DUTTON PEABODY (Edmond O’Brien): Datemi da bere!
TOM DONIPHON (John Wayne): Il bar è chiuso. Per disposizione del signor Stoddard, il bar è chiuso. Richiedono altro, le elezioni?
RANSOM STODDARD (James Stewart): Nient’altro, legalmente sono concluse.
TOM DONIPHON: Allora il bar è aperto!
Elezione dei delegati nell’unico bar-saloon della cittadina di Shinbone, a sud del Picketwire e a ovest di tutto il resto: L’uomo che uccise Liberty Valance (John Ford, 1962).
martedì 4 novembre 2008
Dacci un Taglio
lunedì 3 novembre 2008
Il naso di Obama
Il terreno privilegiato dell’esperimento ucronico è la Storia. In tal senso, una delle sue illustrazioni più emblematiche è il pensiero sottilmente derisorio di Pascal: “Il naso di Cleopatra: fosse stato più corto, e l’intera faccia della terra sarebbe cambiata”. Sul concetto di ucronia esistono pochi testi. Uno di essi è il breve saggio Le détroit de Behring — Introduction à l’uchronie (Parigi 1986), del futuro romanziere Emmanuel Carrère. Qualche anno dopo scrisse uno dei suoi libri migliori, dal bel titolo Io sono vivo e voi siete morti. Philip K. Dick 1928-1982 (tradotto in Italia da Theoria). Non è un caso: Dick è l’autore di una delle ucronie più compiute e conturbanti. Nel libro L'uomo nell'alto castello (1962; da noi edito da Fanucci e precedentemente intitolato La svastica sul sole), immagina che nel 1947 l’Asse abbia vinto la guerra. L’America se la spartiscono tedeschi e giapponesi. Il punto oscuro di biforcazione sembra essere l’assassinio di Roosevelt, avvenuto a Miami nel 1933 (mentre Philip Roth, nel recente Il complotto contro l’America, immagina un incubo analogo, con l’aviatore antisemita e filonazista Lindbergh eletto presidente al posto di Roosevelt il 5 novembre 1940). Dico sembra perché lo stile, quindi la storia, è quello farraginoso, confuso, depresso e a tratti genialoide di Dick. Egli non mostra di interessarsi più di tanto alla sorprendente trovata: i suoi personaggi vi sono immersi come noi siamo impantanati nella realtà che ci è stata assegnata, non sono filosofi e le loro sono preoccupazioni psicologiche (dilemmi tiramisù/panna cotta, per intenderci).
Ma a un certo punto, Dick ha uno dei suoi lampi di genio. Uno scrittore è ricercato dalla polizia. La sua eresia: un libro dove si ipotizza che gli Americani abbiano vinto la guerra. Un’ucronia intitolata La cavalletta non si alzerà più. E qui tieniti forte: la favola narrata è certo molto più simile alla nostra realtà, ma con qualche variazione notevole (si accenna persino a un conflitto anglo-americano). Intanto, le peripezie dei personaggi proseguono desolanti; ma a un paio di essi è riservata un’esperienza singolare: camminando per strada, la realtà sensibile si sgretola, collassa, e nelle vie di San Francisco circolano automobili assai simili a quelle del 1962 “reale”, la gente passeggia spensierata, non si vedono né musi gialli né svastiche. Ma è un attimo di incomprensibile smarrimento, poi tutto rientra nella norma. Alla fine del libro un breve scambio di battute suggerisce che quanto racconta La cavalletta sia la verità, ma senza dire cosa si intenda per verità e come tale intuizione possa modificare il destino (non può, suppongo). Dick non amava le risposte semplici, chi è in cerca di spettacoli per bambini è libero di preferire Matrix.Nella narrazione audiovisiva, infatti, la migliore trasposizione dell’immaginario dickiano non è un film, ma la serie televisiva West Wing. Descrive un mestiere, nella quotidianità dei suoi retroscena, delle sue regole, con l’inevitabile pizzico di vita privata e sentimentale (il tiramisù). Il mestiere è quello di Jed Bartlet, detto Potus, acronimo per “President of the United States”. La qualità è nella media dei serial degli ultimi vent'anni, ossia ottima: confezione impeccabile, dialoghi scoppiettanti, lunghi piani sequenza che inseguono gli indaffaratissimi membri dello staff presidenziale, interpretati da attori di prim’ordine. Bartlet è Martin Sheen (il capitano Willard di Apocalypse Now). Gli spettatori USA lo videro prendere le funzioni nel 1999. Clinton era uscito illeso dal Monicagate, le elezioni erano per l’anno seguente e Aaron Sorkin, autore della serie, puntò su una vittoria di Al Gore. Bartlet sarebbe stato un democratico sfegatato, un liberal. Alcuni diranno che non era una scommessa irragionevole e che se le cose andarono in modo diverso fu a causa di una truffa avvenuta a Miami, dove nel 1933 era stato ucciso Roosevelt. Può darsi, ma quel che è certo è che nel 2000 andarono in modo diverso. George W. Bush divenne presidente, mentre Bartlet proseguì il suo mandato e quattro anni dopo venne addirittura rieletto: un leader coltissimo, in lotta contro la lobby delle armi, favorevole all’estensione delle libertà individuali, uno che ci pensa due volte prima di invadere militarmente e senza validi motivi uno stato sovrano, ancorché canaglia. West Wing divenne un’ucronia, suo malgrado. A tratti inquietante: non so se si tratti di cattiva ricezione, ma spesso, guardando Bartlet e i suoi discutere nell’ufficio ovale, ho avuto per un attimo la sensazione che l’immagine subisse una lievissima distorsione, come una liquefazione, un tracollo. Chissà.
Nel 2004 Martin Sheen fece dichiaratamente campagna per John Kerry, che pare non perdesse un episodio di West Wing. E stavolta le cose andarono come dovevano andare, perché Kerry non capì che è impossibile modificare il passato e dimenticò di presentarsi come uomo di una vera alternanza. Oltre a Bartlet, avrebbe dovuto ascoltare le parole di un massimo esperto in biforcazioni temporali: “Negare la successione temporale, negare l’io, negare l’universo astronomico, sono disperazioni apparenti e consolazioni segrete. Il nostro destino non è spaventoso perché irreale; è spaventoso perché è irreversibile e di ferro. Il tempo è la sostanza di cui son fatto. Il tempo è un fiume che mi trascina, ma io sono il fiume; è una tigre che mi sbrana, ma io sono la tigre; è un fuoco che mi divora, ma io sono il fuoco. Il mondo, disgraziatamente, è reale; io, disgraziatamente, sono Borges”.
Ma allora, mi chiederai, a cosa servono queste ucronie? A niente. Se non che l’altro giorno mi son trovato davanti a “Porta a Porta”, che è un talk-show condotto dal giornalista Bruno Vespa. Lo trasmettono in tarda serata; suppongo non sia spettacolo per bambini. Parlava l’onorevole Renato Schifani. Sarà perché ero stanco, ma per un istante mi è sembrato che l’immagine stesse sfarinandosi, come di realtà che collassa. È durato un nulla, ripeto, un bruscolino di tempo, ma ho spento il televisore e sono andato a dormire contento.
P.S.: Questo testo è ucronico: scritto in un punto imprecisato del passato, non ha modificato in alcun modo l'avvenire. Ora pare che Renato Schifani non sia più onorevole. Pare che sia diventato Presidente del Senato. Sì, bum! Addirittura. Mica mi lascio gabbare così facilmente. Lo so che il presente ha degli standard minimi di verosimiglianza, altrimenti collassa.
Lo so.
domenica 2 novembre 2008
L'ultimo gioco in città (LE SCOMMESSE SONO CHIUSE)
P.S.: Ti ricordo che le regole de L'ULTIMO GIOCO IN CITTÀ™ sono depositate presso il notaio Martellone e possono essere consultate qui. E che te lo dico a fare che il gioco si svolge anche in un altro juke-box?
Il primo lo trovi tra il titolo del post e la prima frase.
Il secondo è in una mia mezza bugia, inserita nei commenti al gioco stesso. Ho scritto: "Salvo smentite, di solito non ci sono indizi all'infuori del post relativo al gioco stesso, né su questo né sull'altro tavolo, e qualora ci fossero sarebbero del tutto involontari". È l'ora della smentita, ma ribadisco la mezza verità: qualsiasi aiuto risolutorio esterno a questo post è involontario. Ma stavolta c'è. E ci sarà anche venerdì, quando aggiungerò nuovi indizi, se nessuno trova prima.
AGGIORNAMENTO (Venerdì 7 novembre): Dovessi dare un titolo alla sequenza del primo film in cui si ascolta questa musica, sceglierei
Un urlo fantastico.
Mentre il secondo, filologicamente:
La vendetta del cinema muto.
I FILM DA TROVARE ERANO BLOW OUT DI BRIAN DE PALMA E GRINDHOUSE — A PROVA DI MORTE DI QUENTIN TARANTINO.
PUOI VEDERE QUI SOTTO LE DUE SEQUENZE CON LA STESSA MUSICA DI PINO DONAGGIO. MA ATTENZIONE: BLOW OUT È FORSE IL MIGLIOR FILM DI DE PALMA, E SE NON LO HAI MAI VISTO TI SCONSIGLIO DI GUARDARE IL PRIMO SPEZZONE. È QUEL CHE GLI AMERICANI CHIAMANO UNO "SPOILER".
I DUE SESTERZI TORNANO IN PALIO PER LA SFIDA DI DOMENICA 9 NOVEMBRE.
L'ULTIMO GIOCO IN CITTÀ.
GRADUATORIA
bianca: 7 bomboloni.
arcomanno: 6 bomboloni.
andrea: 2 bomboloni.
desaparecida: 2 bomboloni.
adlimina: 1 bombolone.
giovedì 30 ottobre 2008
Bistecche 4 — Un risveglio 2
Non ho insegnato al computer né a impazzire per la carne, né la poesia della bistecca.
Lo scienziato Seth Brundle (Jeff Goldblum) ne La mosca (David Cronenberg, 1986).
mercoledì 29 ottobre 2008
Dacci un Taglio
Ho incontrato un’amica di Mimì, Judith. Non fa più la vita e ha una gelateria. Non era contenta di vedermi, ma dato che sono sempre stato very british ho finto di non capire. “Solo panna!” ho ordinato. Mentre mi serviva si è messa a parlare di Mimì, “quella disgraziata che non ha mai avuto la testa sulle spalle, che andava pure coi neri”, cose così. L’ho presa da dietro, a pecorina, per essere esatti, con quell’ostinato rigore che mi caratterizza.
João de Deus (João César Monteiro) in Ricordi della casa gialla (João César Monteiro, 1989).
martedì 28 ottobre 2008
Dacci un Taglio
Chi ha buttato un intero carico di caramelle effervescenti nella piscina durante la gara di nuoto? Chi ha infilato cadaveri della scuola di medicina tra gli alunni del refettorio? A ogni festa di Halloween, gli alberi del campus sono coperti di mutande. A ogni primavera esplodono i cessi!
Tutto merito del gruppo Delta. Ma Dean Wormer (John Vernon), rettore del Faber College, non gradisce rivoluzioni situazioniste in Animal House (John Landis, 1978).
lunedì 27 ottobre 2008
En attendant vavavuma ovvero Two-Lane Blacktop is the picture
Ma non stiamo a parlar di crisicriticadellacriticacinematografica (d'ora in poi solo cri.cri.cri.) perché questo blog ha difetti d'elocuzione e gli scioglilingua sono controindicati. Volevo solo dire che una delle pochissime emozioni cinematografiche provate in quel quinquennio disperante è stata la visione di Strada a doppia corsia, che infatti non fu girato nel 2001 ma trent'anni prima, nell'anno in cui nacqui, anche se la coincidenza è del tutto priva di senso. Il film è diretto da uno strano signore che si chiama Monte Hellman, senza il quale Tarantino starebbe ancora a fare il cassettaro in periferia (Hellman produsse Reservoir Dogs, e dire che il miglior film di Quentin, A prova di morte, è un gigantesco omaggio al film di cui stiamo parlando è quasi un eufemismo).
Ricordo che lo vidi in un cinema parigino che si chiama "L'Harlequin". Prima della caduta del Muro di Berlino, si chiamava "Le Cosmos" e proiettava solo film sovietici. Ma a parte il nome e una riverniciatura, la sala principale è rimasta immutata nelle sue due principali caratteristiche: essere enorme, e sempre deserta. È la sala ideale per scoprire Strada a doppia corsia.
Io adoro il Mereghetti. E non solo perché non dimentica mai di dire se in tale film l'attrice protagonista si vede nuda, fin dove e per quanto tempo. Quindi non voglio parlar male di lui, come non ho intenzione di essere il grillo parlante che fa cri.cri.cri. Però stavolta delle due l'una: a) Mereghetti non ha mai visto Strada a doppia corsia; b) lo ha visto, ma nell'anno in cui nacqui, e non se lo ricorda più. Perché quando esci dalla proiezione di Strada a doppia corsia, la prima cosa a cui pensi non è che hai appena assistito a una metafora, quale essa sia. Per non parlare di concetti densi di significati come "solitudine" e "vuoto esistenziale". No. Quando esci dalla proiezione di Strada a doppia corsia, la prima cosa a cui pensi è che al confronto Samuel Beckett era un autore decisamente verboso, con troppe cose da dire e milioni di laboriose metafore. En attendant Godot, di cui Hellman pare abbia realizzato la prima messinscena teatrale negli USA, sta a Strada a doppia corsia come I miserabili di Hugo sta a un libro di venti pagine bianche.
La faccio breve. Tre motivi per amare questo film. E poi anche un quarto, se fai il bravo.
3) In Strada a doppia corsia puoi vedere uno dei cinque più bei finali della storia del cinema.
Allora, prima di tutto non permetto.
Secondo: Strada a doppia corsia è uno dei rarissimi film che vale ancora la pena di vedere al cinema, su maxischermo, e in una sala completamente deserta, mica in tv o peggio ancora sul tuo pc. E questo è un quarto motivo per amare Strada a doppia corsia.
domenica 26 ottobre 2008
L'ultimo gioco in città (LE SCOMMESSE SONO CHIUSE)
Oggi è difficile, ma il solutore otterrà 4 (dico quattro) bomboloni.
AGGIORNAMENTO (Mercoledì 29 ottobre): Ho aggiunto più di sei minuti al filmato e rivedendolo mi accorgo che sono stato incauto: la soluzione ora è evidente e 2 bomboloni sono persino troppi. Ciccia, ormai è fatta.
LA VINCITRICE È BIANCA, CHE SI PORTA A CASA DUE BOMBOLONI, RITROVANDOSI IN TESTA ALLA GRADUATORIA.
EDWARD D. WOOD JR. È STATO DEFINITO "IL PEGGIOR REGISTA DELLA STORIA DEL CINEMA", PRIMATO CHE ALTRI POTREBBERO COMUNQUE RIVENDICARE, ANCHE SE È VERO CHE FILM QUALI PLAN 9 FROM OUTER SPACE O NIGHT OF THE GHOULS RAGGIUNGONO VETTE DI ESILARANTE NULLITÀ. MA LA SUA PRIMA OPERA, GLEN OR GLENDA (A VOLTE CHIAMATO ANCHE GLEN OR GLENDA?), CHE RACCONTA LA STORIA DI UN UOMO — INTERPRETATO DALLO STESSO WOOD — A CUI PIACE INDOSSARE I PULLOVER DI ANGORA, RESTA UN CASO A PARTE, SECONDO ME. PIÙ CHE PESSIMO, DIREI CHE È UN FILM DAVVERO STRANO. NELLA VOCE DEDICATA AL REGISTA E REDATTA DA KAREL THEIN PER L'ENCICLOPEDIA DEL CINEMA THREE PUPPY DOGS, LA CONCLUSIONE (SOLO PARZIALMENTE PUBBLICATA) AFFERMAVA QUANTO SEGUE: "LA GOFFAGGINE ATTRAVERSATA DA LAMPI DI UNA GRAZIA ILLOGICA DESTA UN SOSPETTO, CHE VA DRITTO AL CUORE DELLA PIÙ RADICALE MODERNITÀ: QUESTA MARGINALITÀ TRISTE E TUTTAVIA APPASSIONATA DI WOOD NON È FORSE UN RIFLESSO DELLA POSIZIONE DEL GENERE UMANO NELL'UNIVERSO TUTTO?".
MENTRE RIFLETTI SULLA TUA POSIZIONE NELL'UNIVERSO, GUARDATI L'INTERA SEQUENZA, CHE AVREI MOSTRATO VENERDÌ SE BIANCA NON AVESSE PRONTAMENTE AZZECCATO LA RISPOSTA. ALL'INIZIO, NON PERDERTI IL MONOLOGO STRACULT DI BELA LUGOSI CHE FARNETICA DI "DRAGHI VERDI", "CODE DI CAGNOLINI" E "GROSSI, GRASSI LUMACONI".
LA PROSSIMA SFIDA SI TERRÀ DOMENICA 2 NOVEMBRE. UN GIOCO AUDIO, COME GIÀ SPERIMENTATO UN MESE FA. LA POSTA SARÀ DI DUE SESTERZI, CHE FORSE SI DIVIDERANNO DUE SOLUTORI.
L'ULTIMO GIOCO IN CITTÀ.
GRADUATORIA
bianca: 7 bomboloni.
arcomanno: 6 bomboloni.
andrea: 2 bomboloni.
desaparecida: 2 bomboloni.
adlimina: 1 bombolone.
sabato 25 ottobre 2008
Dacci un Taglio
La polizia del campo spiava perfino i sogni.
Voce narrante (Jean Négroni) de La Jetée (Chris Marker, 1962).
venerdì 24 ottobre 2008
Dacci un Taglio
Pandora. Sequenza da acquisire.
All’inizio del film, americani in un villaggio spagnolo in riva al mare. La sera li ritroviamo a una festa. Ava Gardner è al pianoforte. Un giovane con un bicchiere in mano le fa un’ennesima proposta di matrimonio. Lei rifiuta. Lui beve il bicchiere e dichiara agli astanti che al momento di morire un’unica idea lo consola: che non vedrà più le loro facce. Cade morto.
Vogliamo la sequenza del ricevimento, fino al suicidio incluso.
Lettera di Guy Debord ai produttori del suo In girum imus nocte et consumimur igni (1978).

