giovedì 19 giugno 2008

Bistecche 3

La mia coscienza vuole la vittoria dei vegetariani nel mondo, e il mio subconscio langue per una fetta di carne saporita. Io che cosa voglio?
Lo Scrittore (Anatolij Solonitsyn) in Stalker (Andrej Tarkovskij, 1979).

lunedì 16 giugno 2008

Datti all'ippica (Spam Rap)

Maintenant, je m'encrapule le plus possible.
Arthur Rimbaud, lettera a Georges Izambard, Charleville, 13 maggio 1871.

— Il mio è più grosso.
— Prego?
— Il mio cetriolo è più grosso.
Eric Stratton detto “Otter” (Tim Matheson) e la signora Marion Wormer (Verna Bloom)
al reparto frutta e verdura del supermercato in Animal House (John Landis, 1978).


E lì, ahimè, pippe.
Alberto Arbasino, Specchio delle mie brame, Einaudi, Torino 1974, p. 40.


ti basta… una… serva? eh? dopo questo trattamento riuscirai a riempire tutto il suo canale d'amore con il tuo pezzo di carne! ALL ANAL NO BULLSHIT! scusi che ore sono? e comprati un ROLEX! alessiamarcuzzi sonia braga sorca lella tutte nude come non le hai viste mai! ce l'hai 'na sigaretta? 2euro per winston pack! tutti i dvd di stan lubrick director's cazz! dolce & gabbana gucci hermes per tua moglie furiosa per la tua impotenza viagra cialis e poi sesso con vecchie troie mature culi rotti più arrapati dell'universo penis enlargement da due centimetri a tre metri che ne dici!!! basta e avanza… una serva basta e avanza... ce la fai o no? in quindici minuti ce la fai con cialis e ti ritrovi un randello per 36 ore! leggi migliaia di testimonianze risultati permanenti! lei si bagna istantaneamente e tu te ne freghi perché tanto ti protegge l'impermeabile armani prada chanel e sennò c'è il garzone del fornaio e quand'anche costui durasse poco c'è il fornaio in persona che non si muove e lì rimane e si fa venire in bocca ingoiando le tette di melitatoniolo mara carfagna pari opportunità per il tuo pistolino scopi per ore cronometrati sto cazzo col ROLEX! se prima avevo problemi a venire quando facevamo l'amore cionondimeno conciosiacosaquandofosseché l'affare non è duro ma da quando Paul ha guadagnato due centimetri in soli 20 anni mi dà delle sensazioni proprio meravigliose all'ombra dei cipressi e dentro il culo! miliardi di donne che lo prendono nel culo donne famose video zoccole e mocassini armani gratis! vergini disabili per te per me per tutti! massimizza le dimensioni della tua bacchetta magica d'amore con la nostra formula pensata solo per te! se parigi ciavesse lu mere mi' nonna ciaveva le rote e allora viagra prezzi stracciati! partecipa al gioco SFONDA LA NANA! anche tu puoi farlo smettila di sognare e agisci! le dimensioni contano e cialis fa la forza! vuoi un passaggio? comprati una PORSCHE e non rompere il cazzo a chi lo ficca davanti di dietro e di lato! 10 cose da fare al tuo amante nel tuo ordine preferito e senza rete! prendi il tuo rametto e trasformalo in una stecca di marlboro 2 euro e passa la paura! tutte le più zozze puttanacce del creato cadranno ai tuoi piedi se solo calzano scarpe versace! se ce l'hai piccolo come un pischelletto prendi questo supplemento magico o sparati una sega con i ditini inanellati da cartier mentre strizzando senza pietà le grosse poppe d'alabastro di elisabettagregoraci lei sul più bello ti

Ah, be', però…

Tu mi devi scusare, caro lettore. Ma il fatto è che a parte te, ho scoperto che le uniche persone che capitano da queste parti ci arrivano dopo aver chiesto ai motori di ricerca "foto Milena Busi". Così, mi son detto che era ora di incrementare il numero dei visitatori. Segue un filmato hardcore di quelli tosti. Ti consiglio di allontanare i bambini.



P.S.: Purtroppo al 30° secondo, nel momento più "ultimo tango a Parigi" del filmato, i sottotitoli italiani faticano a seguire il galoppo.

domenica 15 giugno 2008

L'ultimo gioco in città (LE SCOMMESSE SONO CHIUSE)

II — THE REAR PAGE

— Non so più che cazzo pensare, Cippa.
— Allora mettilo giù in bella e fattelo pubblicare da qualche parte.
ALTAN

Oggi è il grande giorno. Oggi è il TUO giorno. E quindi un giorno da cani, perché se domenica scorsa la soluzione era in quella siepe, e l'orizzonte a portata di mano, stavolta ti toccherà immaginare lo spazio di là da quella.
Un dettaglio, insomma: e 2 talenti per chi trova il titolo del film. Neppure il fotogramma intero. Per la zoomata, se proprio non jaafai, ti toccherà aspettare mercoledì. Ma non ti conviene: perché allora ti sarà elargito 1 solo, misero talento: non ci compreresti neppure il giornale.
Dettaglio ed eventuale futuro fotogramma intero sono di qualità mediocre. È il mio omaggio ai libri d'arte dei Fratelli Fabbri.
P.S.: Ricordo che le regole de L'ULTIMO GIOCO IN CITTÀ sono depositate presso il notaio e possono essere consultate qui. Ricordo inoltre con rammarico che il gioco si svolge anche su un altro tavolo.


ATTENZIONE: LA PARTITA SI È CONCLUSA LUNEDÌ 16 GIUGNO ALLE 17.04.
IL VINCITORE È ANDREA.

SE NESSUNO AVESSE TROVATO, MERCOLEDÌ SAREBBE APPARSO JIM:


L'ULTIMO GIOCO IN CITTÀ.
GRADUATORIA
andrea: 2 talenti.
adlimina: 1 talento.

DOMENICA, LA SOLUZIONE DEL PROSSIMO GIOCO VARRÀ UN DUCATO E MEZZO.

AGGIORNAMENTO DEL 25-06-08: arcomanno ha scoperto che l’articolo, rivolto al governo, era firmato dal direttore del settimanale e padre di Jean Vigo, l’anarchico Eugène Bonaventure de Vigo, noto con lo pseudonimo di Miguel Almereyda, che Wikipedia legge come un anagramma di “Y a la merde”. Non lo sapevo, ma ora aggiungo che in Zero in condotta, 1933, Jean Vigo mette la battuta in bocca all’alunno Tabard. Convocato dal preside, non trova altro da dire che: “Monsieur le Professeur, je vous dis merde!”. Nel 1968, sotto altri tempi, sotto altre rivolte studentesche, Antoine Doinel alias Jean-Pierre Léaud si innamora di Fabienne Tabard alias Delphine Seyrig: Baci rubati.

sabato 14 giugno 2008

Post-it: il countdown è iniziato!

Sapeva che il conto alla rovescia l’ho inventato io? Tutto cominciò da un’esigenza fondamentale emersa durante le riprese de La donna nella luna (1929). Quando girai il decollo, dissi: “Se conto uno, due, tre, quattro, dieci, cinquanta, cento — il pubblico non saprà quando decollerà. Ma se conto alla rovescia — dieci, nove, otto, sette, sei, cinque, quattro, tre, due, uno, ZERO! — allora lo saprà. Così creai il conto alla rovescia.
Fritz Lang intervistato da Peter Bogdanovich ne Il cinema secondo Fritz Lang, Pratiche Editrice, Parma 1988, p. 22.


Ricordiamo a tutti che domani, se non avete capito una minchia alla Messa in aramaico, vi aspettano ben altri rompicapi.
Come promesso pubblicamente, domenica verrà riaperto, delizia delle masse e croce del potere, L'ULTIMO GIOCO IN CITTÀ.
Attenti alla ressa davanti al botteghino, per accedere al tavolo da gioco rischiate di dover camminare sui corpi di donne e bambini (a conferma che le gioie non arrivano mai sole). Tanto più che il quiz di domani all'inizio varrà 2 (dico due!) talenti (dico talenti!).
Per chi avesse studiato male la règle du jeu, potrà ripassare da qui.
Grazie a tutti.
P.S.: A scanso di equivoci, la mia vita non è un orgasmo continuo. A volte anche a me tocca adottare scomode e umilianti posizioni. Come il dover ricordare che purtroppo il gioco si svolge in contemporanea in un'altra squallida bisca.

giovedì 12 giugno 2008

"Cinespia!" investiga l'investigatore! Rivelazioni scottanti! Molto hush-hush!

— La solitudine l’ha inasprito, Marlowe. Ha mai voluto bene a qualcuno?
— Una volta. La sposai, ma era troppo tardi. Non ha funzionato.
Conversazione telefonica tra Stan Laurel e Philip Marlowe, intercettata nel 1964 da John Edgar Hoover e archiviata da Osvaldo Soriano in Triste, solitario y final, Ediciones Corregidor, Buenos Aires 1973.

— Lei ha figli, signor Marlow?
— La prego, si ricordi di scrivere Marlowe, con la e, altrimenti i suoi lettori mi confondono con un marinaio. Marmocchi? Per carità! Sarei stato un pessimo padre: mi ci vede a cambiare i pannolini e cantare "Fate la nanna coscine di pollo"? Però se mi passa quel barattolo di lucido da scarpe nero posso cantarle "Swanee".

— Prego, scusi?

— "Swanee"… Ma già, lei è giovane, non ha ancora sentito niente, Al Jolson non sa nemmeno chi sia.

— Dicevamo dei figli, Marlow...

— Marlowe. Be', un tempo ho avuto un gatto. Ma mi ha tradito con una coniglietta. Non che me la sia presa, intendiamoci.

— In che senso non se l'è presa?

— Be', insomma, lei mi capisce, it's okay with me, ecco.

— Questa mi sembra di averla già sentita.

— Stia a sentire, amico, non me ne importa niente se l'ha già sentita o no, io l'ho detta comunque. E ora se ne vada al diavolo, mi lasci solo, lei mi ha fatto solo venire un grande sonno, giovanotto.

L'anziano Philip Marlow, intervistato dall'inviato speciale di "Cinespia!" Stenelo Kautzsch il 9 giugno 2008 al reparto geriatrico dell'Hospital Angeles (Tijuana).

Non c'è che dire, cari lettori. Incrociando questi due documenti è chiaro che qualcosa non torna. La confusione del vecchio investigatore privato tra un bambino e un animale domestico è l'indizio che gatta ci cova, se possiamo permetterci il gioco di parole. La senilità non spiega tutto, soprattutto se confrontiamo le parole di Marlowe con due reperti audiovisivi che siamo riusciti a procurarci secondo i soliti metodi, ben noti ai fedeli lettori della nostra infallibile rivista (parlano da sé i 754 processi in diffamazione, tutti vinti da noi). In questo filmato, ad esempio, vediamo un già non più giovane Marlowe sdegnare la duplice opportunità di un matrimonio onesto e non privo di interessanti risvolti economici. Guardiamolo mentre il padre delle due pretendenti lo mette generosamente in guardia, premonitore:



Ma il matrimonio non s'aveva da fare, chiaramente, e in nome di un "desiderio d'indipendenza" tanto assurdo quanto malriposto, il nostro sprecherà gli anni più belli in vagabondaggi notturni per squallidi supermercati, in cerca di quel senso dell'esistenza che l'uomo di ieri e di oggi può trovare solo nell'ambito di una sana vita domestica, tra l'affetto e la consolazione di una moglie fedele e la luminosa speranza delle nuove generazioni:



Come andò a finire, cari lettori, ormai lo sanno anche i topi (per tacer dei gatti! se ci è concessa una punta di leggerezza umoristica). Un matrimonio tardivo, con una donna di facili costumi (troppo, troppo giovane; e troppo, troppo ricca!), ed è subito crisi, con l'inevitabile separazione, e quindi il divorzio: un copione fatale. Durò appena qualche mese, l'unione tra Philip e Linda Loring. Troppo poco per far venire alla luce un piccolo Marlowe. Troppo poco? È tutto da vedere! E noi di "Cinespia!" abbiamo visto e sentito tutto. Spulciando gli archivi dell'ospedale pubblico di Poodle Springs, siamo riusciti a rintracciare un certificato di nascita risalente al 1953 (sì, ahimé, cari lettori, avete già capito, si tratta di una paternità precedente il matrimonio vero e proprio, ma noi non siamo qui per giudicare e ci atteniamo ai fatti, senza omettere nulla). Una povera creatura senza nome, abbandonata senza neppure offrirle la salvezza del battesimo da tali "Mr. P.M." e "Miss L.L." (come risulta dal suddetto certificato).
Ma dopo molte ricerche "Cinespia!" ha ritrovato per voi le tracce del figlio di Marlowe! È lui, senz'ombra di dubbio. Distrutto dalle vicissitudini e dai vizi, privato dell'amore dei genitori, senza nessuno in grado di indicargli la retta via, eccolo brancolare, inconsapevole (anche se come sapete noi di "Cinespia!" abbiamo sempre creduto nell'eredità genetica e nella predestinazione divina), sulle orme dello sciagurato padre, mentre viene ripreso dal nostro temerario inviato speciale Stenelo Kautzsch con una minicinepresa nascosta nel taschino.



mercoledì 11 giugno 2008

Go ahead, Punk

— Ti sei mai innamorato, Mac?
— No, ho fatto sempre il barista.

Lo sceriffo Wyatt Earp (Henry Fonda) e Mac (J. Farrell MacDonald) in Sfida infernale (My Darling Clementine, 1946) di John Ford.

We're on a mission from God.
Lo ripetono in continuazione le due armi di distruzione di massa “Joliet” Jake (John Belushi) e Elwood Blues (Dan Aykroyd): pretendono di esportare la soul music con i ray-ban in The Blues Brothers (John Landis, 1980).


Avrei dovuto prevederlo. Eppure lo sanno anche i topi: D.I.O. ne pensa sempre una più del diavolo. Mai dargli la destra, si prende tutto il braccio. Domenica scorsa, inauguro in presenza del notaio e delle massime autorità del jet-set culturale l'ultimo gioco in città e permetto a D.I.O. di condividere i lauti compensi previsti concedendogli generosamente di aprire una succursale. E già allora avrei dovuto sospettare il diabolico inganno: infatti, proditoriamente, ecco che in cielo il mio sereno "ultimo gioco" viene turbato da un fulmineo "unico gioco". Non è una menzogna (e neppure un refuso, come sostiene un perfido serafino, io che di mestiere faccio il borrettore di cozze so bene che i refusi non esistono, me l'ha insegnato l'incubo Nivasio Dolcemare). È qualcosa di molto peggio: un vero e proprio oscuramento. Altrimenti, come spiegare l'improvviso dietrofront delle agenzie di marketing, con la rescissione (in meno di quarant'ott'ore!) di decine e decine di mefistofelici contratti pubblicitari che approfittando del più che prevedibile successo planetario del mio gioco dovevano garantirmi l'oro (anche nero, visti i tempi), la mirra (?) e l'incenso (la frivolezza non guasta mai)?
Ma io continuerò la mia ormai donchisciottesca impresa mentre, misero e spodestato, osservo con le lacrime agli occhi lo scempio perpetrato da altri sulla mia opera. Perché a D.I.O. rubarmi gioco e giocatori non è bastato. All'inganno ora ha aggiunto la beffa, e dopo essersi intascato fiches e gettoni ha insozzato il MIO tavolo da gioco, moltiplicandolo e quindi falsificandolo, come fan gli specchi e la copula. Con la patetica scusa dello spin-off, ora prospera alle mie spalle, ridendo di me, e trasforma uno spazio inizialmente riservato esclusivamente a compiti gentlemen top hat, white tie and tails in postribolo, in oscena bisca, in saloon a sud del Picketwire e a ovest di tutto il resto. E noi qui, caro lettore: ormai siamo rimasti solo noi due, gli altri se li è presi tutti lui. Mi dispiace solo per i soldi persi da prestigiosi quotidiani, costretti a mandare precipitosamente al macero i milioni di copie già stampate dove si annunciava in prima pagina che un oscuro blog di cinema aveva superato il numero di visitatori di Beppe Grillo. Ai loro editori vanno tutte le mie scuse più sincere. Sì, lo so. Avrei dovuto prevederlo.

P.S.: Così come avrei dovuto prevedere il virus informatico che D.I.O. ha inoculato in questo post, infettandolo ovunque con maligni rimandi a se stesso. Uno specchio, ancora una volta. Una vera e propria metastasi di link. Non cliccarli, caro lettore, unico amico rimastomi! Resta con me, non tradirmi anche tu! Non lasciarmi solo e abbandonato come Vincent Price ne L'ultimo [e non l'unico] uomo sulla Terra! Come and play with me, Danny! Non cliccare! Non cliccare! Lettore! Lettore? Lettore…
2X2L chiama CQ… 2X2L chiama CQ… New York… Qualcuno mi sente? C’è qualcuno?… 2X2L…



lunedì 9 giugno 2008

Orson Welles — Un fogliettone

II
DOMENICA, 30 OTTOBRE 1938: MAMMA, LI MARZIANI!

A New York sono le otto di sera: tra euforia per la ripresa economica e timori per l’avvenire (la crisi di Monaco risale ad appena trentacinque giorni prima), l’America si prepara per la festa di Halloween. Sulla CBS risuonano le note dell’orchestra di Ramon Raquello, che interpreta La Paloma e La Cumparsita. Alle 20h03 un comunicato interrompe la musica: dall’Osservatorio Mont Jennings di Chicago il professor Farrell ha appena avvistato un’esplosione di gas incandescente proveniente da Marte e diretta verso la Terra. Un fenomeno naturale, assicura l’eminente professore dell’Osservatorio di Princeton, Richard Pierson. L’orchestra riprende a suonare Stardust (“Polvere di stelle”). Poco dopo arriva la notizia di una scossa sismica nei pressi di Princeton, mentre su Marte continuano a verificarsi strane deflagrazioni.
Sono le 20h12: sul canale NBC il ventriloquo Edgar Bergen e la sua marionetta Charlie McCarthy hanno appena concluso la puntata della trasmissione più seguita d’America, The Chase and Sanborn Hour. Gli ascoltatori, all’incirca nove milioni di persone, si sintonizzano su CBS. All’oscuro di tutto, capiscono presto che sta avvenendo qualcosa di assai preoccupante: al posto di Orson Welles e del suo Mercury Theatre, si avvicendano vertiginosamente e nella confusione più totale bollettini sempre più angoscianti. L’inviato speciale Carl Phillips si trova a Grovers Mill, una fattoria sperduta del New Jersey, vicino a Trenton, dove si è appena schiantato un meteorite dal diametro di trenta metri. Il giornalista fatica a descrivere quel che vede, balbetta e incespica sulle parole. Tra brusio del microfono, sirene della polizia, rumori della folla e interviste ai contadini esterrefatti, le notizie sono frammentarie e approssimative.


Ricordano la più celebre (fino allora) diretta radiofonica, quando invece di atterrare dolcemente, il 6 maggio dell’anno prima l’Hindenburg si sfracellò al suolo con tutti i suoi passeggeri. Solo che stavolta non si tratta di uno zeppelin caduto dal cielo, ma di qualcosa venuto dallo spazio profondo, e la tesi dell’asteroide comincia a sembrare inverosimile, dato che l’oggetto è ricoperto di metallo, probabilmente extraterrestre. Persino il professor Pierson non sa più che pesci prendere.
Il sospetto diventa certezza quando la cupola della meteora si apre: alle 20h16 la CBS offre all’America sbigottita il resoconto precisamente commosso del primo incontro con esseri venuti da un altro pianeta. Si tratta di mostri ripugnanti, che l’emozione di Phillips rende ancora più chimerici: grandi come orsi, con tentacoli al posto delle braccia e occhi da rettile. Alle 20h19 Phillips sente un rombo provenire dal cratere. Pochi secondi dopo vede una fiammata inghiottire le prime file di astanti. Tra grida d’orrore, l’incendio divora uomini, alberi, fattorie, automobili… Eroicamente, Phillips descrive tutto, mentre il fuoco si avvicina sempre più al radiocronista. Poi, il silenzio.
Alla CBS un presentatore annuncia che è stato perso il contatto radio con Grovers Mill. Un’interruzione musicale tenta di placare gli animi, ma è ormai chiaro a tutti che qualcosa non va. Infatti, poco dopo il presentatore riprende a parlare: a Grovers Mill sono morte 40 persone.
I marziani stanno invadendo la Terra.


Alle 20h19 il New Jersey è sotto legge marziale. Alle 20h24 viene riesumato il corpo carbonizzato di Phillips. Alle 20h26 gli alieni, con robot a tre gambe alti come grattacieli e muniti di raggio termico e gas letale, controllano la metà dello Stato. Le linee di comunicazione tra la Pennsylvania e l’Atlantico sono impraticabili, le ferrovie tra New York e Philadelphia distrutte. Le autostrade sono intasate dalla gente in fuga, e la polizia e i riservisti non riescono a contenere il panico. Alle 20h27, invece di rassicurare gli americani, il comunicato del Ministero degli Interno accresce l’allarme. Intanto i cilindri spaziali continuano a precipitare sugli Stati Uniti: prima in Virginia (20h29), poi ancora nel New Jersey. Sulle Watchung Mountains, alle 20h31 inizia la battaglia decisiva tra esercito e marziani. In meno di quattro minuti l’artiglieria e l’aviazione americana vengono sbaragliati. Alle 20h36 arriva l’ordine di sgomberare il New Jersey. Alle 20h37 i mostri sono alle porte di New York. Con la voce rotta dall’emozione, un anonimo cronista racconta quanto sta succedendo, in quelli che forse saranno gli ultimi minuti della storia della radio. Dal tetto dell’emittente, vede salpare navi gremite di profughi, ascolta l’inno liturgico salire dalla cattedrale mentre, all’orizzonte, cinque robot attraversano l’Hudson come fosse un ruscello. Migliaia di persone si buttano nell’East River. Scene analoghe avvengono a Chicago, Saint Louis, Buffalo… I fumi tossici si avvicinano al cronista: cento metri… cinquanta metri… Silenzio.
Un radioamatore tossicchia il suo vano appello: “2X2L chiama CQ… 2X2L chiama CQ… New York… Qualcuno mi sente? C’è qualcuno?… 2X2L…”


Alle 20h41, la CBS decise che era ora di finirla. Un presentatore annunciò, con perfetta sobrietà: “State ascoltando la CBS che vi presenta Orson Welles e il Mercury Theatre on the Air in un adattamento originale della Guerra dei mondi di H.G. Wells”. Presa in corso dalla maggior parte degli ascoltatori, la trasmissione aveva gettato nel panico circa 1.750.000 persone. Erano fuggite di casa seminude, a piedi o in automobile, avevano intasato i centralini dei commissariati, cercato rifugio in cantina, nelle chiese, nelle foreste. Fu al contempo il più grande scherzo del secolo e il fenomeno che rivelò al mondo il potere delle comunicazioni di massa, di cui La guerra dei mondi divenne al contempo l’emblema e la critica definitivi. E pensare che ancora pochi minuti prima di andare in onda, Welles, John Houseman e il Mercury Theatre erano convinti che la sceneggiatura — improvvisata a partire da un brogliaccio di Howard Koch — fosse pessima (fino all’ultimo momento si chiesero infatti se non fosse meglio sostituirla con Lorna Doone). Per salvare la faccia, si eran detti che presentare il tutto come un concitato radiogiornale, ispirandosi al resoconto della catastrofe dell’Hindenburg, fosse la soluzione più onorevole.


Alla fine della trasmissione, l’America ascoltò una voce dall’educata ironia (la stessa di Pierson, del comandante Smith, del capitano Lansing, di un ufficiale d’artiglieria pesante, di un operatore radio e del cronista new-yorchese) annunciare: “Signore e signori, qui parla Orson Welles, che abbandona le vesti del suo personaggio per assicurarvi che La guerra dei mondi non ha altro significato che il divertimento che voleva essere. Il Mercury Theatre, a suo radiofonico modo, si è coperto con un lenzuolo per sbucare da un cespuglio e dire BUH!. […] È così che abbiamo annientato il mondo davanti alle vostre orecchie, e distrutto da cima a fondo la CBS. Spero tirerete un sospiro di sollievo scoprendo che stavamo scherzando, e che ovviamente le istituzioni sono sempre funzionanti. Quindi, arrivederci a tutti, e non dimenticate, per piacere, per i prossimi giorni, la terribile lezione di stasera. L’invasore orribile, incandescente, globuloso del vostro salotto è l’abitante di una zucca vuota. Se suonano alla vostra porta e non c’è nessuno, non è un Marziano. È Halloween”.


Già allora, Welles era un prestigiatore professionista, e durante la guerra divertì i soldati americani tagliando in due Marlene Dietrich; inventò molti trucchi, alcuni dei quali tutt’ora imitati dagli illusionisti. Ma quella del 30 ottobre 1938 rimase, è indubbio, la sua migliore falsificazione, e la più celebre. Quel giorno l’America scoprì di aver dato i natali a un genio. Orson Welles aveva appena 23 anni. Quando il 7 dicembre 1941 la radio annunciò che l’aviazione giapponese aveva distrutto la base di Pearl Harbor, molti credettero a una sua ennesima burla.
Welles non raggiunse mai più un simile livello di popolarità, ma all’epoca non poteva immaginare che con l’arrivo a Hollywood, la sua carriera di protagonista della cultura avrebbe iniziato a declinare. Nei quarant’anni seguenti, il credito acquistato in meno di un decennio si logorò poco a poco. Una traversata del deserto senza fine, durante la quale Welles scoprirà che la sua vera passione era il cinema e si imporrà contro tutti, compreso se stesso, come il più grande cineasta di tutti i tempi. (CONTINUA…)

domenica 8 giugno 2008

L'ultimo gioco in città (LE SCOMMESSE SONO CHIUSE)

I — THE INCONSTANT GARDENER

Sono fiero di annunciare l'inaugurazione di un nuovo gioco. È bello e dura poco.
Il concetto non è originalissimo, ma del resto tutto è stato già scritto, ormai i giochi sono fatti (e rien va, come diceva lo spiantato gambler di Saint-Vincent): si tratta di riconoscere il titolo del film dal video che presentiamo (in altri casi potrà trattarsi di un pezzo sonoro, di un frammento di dialogo, di una singola immagine o addirittura del sadico dettaglio di un fotogramma).
Tempo: una settimana, quando verrà presentato un nuovo quiz (nel periodo estivo la regolarità non è garantita, perché all play and no beach umbrella makes Alt sunburned). Il primo a indovinare verrà dichiarato vincitore, e gli ultimi saranno gli ultimi. Non riceverà nessun premio, e a volte neppure i complimenti della giuria. Dovrà pazientare. Alla fine dell'anno, verranno conteggiate le vittorie settimanali. Colui che avrà accumulato il maggior numero di vittorie verrà dichiarato "vincitore dell'anno", perché la matematica non è un'opinione, e gli altri saranno gli altri. Il vincitore dell'anno sarà esposto al pubblico il giorno dell'epifania, con le calze tutte rotte e il cappello alla romana.

Astenersi cinetecari bolognesi e furbetti del cinemino; benvenuti rabbiosi cinofili e lucciole di Pomezia.
Il regolamento del gioco è depositato presso il notaio e si svolge anche su un altro tavolo.


ATTENZIONE: LA PARTITA SI È CONCLUSA SULL'ALTRO TAVOLO DA GIOCO ALLE 15.24.
LA VINCITRICE: ADLIMINA, CHE COME SUO SOLITO QUI LO NEGA E LÌ LO DICE.

L'ULTIMO GIOCO IN CITTÀ.
GRADUATORIA
adlimina: 1 punto.
LA PROSSIMA SETTIMANA IL GIOCO SI FARÀ MOLTO PIÙ DURO, MA LA SOLUZIONE VARRÀ DUE PUNTI.

sabato 7 giugno 2008

Ciao ciao maestro: Oggi l'Italia fa ancora più schifo


DINO RISI, 23/12/1916 — 07/06/2008


giovedì 5 giugno 2008

Penélope, detta Pe, a Calcutta



Da Roberto Bolaño, “I miti di Chtulhu”, ne Il gaucho insostenibile (traduzione di Maria Nicola), Sellerio, Palermo 2006, pp. 176-177:


La vicenda di Penélope Cruz in India è all’altezza dei nostri più insigni prosatori. Penélope, detta Pe, arriva in India. Visto che le piace il colore locale, che le piace l’autenticità, va a mangiare in uno dei peggiori ristoranti di Calcutta o di Bombay. Così racconta Pe. Uno dei peggiori o uno di quelli che costano meno o uno dei più popolari. Sulla porta vede un bambino affamato che a sua volta non le toglie gli occhi di dosso. Pe si alza ed esce e chiede al bambino cosa vuole. Il bambino le chiede se può avere un bicchiere di latte. Strano, perché Pe non sta bevendo latte. In ogni caso la nostra attrice si fa dare un bicchiere di latte e lo porta al bambino, che rimane sulla porta. Subito il bambino beve il bicchiere di latte sotto lo sguardo attento di Pe. Quando ha finito, racconta Pe, lo sguardo di gratitudine e di felicità del bambino le fa pensare alla quantità di cose che lei possiede e di cui non ha bisogno, anche se su questo Pe si sbaglia, perché tutto, assolutamente tutto quel che possiede, le è indispensabile. Dopo qualche giorno Pe ha una lunga conversazione filosofica ma anche di ordine pratico con madre Teresa di Calcutta. A un certo punto Pe le racconta questa storia. Parla del necessario e del superfluo, dell’essere e del non essere, dell’essere in relazione a e del non essere in relazione a, a cosa? e come? in fin dei conti cos’è questa storia dell’essere? essere se stessi? Pe si confonde. Madre Teresa, nel frattempo, non la smette di aggirarsi come una donnola reumatica per la stanza o sotto il portico che le ripara entrambe, mentre il sole di Calcutta, sole balsamico e insieme sole dei morti viventi, sparge i suoi raggi estremi calamitato già dal ponente. Ecco, ecco, dice madre Teresa di Calcutta, e poi mormora una cosa che Pe non riesce a capire. Cosa? dice Pe in inglese. Sii te stessa. Non preoccuparti di sistemare il mondo, dice madre Teresa, aiuta, aiuta, aiutane uno, porgi un bicchiere di latte a uno soltanto e questo basterà, adotta un bambino, soltanto uno, e questo basterà, dice madre Teresa, in italiano e con evidente malumore. Al cader della sera Pe torna in albergo. Si fa una doccia, si cambia d’abito, si mette qualche goccia di profumo ma non riesce a togliersi dalla testa le parole di madre Teresa di Calcutta. Al momento del dolce, di colpo, l’illuminazione. Tutto sta nel privarsi di un pizzico microscopico dei suoi risparmi. Tutto sta nel non tormentarsi. Se dai a un bambino indiano dodicimila pesetas all’anno starai già facendo qualcosa. Non tormentarti e non farti problemi di coscienza. Non fumare, mangia frutta secca e non farti problemi di coscienza… Il risparmio e il bene sono indissolubilmente uniti.

Rimangono alcuni enigmi a fluttuare come ectoplasmi nell’aria. Se Pe aveva mangiato in un ristorante che costava così poco, com’è che non le è venuta una gastroenterite? E perché Pe, che i soldi li ha, andava a mangiare precisamente in un ristorante di quel genere? Per risparmiare?


Repetita iuvant: Roberto Bolaño, “I miti di Chtulhu”, ne Il gaucho insostenibile (traduzione di Maria Nicola), Sellerio, Palermo 2006, pp. 176-177: