di zoologia fantastica ("Animali degli specchi"), Einaudi, Torino 1962, pp. 19-20.


lunedì 16 novembre 2009

L'ultimo gioco in città (LE SCOMMESSE SONO CHIUSE)

XXXIV — C'ERA UNA VOLTA UN PICCOLO NAVIGLIO

Cinque salvagenti che galleggiano (e non è una ridondanza) a chi riconosce il titolo di questo film. Giovedì vedrai un secondo filmato, e sabato un terzo, ma diminuiranno i salvagenti che galleggiano.
AGGIORNAMENTO (giovedi 19 novembre): Secondo filmato, quattro salvagenti.
AGGIORNAMENTO (sabato 21 novembre): Terzo filmato, tre salvagenti.





LA PARTITA SI È CONCLUSA SENZA VINCITORI.
LA SEQUENZA ERA TRATTA DA LA FORZA DEI SENTIMENTI (1983), FORSE IL CAPOLAVORO DI ALEXANDER KLUGE. IL FATTO CHE NESSUNO SI SIA NEPPURE LONTANAMENTE AVVICINATO ALLA SOLUZIONE MI FA VENIRE L'ASSURDO SOSPETTO CHE A PARTE ME NESSUNO LO ABBIA VISTO. NON È POSSIBILE, È CHE VOI SIETE DISPERANTI. PER VOSTRA EDIFICAZIONE LO CARICHERÒ TUTTO SU STENTUBE (AMMESSO CHE RIESCA A RISOLVERE STRANI PROBLEMI TECNICI).
LA PROSSIMA SFIDA SI TERRÀ LUNEDÌ 23 NOVEMBRE.

sabato 7 novembre 2009

Damfino

Un paio di settimane fa vedo con figlia7 Buster Keaton in The Boat, 1921 ("— Where are we? — Damfino!"). Ora, appollaiato sull'albero maestro, lui poggia lo stivale sul molo nel preciso istante in cui l'ultimo millimetro della sua barchetta a vela si inabissa. Penso che nel Rinascimento lo avrebbero considerato una perfetta allegoria della sprezzatura. Però nel fondale che ne so io (e Disney©) del Rinascimento? E allora le dico: "Vedi quello? Si chiama Johnny Depp. Ma nel film è Jack Sparrow. Sparrow in inglese vuol dire passero".


— Dove siamo?
— Non te lo so dire.
Alex Joyce (George Sanders) e la moglie Katherine (Ingrid Bergman) in automobile: prime parole di Viaggio in Italia (Roberto Rossellini, 1954).

lunedì 19 ottobre 2009

L'ultimo gioco in città

XXX — TELEAPATIA

Si cambia musica. Due neuroni a chi riconosce il film da cui sono estratte queste note. Giovedì sonoro più lungo ma resterà solo un neurone, a scorrazzare disperatamente nella tua testolina vuota.

teleapatia.mp3

ATTENZIONE: la partita si è conclusa martedì 20 ottobre alle 20.42. arcomanno si ritrova con due neuroni: speriamo che non entrino in conflitto tra loro facendogli scoppiare la testa peggio di un vino svoltacarrozze.
Il film da indovinare era Scanners (David Cronenberg, 1981).
Per chi vuole sentire l'intera suite di Howard Shore, l'ho messa alla fine di questo StenelOST.
La prossima sfida si terrà lunedì 26 ottobre.


L'ULTIMO GIOCO IN CITTÀ.
GRADUATORIA
arcomanno: 17 neuroni.
afasol: 14 neuroni.
bianca: 10
neuroni.
maxeramax: 3 neuroni.
YagaBaba: 3 neuroni.
gegio: 3 neuroni.
Andrea: 2
neuroni.

lunedì 12 ottobre 2009

L'ultimo gioco in città (LE SCOMMESSE SONO CHIUSE)

XXIX — SENZA DUBBIO?

Tre falsi amici a chi indovina il titolo del film da cui ho estratto questa musichetta iniziale.
AGGIORNAMENTO (giovedì 15 ottobre): la pista audio ora dura 30 secondi in più, ma mentre piovono gatti e soprattutto cani, un falso amico se ne è sortito alla franscese: 22, ecco gli sbirri!
AGGIORNAMENTO (sabato 17 ottobre): Tre indizi fotografici. Il primo non porta all'assassino; il secondo non si muove più; il terzo non emette alcun suono. O comunque il collega di Altamante Fruzzetti dice di non sentirlo, all'unico falso amico che gli resta.





Giovedì e sabato arriveranno nuovi indizi ma si ridurranno i falsi amici: meglio soli che male accompagnati.
P.S.: Ti ricordo che le regole de L'ULTIMO GIOCO IN CITTÀ™ sono depositate presso il notaio Altamante Fruzzetti e possono essere consultate qui.

ATTENZIONE: la partita si è conclusa lunedì 19 ottobre alle 10.48. bianca ottiene un falso amico.
Il film da indovinare era Garde à vue (Claude Miller, 1981), che in Italia si chiama assurdamente Guardato a vista (il titolo francese significa invece
"Fermo di polizia). Musiche di Georges Delerue.
Quanto ai cats and dogs che piovono, nel film hanno la loro ragion d'essere. C'è un cane (di un altro) che Serrault porta a spasso. Si chiama Tango, ed è lui che trova la prima bambina ammazzata. Ricordo uno splendido scambio di battute (i dialoghi del film sono scritti dal vecchio Audiard, stavolta più efficace del solito), tra lo scriba Marchand (sua la voce nel file audio) e Serrault. Marchand, alla macchina da scrivere:
— "Tango": ça s'écrit comme un tango?
E Serrault si volta, furente:
— Non, mais comment voulez-vous que ça s'écrive? Comme paso doble?!
Che per chi sa fa ridere anche perché Guy Marchand è un ottimo ballerino di tango. Bravissimo in un film splendido e raro intitolato L'Acrobate (Jean-Daniel Pollet, 1976).
Serrault all'epoca era popolare soprattutto come attore comico. Fece furore a teatro col "Vizietto", in coppia con l'autore e suo sodale di una vita Jean Poiret.
La prossima sfida si terrà lunedì 12 ottobre.


L'ULTIMO GIOCO IN CITTÀ.
GRADUATORIA
arcomanno: 15 falsi amici.
afasol: 14 falsi amici.
bianca: 10 falsi amici.
maxeramax: 3 falsi amici.
YagaBaba: 3 falsi amici.
gegio: 3 falsi amici.
Andrea: 2
falsi amici.

giovedì 8 ottobre 2009

Les Gauloises bleues (Libertango)

[…] Vana opera è quella
di chi pratica l'arte del futuro
e attende al fuoco e all'are! Se dai segni
trae nemiche le sorti, spiace a quelli
che ne hanno gli auspici. Se al contrario
vinto dalla pietà non dice il vero,
fa ingiustizia agli dèi.
Tiresia a Creonte in Euripide, Le Fenicie (trad. di C. Diano).

Vedo disastri. Vedo catastrofi. Peggio: vedo avvocati!
Cassandra (Danielle Ferland) nella Dea dell’amore (Mighty Aphrodite, 1995) di Woody Allen.

Alla fine d'agosto, come capita a ciascuno di noi, la morte raggiunse Charles Foster Kane e mi si smagnetizzò il Bancomat. Telefonai alla mia banca italiana per chiedere, dato che vivo in un altro paese dell'UE, di spedirmi una nuova carta per posta. La richiesta parve esosa al bancario, particolarmente irritato: era chiaro che l'avevo smagnetizzata apposta, la carta. Alla fine desistetti, e mi limitai a comunicargli i miei dati.
O almeno ci provai. Un'impresa disperata, vista la furia del bancario.
E poi ormai ci ho fatto il callo: ho un nome difficile da capire (per non parlare del cognome).
— Mi chiamo Altiero…
— …
— … Vuole… che le faccia lo spelling…?
(tono piccato) No, guardi che ce la faccio benissimo da solo, signor Alfiero!
— … con la "t", veramente…
(seccatissimo) Alfieto!

Fleshbech.
Un mese prima.
Ho un amico con il quale non ho nulla in comune. È solo che si chiama Gualtiero, e allora ci siamo detti che la quasi omonimia bastava, se non per sigillare l'inizio di una grande amicizia (anni fa scrisse: "Come si fa sulla Terra a pronunciare la battuta 'Ricordo tutto di Parigi, i tedeschi erano in grigio, tu eri in blu'? Come si fa in un solo film ad avere due personaggi che si chiamano Ferrari e Renault? A Casablanca si può"), almeno per passare qualche giorno in vacanza assieme in una villa in campagna, dove ero ospite. (No, la casa non appartiene a Jack Nicholson.) Lo invitai. Commise l'errore di accettare.
In vacanza io mi sveglio nevroticamente tardi. Gualtiero si sveglia nevroticamente presto, sempre, non solo in vacanza. Si sveglia all'alba, per vederla, ma poi guarda sempre a ovest. Così, all'ora in cui le piante puzzano di rugiada, incontra un giardiniere che è solito bazzicare da quelle parti. E che gli chiede, insospettito dalla presenza di uno sconosciuto che volge le spalle al sole che sorge: "Mi scusi, ma dov'è finito il signor Gualtiero"?
Gualtiero, la fronte imperlata di sudore freddo, mi racconta tutto al mio primo caffè, verso le undici e mezza. Dice che non ha osato, che non ha avuto il coraggio, che le labbra gli tremavano mentre si tratteneva dal dire: 'Veramente… il signor Gualtiero… sarei io'.
Dice di aver pensato ad Alain Delon, in quel film di Joseph Losey: "Forse è meglio così, meglio tacere. Pensa, bastava che lui, la prima volta che glielo chiedono, avesse risposto: 'No, vi sbagliate, non sono il Monsieur Klein che cercate, mi avete confuso con un altro', e si sarebbe salvato".

Sempre così, in vacanza, d'estate: o si parla di calciomercato o si legge un'intervista a Rupert Everett sul supplemento di un qualsiasi quotidiano (è chiaro che Everett ha venduto una ventina d'interviste, tutte uguali, tutte insieme, a vari supplementi italiani: ne smaltiscono una all'anno, più o meno alla fine di luglio). Oppure si parla di universi paralleli, di casi nella vita, di destini incrociati. Io da anni vedo film senza guardarli e dimenticandoli immediatamente; Gualtiero non va al cinema dal 1996, ma si ricorda tutti i film che ha visto prima di quella data. O comunque si ricorda i film memorabili. Ci sono dei registi, magari non sono geniali "en el sentido nocturno y más alemán de esta mala palabra", come disse un tale a proposito di Quarto potere, ma sono dei registi intelligenti. Sono quelli che quando fanno un film lo girano in modo tale che esso produca memoria. Forse perché la loro vita o la loro opera o ambedue hanno proprio a che fare con la memoria, in qualche modo. Non lo so. E comunque non è questo il punto. Il punto è che subito dopo aver ricordato Mr. Klein, Gualtiero aggiunge un altro esempio: "… o come l'inquilino del terzo piano. Pensaci, bastava che in quella scena avesse detto al tabaccaio: 'No, grazie mille, ma io fumo solo Gauloises' e il film finiva lì".

In questo tipo di storie, la figura prediletta è quella della metafora spaziale: bivi, incroci, ecc. Un tale, sempre lui, ci ha scritto pure un racconto in cui si immaginava un parco tutto così, fatto solo di biforcazioni, non ricordo come si chiamasse, la prossima volta che vedo il giardiniere glielo chiedo, magari lui lo sa.

A dire il vero, io una domanda ce l'avrei, Mr. Polanski. Giuro che non ha nulla a che fare con la sua predilezione per le fanciulle in fiore. Pensando piuttosto alla sua opera, che spesso, retrospettivamente, è sembrata a molti una strana e amara profezia della sua stessa vita: se quest'impressione ha qualche oscura fondatezza, come mai, il 27 settembre scorso, invece di fumarsi una Marlboro, si è imbarcato per Zurigo?

martedì 30 giugno 2009

Rondine

A ALAIN SOUCHON

lundi 10 juillet 78

XXXCher Alain,

XXXVoici le dialogue de quelques scènes du film concernant principalement J.-P. Léaud et Dorothée et aussi J.-P. Léaud et Monsieur Lucien. Et puis surtout la scène finale et le 2ème monologue concernant la photo déchirée.
XXXVous pouvez appeler Martine Barraqué, la monteuse, à 359.15.37. (L'Amour en fuite, salle Ponthieu, 36, rue de Ponthieu). Elle est au courant et vous montrera des morceaux, soit sur la table de montage soit en projection.
XXXJe suis certain que vous êtes en train de faire une belle chanson (Ça coule sur ta joue est très bien). Le personnage d'Antoine Doinel est toujours en train de courir, toujours en retard, un jeune homme pressé; sa fuite est à prendre dans tous les sens: fuite du temps présent, toujours projeté dans le futur, toujours anxieux (jamais content!) jamais tranquille et aussi l'amour qui fuit (Ça coule sur ta joue) et aussi la fuite en train; on peut essayer de fuir ses ennuis, ils vous suivent et poursuivent, etc. Il y a la fuite du dessinateur… la perspective… fuite… Est-ce que les femmes sont magiques? Antoine devrait s'arrêter… de fuir… profiter du moment présent… ne plus régler ses comptes avec sa mère à travers chaque fille qu'il rencontre…
XXXTant pis pour moi, pour vous et pour nous si je vous embrouille avec tous ses détails… Anyway, I trust you,

amitié,XXX

françois


Paris, le 19 septembre 1978

XXXMon cher Alain,

XXXSans nouvelles de vous, je me console en regardant la télévision, mais onze chansons de Bécaud pour une de Souchon, voilà un plaisir dispendieux.
XXXJ'espère que je ne vous ai pas blessé avec ma réserve sur le mot: "hirondelle". En réalité, cela vient de ma réticence à l'égard de Walt Disney qui a tant abusé de la comparaison entre hommes et animaux. A part cela, je me rends bien compte qu'en vous demandant de changer deux rimes à votre chanson, je me comporte comme la femme du monde qui reprochait à Van Gogh d'avoir peint un zouave.
XXXEn conséquence, "j'achète" votre hirondelle, sans regret et de bon cœur.
XXXJe pars de New York d'où je rentrerai début octobre, mais, dès que possible, je vous demande d'appeler aux Films du Carrosse Marcel Berbert, qui désire connaître le nom et les coordonnées de votre éditeur afin que Monsieur Bertrand de Labbey, qui édite habituellement la musique de mes films, prenne contact avec lui.
XXXA bientôt, mon cher Alain; n'attendons pas l'hiver pour dîner ensemble.

Amitiés,XXX

françois

lunedì 8 giugno 2009

Un risveglio 4: From Dusk Till Dawn

I (20.00-22.30) — IL FIUME ROSSO E L'USCITA POSTERIORE

I Tempi moderni coltivavano il sogno di un’umanità che, divisa in varie civiltà separate, avrebbe trovato un giorno l’unità e con essa la pace eterna. Oggi, la storia del pianeta è giunta a costituire un tutto indivisibile, ma ciò che realizza e assicura quest’unità così a lungo sognata è, ambulante e perpetua, la guerra. L’unità dell’umanità significa: non c’è possibilità di fuga, in nessun posto e per nessuno.
Milan Kundera, L’Arte del romanzo.

Gin outlet + Schweppes light, limone finito, niente fettina, due gocce di concentrato basteranno. Televisore acceso su canale di Stato francese, il cui processo di autononomia dal potere, ufficialmente avviato il 31 dicembre 1974, è stato arrestato qualche mese fa grazie a una riforma dell'audiovisivo applaudita da tutti. Ora la televisione è tornata a essere quella pre-'68: come fosse la RAI, di niente, di meno. Stasera Brice Hortefeux gongola. Penso che l'unica ragion d'essere al Governo di questo sinistro personaggio era garantire l'anello mancante tra Sarkozy e il Fronte Nazionale, nel 2012: just in (suit)case. (Ma non "full of blues", purtroppo.) Ora il Presidente non ha più bisogno di lui. Sono consolazioni.
Mia figlia intanto cerca di controllare una mandria di cavalli in fuga: devono attraversare il fiume che separa il salone dalla cucina. La guardo come fosse Monty Clift in un ultimo spettacolo: "Take 'em to Missouri, Matt". Le bambine sognano cavalli playmobil?
Ma sì, spegniamo la caja tonta. Andiamo in cucina. Uova, parmigiano, pepe da una parte. Pancetta (ma anche cipolla e vino bianco, sì sì, è la morte sua) dall'altra.
Mentre mangiamo la carbonara, decido che è giunta l'ora di mostrarle la seconda parte di quel film. Io avevo nove anni, quando lo vidi la prima volta. All'epoca, quando un film mi piaceva, tornavo a guardarlo. Quello lo vidi almeno 10 volte, in un solo mese. La prossima volta le farò vedere Il fiume rosso.
Arrivano le 22.00. Domani c'è scuola. Dovrebbe andare a letto. Ma non si può. A quel punto del film bisogna andare avanti per forza. Yahoo. Volume a manetta, finestre aperte, nessun vicino protesta. Ci alziamo e ci mettiamo a ballare, è la prima volta che lo vede, ma i gesti sono precisi, giusti: come se lo conoscesse a memoria. Sembra Joliet Jake: stessa leggerezza, stessa grazia, mentre cheek to cheek ci buttiamo saltellanti nella fossa dei leoni, dal podio alla rampa, in quel R'n'B, in realtà un tango camuffato, che infatti inizialmente pare fosse un ballo per soli uomini. Come faccia a conoscere i passi è un mistero. Deve essere un fatto ereditario, non c'è altra spiegazione.
Fino al minuto 5'36''. A partire da lì, il filmato è per soli adulti.



Visto? Bene. Ora: lavati i denti, spazzolali bene, ovunque, almeno due minuti, attenta che se bari me ne accorgo, sai, anche quando sono in cucina a lavare i piatti collosi di carbonara io ti vedo, ho un terzo occhio dietro la testa, io, come Peter Lorre. No, niente, lascia perdere, sbrigati, chi era Peter Lorre te lo spiego un'altra volta. Su, dai pigiama, a letto, presto. Dice "Scosta un attimo la tenda". Io "No, è ora di dormire e basta, domani c'è scuola". Lei: "Ti prego, un attimo solo, unattimosolounattimosolounattimosolounattimosolounattimosolo". Io scosto, e guardandola esasperato: "E allora?". "C'è ancora luce: è proprio estate!".

Non si è neppure addormentata che squilla il telefono. Un amico che fa il matematico nel deserto di Sonora. Non riceve la tv italiana, e non ha internet. Mi chiede dei risultati. "Non li conosco, e non me ne frega assolutamente nulla. Cosa? Eh? Parla più forte, c'è il vento che fischia nella cornetta. Eh? iesuichen? No no, guarda, non possumus proprio, ma manco per niente. Piuttosto six and three is nine, nine and nine is eighteen, gli altri calcoletti elettorali fatteli da solo e poi buttati nel Rio Grande".


II (08.00) — COME SE L'AVESSI LETTA E HO UN ALTRO PROGETTO

— Vorrei fare un gran colpo, e poi ritirarmi.
— Ritirarsi? E dove?
Pike Bishop (William Holden) e Dutch Engstrom (Ernest Borgnine) ne Il mucchio selvaggio (Sam Peckinpah, 1969).


Lei intontita dal sonno mangia biscottini davanti a "Dora l'esploratrice". È un cartone animato senza ubi consistam, se non la vaga intenzione di iniziare alla lingua inglese. A tre anni, lo guardava con passione. A quattro, ha iniziato a insultare Dora e i suoi amichetti ad alta voce. A partire dai cinque anni, lo guarda con un occhio solo, muta e con una smorfia sprezzante stampata sul volto. Dora pensa forse "non mi tenere il broncio", mentre dice sempre e soltanto la stessa frase, da almeno quattro anni: "letzgo". Non l'ho mai sentita pronunciare un'altra parola di inglese. Mentre bevo il caffè scorrendo i siti d'informazione, mi dico che forse dovrei scrivere agli sceneggiatori, per suggerire un'innovazione, mica si può andare avanti per anni con "letzgo". E poi per andare dove, questo penso mentre guardo le foto di una ripugnante cozza che all'anagrafe denuncia diciotto anni, ma io lo so benissimo che è un lifting, che in realtà quella non è sua figlia ma sua nonna, ritoccata dalla plastica playmobil. Allora appena ho il tempo, scrivo agli sceneggiatori di "Dora l'esploratrice", cerco di farli ragionare: tenuto conto che a) non c'è più nulla da esplorare, gli antropologi lo sanno da più di mezzo secolo, che i Tropici sono tristi; b) Dora è in missione per conto di Dio, ossia insegnare ai mocciosi l'inglish, provino a infilarle in bocca un bel: "Dear World, I am leaving because I am bored. I feel I have lived long enough. I am leaving you with your worries in this sweet cesspool. Good luck". Distinti saluti.
Bastano i titoli dei giornali, e le foto pornoelettorali. Via dalle pazze folli, andiamo su youtube. Su youtube c'è il canale di giuliodavid. Il migliore (assieme al mio, eh, che cazzo): Bene, Pietrangeli, Godard, Bergman, Fellini, Antonioni, Renoir, Sordi, Volonté, Guzzanti: di tutto, di più. Un anno fa, quando ero ancora molto maldestro, cliccai inavvertitamente su "contenuto offensivo", credo fosse in quella scena in cui lui dice: "Non sono d'accordo: andiamocene via". Gli scrissi scusandomi, lui Tranquillo, la RAI mi ha già chiuso il canale una volta, ormai sono abituato. Poi: Ma sei francese o italiano? Io: Italiano, purtroppo. Lui: Mi piace quel purtroppo.
Stamattina il mio canale mi avverte che giuliodavid ha messo su un film minore, bello solo a tratti. Ma questo, nella sua ovvia banalità, oggi direi che "ci sta".



08.25. È ora di andare a scuola. Ci incamminiamo come due zombi. Poi a un certo punto io comincio a canticchiarle all'orecchio: "Come on... baby don't you wanna go... back to that same old place... sweet home Chicago...". Lei non batte ciglio, una maschera di cera intontita dal sonno e con lo sguardo fisso sul marciapiede davanti. Ci riprovo: "Hidehidehidehi...". Le punto il dito addosso. Niente. Come onomatopare a un muro. "Hodehodehodeho." Peggio che andar di notte, l'inverno. "Hedehedehedehe." E lì, improvvisamente, spunta un mezzo sorriso. Poi si volta, e il mezzo diventa pieno, dentini compresi e forniti dalla ditta. Solitamente, quando arriviamo davanti al portone della scuola, lei scappa dentro tutta contenta, senza neppure salutarmi. Questo non lo ha preso da me. Andare all'asilo dall'età di nove mesi ti aiuta a sorridere al mondo, là fuori. Ma stavolta si ferma sulla soglia, si volta e mi dà un bel bacino.

Scusate, non abbasso perché mi piace troppo. Volume a manetta, è vero che questa canzone è proprio bella bella bella.


lunedì 30 marzo 2009

Orecchie senza volto

MAURICE JARRE, 13/09/1924 - 29/03/2009

Non era tra i miei compositori preferiti, ma resta legato a uno degli stacchi di montaggio più impressionanti della mia infanzia.
1916, un giovane ufficiale in Egitto. Molte virtù, qualche vizietto: tra questi, accendere uno zolfanello e guardarlo consumarsi, tenerlo stretto tra le dita fino a bruciarsele, sopportando il dolore, più gratuitamente che stoicamente. Lo vediamo esibirsi in questo giochino masochista una prima volta. Poi una seconda: ma stavolta, nel preciso istante in cui il fuoco sfiora il polpastrello, lui soffia sul fiammifero e




Pochi anni prima (ma io lo vidi pochi anni dopo), Maurice Jarre aveva dato prova di maggiore audacia, scrivendo una partitura ossessiva e sgradevolissima per un grande film, ossessivo e sgradevolissimo.


sabato 14 marzo 2009

Vertige de la mort

ALAIN BASHUNG, 01/12/1947 - 14/03/2009


giovedì 22 gennaio 2009

Questione morale

Enfin le navire partit ; et les deux berges, peuplées de magasins, de chantiers et d'usines, filèrent comme deux larges rubans que l'on déroule.
Gustave Flaubert, L'Education sentimentale.