Eh. Due spezzoni, in tutto quasi dieci minuti, e tu mi fai scena muta? Che ti serve, il salvagente che galleggia? E tuffati, no? Guarda che ti porto all'acqua alta. All'acqua alta!
venerdì 20 novembre 2009
Ultimo gioco in città: Ma insomma, devo caricare l'intero film o cosa?
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martedì 17 novembre 2009
lunedì 16 novembre 2009
L'ultimo gioco in città
XXXIV — C'ERA UNA VOLTA UN PICCOLO NAVIGLIO
Cinque salvagenti che galleggiano (e non è una ridondanza) a chi riconosce il titolo di questo film. Giovedì vedrai un secondo filmato, e sabato un terzo, ma diminuiranno i salvagenti che galleggiano.
AGGIORNAMENTO (giovedi 19 novembre): Secondo filmato, quattro salvagenti.
AGGIORNAMENTO (giovedi 19 novembre): Secondo filmato, quattro salvagenti.
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sabato 14 novembre 2009
Dacci un Taglio

I parenti di mia moglie (My Wife's Relations, 1922) di Buster Keaton.
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martedì 10 novembre 2009
lunedì 9 novembre 2009
L'ultimo gioco in città (LE SCOMMESSE SONO CHIUSE)
XXXIII — A GAMBE LEVATE
In quel momento udimmo dei passettini strascicati sul pavimento. Mi voltai. Era Hitchcock, bello, roseo e rotondo, che mi veniva incontro a braccia tese. Non avevo mai visto neanche lui ma sapevo che mi aveva spesso lodato pubblicamente. Mi sedette accanto, poi pretese di stare alla mia sinistra durante la colazione. Con una mano intorno al mio collo, semisdraiato su di me, continuava a parlarmi della sua cantina, della sua dieta (mangiava pochissimo) e soprattutto della gamba tagliata di Tristana: “Ah, quella gamba…”.
Luis Buñuel, Dei miei sospiri estremi, SE, 1991.
Luis Buñuel, Dei miei sospiri estremi, SE, 1991.
Due stampelle a chi riconosce il film da cui è tratta questa inquadratura pazzesca.
ATTENZIONE: La partita si è conclusa giovedì 12 novembre alle 11.10. Il film da riconoscere era Broken Lullaby (Ernst Lubitsch, 1932). bianca si piazza in seconda posizione, ex-aequo con afasol (ma dove diavolo è finito?) tallonando il felino arcomanno.
La prossima sfida si terrà lunedì 16 novembre.
L'ULTIMO GIOCO IN CITTÀ.
GRADUATORIA
arcomanno: 17 stampelle.
afasol: 14 stampelle.
bianca: 14 stampelle.
maxeramax: 3 stampelle.
YagaBaba: 3 stampelle.
gegio: 3 stampelle.
Andrea: 2 stampelle.
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domenica 8 novembre 2009
L'ultimo gioco in città (LE SCOMMESSE SONO CHIUSE)
XXXII — PULL ZE STRINGS!
In occasione della mia festa, ben sette pensierini a chi riconosce il film da cui ho estratto questa immagine. Ogni giorno della settimana, fino a lunedì prossimo, apparirà un nuovo fotogramma. Ma anche il cervello degli zombi si decompone, e i pensierini si riducono nel tempo.
AGGIORNAMENTO (martedì 3 novembre): Seconda immagine. Ho perso un pensierino.
AGGIORNAMENTO (mercoledì 3 novembre): Terza immagine. Un sobrio ringraziamento alla Corte di Strasburgo riduce i pensierini a cinque.
AGGIORNAMENTO (giovedì 4 novembre): Quarta immagine, quattro pensierini. My mind is going...
AGGIORNAMENTO (venerdì 5 novembre): Quinta immagine. Nancy, Nancy, give me your answer do... I'm half crazy all for the love of you... You'll look sweet upon the seat of a bicycle built for three little thoughts...
AGGIORNAMENTO (sabato 6 novembre): Sesta immagine. Mi sento sempre più come Homer, quando dice a Marge: "Voglio restar solo col mio pensiero".






AGGIORNAMENTO (martedì 3 novembre): Seconda immagine. Ho perso un pensierino.
AGGIORNAMENTO (mercoledì 3 novembre): Terza immagine. Un sobrio ringraziamento alla Corte di Strasburgo riduce i pensierini a cinque.
AGGIORNAMENTO (giovedì 4 novembre): Quarta immagine, quattro pensierini. My mind is going...
AGGIORNAMENTO (venerdì 5 novembre): Quinta immagine. Nancy, Nancy, give me your answer do... I'm half crazy all for the love of you... You'll look sweet upon the seat of a bicycle built for three little thoughts...
AGGIORNAMENTO (sabato 6 novembre): Sesta immagine. Mi sento sempre più come Homer, quando dice a Marge: "Voglio restar solo col mio pensiero".






ATTENZIONE: la partita si è conclusa sabato 7 novembre alle 12.59. Due pensierini per bianca.
Il film da indovinare era Carrie — Lo sguardo di Satana (Carrie, 1976) di Brian De Palma.
Tutti i fotogrammi (tranne il terzo, la coincidenza casuale era troppo ghiotta) sono tratti dalla stessa sequenza, summa magistrale del cinema secondo De Palma. Gli effetti più kitsch (ralenti, split screen, dettagli torbidi, shock e pop) vengono sbandierati, senza alcun pudore. De Palma è Hitchcock, certo, ma un Hitchcoch degradato. Meglio ancora: la sua continuazione ideale, fantasmatica, a partire da Frenzy, ultimo film veramente controllato di Sir Alfred, quello in cui il maestro tratta frontalmente il tema formale del brutto, e di cui si impossessa il suo discepolo per imbastirvi la sua diseguale e sgradevole opera. (Quasi tutti i miei amici odiano Il fantasma del palcoscenico, lo considerano "invecchiato", "vieilli", quando in realtà il film era in partenza un musical deliberatamente marcio, un osceno, stucchevole, scoppiettante e geniale "musichevole", come gracchia Lina Lamont alla fine — De Palmiana ante litteram — di Cantando sotto la pioggia, visto stasera con figlia7.) Hitch passò buona parte della sua vita alla ricerca dell'ur-bionda. Era Grace Kelly. Il tempo che gli restava lo spese a rimpiangerne la perdita. Con le vittime proletarie e sgraziate di Frenzy passò decisamente ad altro. Allora cercava quello che De Palma fabbricherà in Carrie: l'ur-cozza in fiore, straordinariamente incarnata da Sissy Spacek, gran signora (le dobbiamo David Lynch, mica pizza e fichi).
Poi c'è quello che sapete ormai a memoria: in De Palma split screen e ralenti servono a decomporre analiticamente una matassa di visioni, tutte accomunate dall'angoscia e dal desiderio: l'intera sequenza è un susseguirsi cubista di dettagli, soggettive e primi piani di sguardi: Nancy Allen sotto il palco tira le fila della propria vendicativa sensualità; Amy Irving intuisce la goliardica macchina, mezza copulante e mezza celibe, che trova il suo punto di depressione ciclonica in un secchio dove il sangue suino, ondeggiando, compie i cicli della nevrosi: Betty Buckley vede Amy Irving ma sovrappone all'ansia della sua studentessa mai abbastanza innocente l'inane ansia d'ordine e di giustizia della professoressa di ginnastica; i membri della prom night vedono William Katt e Sissy Spacek; William Katt vede solo i flash e Sissy Spacek non vede nulla.
Cala il sipario, pull ze strings e bucket of blood. E a quel punto Carrie vede tutti e tutto, contemporaneamente, in un'ubiqua paranoia (gli split screen, i "they're gonna laugh at you", memori del buñueliano El). Tutto tranne se stessa, la propria follia, ossia sua madre. L'unico a vedere per intero tutta la scena, con al centro questa spaventosa chimera che riesce a essere al contempo Marion Crane, Norma e Norman Bates è lo spettatore, qui invitato a gioire della propria sadica pedofilia con una violenta sfacciataggine, pensabile solo nel delirante cinema USA anni Settanta.
Carrie, ovvero il controllo assoluto della realtà fisica. A quella psichica ci penseranno, pochi anni dopo, i teleapatici di Scanners (David Cronenberg, 1981): e a me la musica di Shore sembra la continuazione ideale di quella di Donaggio. Poi non resteranno altri territori da esplorare. Almeno al cinema.
La prossima sfida si terrà lunedì 9 novembre.
L'ULTIMO GIOCO IN CITTÀ.
GRADUATORIA
arcomanno: 17 pensierini.
afasol: 14 pensierini.
bianca: 12 pensierini.
maxeramax: 3 pensierini.
YagaBaba: 3 pensierini.
gegio: 3 pensierini.
Andrea: 2 pensierini.
Il film da indovinare era Carrie — Lo sguardo di Satana (Carrie, 1976) di Brian De Palma.
Tutti i fotogrammi (tranne il terzo, la coincidenza casuale era troppo ghiotta) sono tratti dalla stessa sequenza, summa magistrale del cinema secondo De Palma. Gli effetti più kitsch (ralenti, split screen, dettagli torbidi, shock e pop) vengono sbandierati, senza alcun pudore. De Palma è Hitchcock, certo, ma un Hitchcoch degradato. Meglio ancora: la sua continuazione ideale, fantasmatica, a partire da Frenzy, ultimo film veramente controllato di Sir Alfred, quello in cui il maestro tratta frontalmente il tema formale del brutto, e di cui si impossessa il suo discepolo per imbastirvi la sua diseguale e sgradevole opera. (Quasi tutti i miei amici odiano Il fantasma del palcoscenico, lo considerano "invecchiato", "vieilli", quando in realtà il film era in partenza un musical deliberatamente marcio, un osceno, stucchevole, scoppiettante e geniale "musichevole", come gracchia Lina Lamont alla fine — De Palmiana ante litteram — di Cantando sotto la pioggia, visto stasera con figlia7.) Hitch passò buona parte della sua vita alla ricerca dell'ur-bionda. Era Grace Kelly. Il tempo che gli restava lo spese a rimpiangerne la perdita. Con le vittime proletarie e sgraziate di Frenzy passò decisamente ad altro. Allora cercava quello che De Palma fabbricherà in Carrie: l'ur-cozza in fiore, straordinariamente incarnata da Sissy Spacek, gran signora (le dobbiamo David Lynch, mica pizza e fichi).
Poi c'è quello che sapete ormai a memoria: in De Palma split screen e ralenti servono a decomporre analiticamente una matassa di visioni, tutte accomunate dall'angoscia e dal desiderio: l'intera sequenza è un susseguirsi cubista di dettagli, soggettive e primi piani di sguardi: Nancy Allen sotto il palco tira le fila della propria vendicativa sensualità; Amy Irving intuisce la goliardica macchina, mezza copulante e mezza celibe, che trova il suo punto di depressione ciclonica in un secchio dove il sangue suino, ondeggiando, compie i cicli della nevrosi: Betty Buckley vede Amy Irving ma sovrappone all'ansia della sua studentessa mai abbastanza innocente l'inane ansia d'ordine e di giustizia della professoressa di ginnastica; i membri della prom night vedono William Katt e Sissy Spacek; William Katt vede solo i flash e Sissy Spacek non vede nulla.
Cala il sipario, pull ze strings e bucket of blood. E a quel punto Carrie vede tutti e tutto, contemporaneamente, in un'ubiqua paranoia (gli split screen, i "they're gonna laugh at you", memori del buñueliano El). Tutto tranne se stessa, la propria follia, ossia sua madre. L'unico a vedere per intero tutta la scena, con al centro questa spaventosa chimera che riesce a essere al contempo Marion Crane, Norma e Norman Bates è lo spettatore, qui invitato a gioire della propria sadica pedofilia con una violenta sfacciataggine, pensabile solo nel delirante cinema USA anni Settanta.
Carrie, ovvero il controllo assoluto della realtà fisica. A quella psichica ci penseranno, pochi anni dopo, i teleapatici di Scanners (David Cronenberg, 1981): e a me la musica di Shore sembra la continuazione ideale di quella di Donaggio. Poi non resteranno altri territori da esplorare. Almeno al cinema.
La prossima sfida si terrà lunedì 9 novembre.
L'ULTIMO GIOCO IN CITTÀ.
GRADUATORIA
arcomanno: 17 pensierini.
afasol: 14 pensierini.
bianca: 12 pensierini.
maxeramax: 3 pensierini.
YagaBaba: 3 pensierini.
gegio: 3 pensierini.
Andrea: 2 pensierini.
sabato 7 novembre 2009
Damfino
Un paio di settimane fa vedo con figlia7 Buster Keaton in The Boat, 1921 ("— Where are we? — Damfino!"). Ora, appollaiato sull'albero maestro, lui poggia lo stivale sul molo nel preciso istante in cui l'ultimo millimetro della sua barchetta a vela si inabissa. Penso che nel Rinascimento lo avrebbero considerato una perfetta allegoria della sprezzatura. Però nel fondale che ne so io (e Disney©) del Rinascimento? E allora le dico: "Vedi quello? Si chiama Johnny Depp. Ma nel film è Jack Sparrow. Sparrow in inglese vuol dire passero".
— Dove siamo?
— Non te lo so dire.
Alex Joyce (George Sanders) e la moglie Katherine (Ingrid Bergman) in automobile: prime parole di Viaggio in Italia (Roberto Rossellini, 1954).
— Dove siamo?
— Non te lo so dire.
Alex Joyce (George Sanders) e la moglie Katherine (Ingrid Bergman) in automobile: prime parole di Viaggio in Italia (Roberto Rossellini, 1954).
venerdì 6 novembre 2009
domenica 1 novembre 2009
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