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martedì 12 novembre 2013

Shoot. Me. Shoot. Me. Shoot. Me.

Non c’è nessuna nave. Nessuna foresta. E nemmeno frecce. Le frecce le immaginiamo perché ci fanno paura…
Nella zattera di Don Lope de Aguirre (Klaus Kinski), alla deriva nella foresta amazzonica, un conquistador scorge una nave appollaiata in cima a un albero. Poi viene trafitto da una freccia scagliata da un nemico invisibile in Aguirre, furore di Dio (Werner Herzog, 1972).


Cosa stai cercando?! Oh, lascia perdere, meglio che non lo sappia.
Elrindir, proprietario dell'emporio della cittadina di Whiterun "Il cacciatore ubriaco", specializzato in articoli d'arceria in Skyrim (Bethesda Game Studios, 2011).


"… che qui si Sofocle."
Scortichini Guido, Non è per niente chiaro, Pizzighettone 2008.

domenica 3 novembre 2013

Demander à DICTONE




"Cahiers du cinéma", n° 51, ottobre 1955, terza di copertina.

La prima mostra Katharine Hepburn sgranata, capelli a spazzola, seduta a un tavolino, ride guardando credo un giocattolo in un film che non riconosco o in una foto di scena, sopra e sotto il giallo mitico e orrendo del mensile.

Il sommario presenta, tra l'altro:

[nota: tutti i testi sono stampati piccolissimo, tipo corpo 8 : che occhi avevano i nostri antenati? O forse non erano gli occhi?]

– Eric Rhomer [sic], Le celluloïd et le marbre (III) : de la métaphore. 8 pagine, guardo le immagini: Un montaggio iniziale (due pezzi di pellicola, riconosco nel secondo un avanguardista, forse Man Ray, poi Io ti salverò, poi il busto classico di un efebo); Balzac par Nadar; Alfred Hitchcock; Ingrid Bergman in Siamo donne (episodio di Rossellini); Dies Irae; tre fotogrammi incolonnati di Tabu.

– pp. 10-22: Resoconti del festival di Venezia. Firme: André Bazin, Lotte H. Eisner [mia prozia, mai conosciuta], Georges Sadoul, François Truffaut e Etienne Loinod. Viene descritta la giuria, non conosco alcuni di loro, ma mi colpisce l'assenza di divi dello spettacolo. È una giuria che oggi giudicheremmo grigia, e certamente, e giustamente, si noterebbe la totale assenza di donne. Cionondimeno il Leone d'Oro viene attribuito a Carl Theodor Dreyer, per l'opera, per la "vita d'artista" e per Ordet. È così, non è colpa mia. Truffaut si occupa de Il bidone: "Tous les films de Fellini m'agacent : Le Sheik blanc par sa mesquinerie, Agence Matrimoniale par sa sensiblerie, Les Vitelloni par le bâclage, La Strada par sa littéraire et laborieuse chinoiserie. Il Bidone cumule les qualités de ces quatre films à tel point que les défauts de Fellini – toujours les mêmes : putanât, ficelage épais, symbolisme grossier, maladresses techniques – passent à l'arrière-plan, très loin en profondeur de champ, masqués et peut-être même dilués et [sic] par le sublime visage de Broderick Crawford, le plus bel acteur du monde, au sens où Renoir dit quelque part : '… un homme aussi beau que Jean Gabin…'". Non sono per niente d'accordo con Truffaut, ma non finirò come d'obbligo la frase perché non sopporto Voltaire e perché Truffaut fu il più grande di tutti loro, forse il miglior critico d'arte francese del secolo scorso. Godard lo sapeva bene, e lo disse. E poi "putanât" non l'ho letto da nessuna parte, è puro Truffe, sa di argot fantasticato, di piccolo borghese teso, da un canto, verso il rimbaldiano encrapulement, e, dall'altro, verso il rispetto di un Littré borgesiano, di sabbia, e che pure "ne se trompe jamais": quando al bar diceva "putanât", quell'assurdo circonflesso, ci scommetto, riusciva a pronunciarlo.
– Uno strano diario impressionistico, Petit journal du cinéma. Firme: André Bazin, André Martin, Fereydoun Hoveyda e Robert Lachenay. Lachenay, se la memoria non m'inganna, è sempre lui, Truffe.
– Dalla pagina 44 alla pagina 55, giuro che non sto scherzando: L'Enigme du Sphinx – Histoire du cinéma egyptien – II. Firma: Maurice-Robert Bataille, da "Alger". Sottotitoli: Mélodrames (Suite); Musique, musique, musique; Depuis la révolution de 1952; Vers le monde réel; De la religion…; … à la politique; La Tentation de l'Occident; L'Enigme du sphinx.
– Doppia pagina 56-57 firmata Jacques Audiberti, scrittore e drammaturgo venerato da Truffe. Firma il Billet XI. Nessuna immagine. Mi casca l'occhio su: "Nous en sommes au temps où le langage meurt dans un pullulement optique qui le remultiplie. Un titre tel que 08/15 en chiffres, précise à merveille ce que nous imaginons d'un monde où les figures de style ne se composeraient plus de lettres et de paroles. Mais bien plus qu'en fonction de cette formule millimétrique et balistique, ce film est à retenir pour la sensationnelle vertu visuelle de ses effets militaires". Naturalmente quando l'occhio casca (come scrivevo usando un'immagine che, me ne rendo conto solo ora, quell'Audiberti avrebbe già bollato come antica e comunque imprecisa, dato che il mio occhio sta ancora al suo posto), non ho la benché minima idea di cosa diavolo stia parlando, quell'Audiberti, con quel suo 08/15. Poi sono andato su wikipedia e ho saputo cos'era, e così facendo ho dato ragione a Audiberti. Forse. Credo.
– Le ultime pagine sono dedicate ai film (40) usciti tra il 3 agosto e il 13 settembre 1955, ordinati per nazionalità. Scheda tecnica, una frase di descrizione. È un mese morto, per la distribuzione. (E a scanso d'equivoci non sono un nostalgico: in quegli anni salvo eccezioni il cinema sta messo assai maluccio, qua in Francia e là in USA.) La Francia (Parigi) si accorgerà che la stagione estiva è sfruttabile solo nell'84, con All'inseguimento della pietra verde di Zemeckis. Me lo ricordo, c'ero, stavo lì. 9 film francesi. Tra essi, Nana di Christian Jaque, con Martine Carol e Charles Boyer. "Si vous avez lu Zola et si vous avez aimé l'admirable Nana de Jean Renoir, alors vous ne serez pas contents. Pas contents du tout". 5 film inglesi. Penitenziario braccio femminile, di Jack Lee Thompson. "Encore un sujet rebattu et rien n'a été fait pour renouveler le genre. Principale attraction : Diana Dors, la Marylin Monroe anglaise". 19 film americani. Saadia, di Albert Lewin. "Le premier film de Lewin qui soit vraiment décevant. On ne demande pas à croire à cette rocambolesque histoire…, mais au moins à être séduit. La beauté tapageuse de Rita Gam et la finesse de Mel Ferrer n'arrivent pas à ce résultat". È vero, Saadia non è un granché. Chissà cosa pensarono, pochi anni dopo, de L'idolo vivente. Io lo vidi da bambino, ricordo che mi piacque assai. Poi chissà. E comunque fu l'ultimo film di Lewin. Lord Brummell, di Curtis Bernhardt. "Du danger de s'attaquer aux légendes. Malgré les efforts conjugués du réalisateur et des interprètes, celle-ci n'arrive pas à prendre corps sur l'écran. Il la fallait plus irréelle ou plus sordide". Anche quello visto da bambino, piaciuto anche quello, ma stavolta mi colpisce l'ultima frase: parola per parola, era quello che dicevo e dico ancora agli amici a proposito di Ed Wood di Burton. Un bacio e una pistola. "Voir la critique de ce film page 42." Mica scemi. Anche se esce ad agosto quelli se ne accorgono, che è un pugno nei denti. A pagina quarantadue. La rivolta delle recluse, di Lewis Seiler con Ida Lupino. "Dans une prison de femmes où les exactions d'une surveillante conduiront à la révolte. Cette dure histoire est contée sans trop de concessions à la sentimentalité du grand public et Ida Lupino, en vraie comédienne, a accepté un rôle odieux où elle demeure ce qu'elle a toujours été : talentueuse et intelligVA BENE LA SMETTO

Il fatto è che ho comprato oggi da un bouquiniste sotto casa il volume che raccoglie in anastatica l'anno 1955 dei "Cahiers". Uscì nel 1989. Nel 1990 costava 340 FF (280 FF se lo compravi prima del 31/12/1989). L'ho pagato 15 €.
So' contento.

giovedì 31 marzo 2011

Senza ironia

Prevedo che l'uomo si rassegnerà a imprese ogni giorno più atroci; presto non vi saranno più che guerrieri e banditi; dò loro questo consiglio: l'esecutore di un'impresa atroce immagini d'averla già compiuta, s'imponga un futuro che sia irrevocabile come il passato.
Jorge Luis Borges, Finzioni ("Il giardino dei sentieri che si biforcano"), Einaudi, Torino 1955, p. 82.

Qualche nota in margine a questo post.

Sul sito del "Nouvel observateur", 29 marzo sera, un breve articolo sull'esito dell'incontro Sarkozy-Cameron colpisce la mia attenzione. Firmato da Vincent Jauvert, in un capoverso entra leggermente in collisione con la linea del settimanale francese, che ho già esposto sommariamente. Dice:

- Il y est affirmé que l'intervention militaire a permis de sauver des 'centaines de milliers de personnes d'une catastrophe humanitaire annoncée'. D'où vient ce chiffre très important? Mystère.

Sì, lo so. Nel link che ho messo sopra questo capoverso non lo trovi. Era il primo punto "strano" della dichiarazione franco-britannica, secondo Jauvert. Dopo poche ore è sparito.
(Ieri mattina, da commentatore, gli ho chiesto gentilmente spiegazioni. Non so proprio cosa mi ha preso, tanto più che i commenti del nouvelobs sono un mix di spam e preoccupante spazioazzurro. Per il momento non ho avuto risposta.)

***

Quand'è che ho cominciato a dubitare di quel che leggevo sui giornali (soprattutto di centrosinistra, se non nettamente a sinistra, come "il manifesto") e vedevo in tv? Quando vidi le fosse scavate nella sabbia, davanti al Mediterraneo? Forse sì, non ricordo. Ricordo invece la reazione vergognosa che ebbi di fronte all'editoriale di Vittorio Zucconi, l'indomani, su "la Repubblica". Vittorio Zucconi, per molti giorni, firmò gli editoriali sulla Libia. Mi chiedevo perché, con quali credenziali. (E dire che a me Zucconi sta pure simpatico.) E ricordo ancora di non esser riuscito a trattenermi dal notare la strana costruzione dell'articolo, una "littérature du ressassement" (ma da "roman de gare", con un'ideuzza ripetuta ad libitum pur essendo già mediocre in partenza), l'assurdità di un editoriale che girava freneticamente in tondo, come il trito criceto nell'annosa ruota, per arenarsi esausto su un'immagine grottesca:

Se non ci fosse la maledetta spiaggia, soltanto grigia e malinconicamente fuori stagione e fuori tempo, come nel finale dei film di Fellini. Quale governo rispettabile oserà mai più farsi fotografare mentre ossequia e bacia il macellaio di Tripoli, ci si chiedeva ieri? Quale turista, per quanto disperato, oserà mai affondare la paletta in quella sabbia.

Era il 24 febbraio. La paletta mi faceva ridere. Sardonicamente, ma ho riso. Mi sentivo peggio di Jünger a Parigi, questa è la verità. Da un canto. Ma va detto a mia misera difesa che dall'altro canto, forse, qualcosa non mi tornava.
Il giorno dopo (25 febbraio) leggo, sempre su "Repubblica", un articolo di Vincenzo Nigro, l'inviato di "Repubblica" a Tripoli.
Addio paletta di piccoli Burke & Hare, addio maledetta spiaggia tripolitanriminese, addio turista disperato: "F for Fake". Ma nella chiusa tutto viene miracolosamente riesumato: un capolavoro di prestidigitazione che avrebbe ricevuto il plauso di Orson Welles.

Da Bab Al-Aziziya o dal luogo in cui si ripara, Gheddafi comunque sta provando a dare gli ultimi ordini. Carri armati sono stati visti in marcia verso Misurata, a Zawia si è combattuto, dicono che bombe e missili dell'esercito avrebbero colpito i ribelli, 40 morti e anche una moschea distrutta. Da qui, dalla "calma" di Tripoli è difficile, impossibile verificare, sapere, conoscere i dettagli: in albergo confermano che verso Zawia l'esercito, o i mercenari che siano, si preparano a difendere la strada verso Tripoli. Non c'è nessun modo per confermare i racconti di chi ha visto miliziani entrare negli ospedali a uccidere i rivoltosi feriti e ricoverati. Nessuna conferma nemmeno sulla nazionalità dei mercenari (italiani? Sembra impossibile).
Un libico, arrivando con noi in aereo, guardava le foto delle fosse in cui sono state sepolte alcune delle vittime. "Non è una fossa comune, è uno dei cimiteri di Tripoli, vicino al mare, si vedono anche le sepolture più vecchie in secondo piano". Ma ormai è chiaro: nella guerra contro Gheddafi ci sono tante notizie diffuse senza controllo, rilanciate e trasformate in fatti veri.
Tante delle cose di cui accusano Gheddafi oggi sono clamorosamente false. Ma nei 40 anni del suo regno migliaia di ribelli nelle fosse comuni ci sono finiti per davvero: presto qualcuno potrebbe andare a scavare quelle vere. A rovistare nel passato di un regime che questa sera, a Tripoli, ormai sembra senza futuro.

Vertigini temporali, ancora una volta, spiagge dai sentieri che si biforcano. Storpiando l'amico Hayao Yamaneko, "se le immagini del presente sono truccate, usa le immagini vere del passato". Tanto la DeLorean dell'informazione funziona anche invertendo la freccia del tempo, come insegna Martin Amis: back to the past.

26 febbraio. Nigro comincia a essere davvero a disagio. Questo articolo lo lessi sul cartaceo, non avevo accesso alla rete.

I racconti che da Tripoli rimbalzano su Reuters e sulle tivù parlano di decine di morti. È inutile, è impossibile chiedere di andare a controllare, verificare negli ospedali. Una rivoluzione che crolla è pericolosa e bugiarda, una rivoluzione che arriva non è attendibile, e di sicuro usa tutta la disinformazione, le bugie che può inventarsi per rovesciare il regime. Cattive informazioni nella notizia dell' aeroporto militare sotto il controllo dei ribelli, così come bocconi avvelenati sulle fosse comuni in riva al mare che invece sono il triste cimitero di Tayura. […] Troppo tardi il regime si è accorto di alcuni errori, tra cui quello degli ultimi giorni: aver provato a tener fuori i grandi media stranieri, le odiate Al Jazeera e Al Arabiya. [Nigro non pensa o omette di ricordare che Al Jazeera è di proprietà del Qatar, che pare abbia qualche interesse a veder cadere Gheddafi] Dovevano evitare piazza Tahrir, ma è stato un autogol. Dall' estero, parlando al telefono con i libici, inventando e ingigantendo quello che è successo per davvero, i network arabi hanno accelerato la decomposizione del regime. Non è vero che i cacciabombardieri abbiano colpito indiscriminatamente i quartieri di Fashlun, Siahia, Gerganesh: abbiamo visto, ci siamo fatti raccontare le case, le strade, e non ci sono i segni dei bombardamenti. Gli aerei hanno lavorato sulla strada di Misurata contro colonne di ribelli che adesso sembrano di nuovo in marcia verso la capitale.

In questo contesto l'ultima frase è un'ipotesi assolutamente verosimile, ma senza riscontri. Nigro non è sulla strada di Misurata e visto quel che ha appena scritto sorprende l'assenza di fonti. Quel "sembrano" spostato più avanti, tuttavia, mi suona come un'ammissione-lapsus. Ma comunque si noti la differenza che Nigro suggerisce tra i bombardamenti aerei indiscriminati contro i civili (falsi, all'epoca) e quelli contro persone armate (verosimili, ripeto).
Purtroppo sul sito di "Repubblica" l'articolo di Nigro (la cui importanza è testimoniata dal richiamo sulla prima pagina del cartaceo) è indicizzato malissimo. Forse quel giorno non apparve sul sito o più probabilmente ci restò pochissimo, non posso saperlo. Fatto sta che se copi qualsiasi passo e lo incolli virgolettandolo su google ottieni solo quattro risultati (o nove, dipende dal passo citato). E uno di essi rimanda al sito di "Repubblica". Il che è quantomeno strano, se si considera che la rete è un ricettacolo di mammolette pacifiste, complottisti balbuzienti e dietrologi disperatamente alla ricerca del segreto che tramuti in oro la quinta acqua del bollito.
Ed è un peccato perché tra tutti gli articoli di Nigro che ho letto, questo mi sembrava il più documentato, il più interessante, il più onesto.

Il 18 marzo torna Vittorio Zucconi. E chiude definitivamente la questione.

In Libia, come in Egitto, era la voce di una gioventù cresciuta nel sogno di Internet, non nella aspirazione al gilet al tritolo, a chiedere aiuto. A dimostrare di essere pronta a pagare con il proprio sangue la liberazione, mentre qualcuno osava ironizzare sull´esistenza di fosse comuni o distinguere fra sepolture individuali o di massa.

Niente ironia: lo ordina Zucconi. Strano divieto, lanciato da un giornalista che ho spesso apprezzato per la capacità di destreggiarsi nell'arte dell'ironia, che puntella una carriera di articoli sul nulla siderale (buffi costumi locali statunitensi, piccoli cruccetti del nerd, simpatica vita da nonno).
Niente ironia, siamo d'accordo. Ma le notizie? "Non capisco, non si sente!…" Il rumore del Mediterraneo è assordante. In ogni caso la richiesta è maleducata, fortuna che ormai la fa solo "qualcuno": come si permette, come "osa" chiedermelo? Io sono una persona seria, un professionista, per i poveracci che vanno a pesca di notizie c'è Paparazzo.
Visto il tono preferisco ubbidire. Ed è per questo che non ho intitolato il post "Porca paletta".


(1) Lascia sbalorditi, sul sito del quotidiano (diretto proprio da Zucconi) l'assenza assoluta di articoli di esperti. Per settimane la geopolitica si è ridotta a un link che rimandava al sito di "Limes", dello stesso gruppo editoriale. Pochi giorni dopo l'intervento militare il link è stato tolto dalla pagina. Si aspetta ancora il suo ritorno. Forse quel che vi si trova non conforta la linea del giornale, espressa in chiari termini in questa riunione di redazione.

lunedì 28 marzo 2011

Tonsils. Positively tonsils.

Sento or ora la presentatrice del canale francese all-news i>TELE che introduce un reportage sull'avanzata verso Tripoli in questi termini: "Les rebelles ont repris les villes d'Ajdabiya et de Ras Lanouf appuyés par les bombardements de la coalition…". Lo dice senza batter ciglio. L'avanzata militare resta naturalmente la notizia principale e al resto viene assegnato lo strapuntino della proposizione subordinata, di modo che lo spettatore francese possa godersi tranquillamente le immagini dei combattenti, che scorrono davanti alle telecamere sventolando le bandierine della République e ringraziando Sarkozy, senza interrogarsi circa un intervento che non ha più assolutamente nulla a che fare con la legalità.
Se non col senno di poi, stampata in faccia quella comica espressione di sorpresa che gli inglesi chiamano double take e di cui Edward Everett Horton fu maestro indiscusso.

mercoledì 23 marzo 2011

La marseillaise

Lyrics:

Nos partenaires
la population
d'ores et déjà
d'ores et déjà
nos avions
des civils désarmés.

Dès hier
l'avertissement suivant
les populations civiles
nos pays
tous les participants au sommet.

Se libérer de la servitude
ces révolutions
une immense espérance
les valeurs de la démocratie et des droits de l'homme.

Ces peuples arabes ont besoin
c'est notre devoir
choisir elle-même son destin
nous avons le devoir
son appel angoissé.

Au nom de la conscience universelle.

Sur mandat du conseil de sécurité de l'ONU
et notamment le partenaire arabe
a perdu toute légitimité
de choisir lui-même son destin.

Sans délai et sans réserve
la porte de la diplomatie.

Je le dis avec solennité
devant ses responsabilités
c'est une décision grave
aux côtés de ses partenaires arabes
son rôle devant l'Histoire.


domenica 17 gennaio 2010

Buffi stupidi costumi locali: oggi, Auschwitz!

Dedicato all'on. Paolo Grimoldi, Camera dei deputati (gruppo Lega Nord) della Repubblica italiana
e
agli ill.mi genitori della scuola "Lina Mandelli" di Usmate Velate (MB).


giovedì 8 ottobre 2009

Les Gauloises bleues (Libertango)

[…] Vana opera è quella
di chi pratica l'arte del futuro
e attende al fuoco e all'are! Se dai segni
trae nemiche le sorti, spiace a quelli
che ne hanno gli auspici. Se al contrario
vinto dalla pietà non dice il vero,
fa ingiustizia agli dèi.
Tiresia a Creonte in Euripide, Le Fenicie (trad. di C. Diano).

Vedo disastri. Vedo catastrofi. Peggio: vedo avvocati!
Cassandra (Danielle Ferland) nella Dea dell’amore (Mighty Aphrodite, 1995) di Woody Allen.

Alla fine d'agosto, come capita a ciascuno di noi, la morte raggiunse Charles Foster Kane e mi si smagnetizzò il Bancomat. Telefonai alla mia banca italiana per chiedere, dato che vivo in un altro paese dell'UE, di spedirmi una nuova carta per posta. La richiesta parve esosa al bancario, particolarmente irritato: era chiaro che l'avevo smagnetizzata apposta, la carta. Alla fine desistetti, e mi limitai a comunicargli i miei dati.
O almeno ci provai. Un'impresa disperata, vista la furia del bancario.
E poi ormai ci ho fatto il callo: ho un nome difficile da capire (per non parlare del cognome).
— Mi chiamo Altiero…
— …
— … Vuole… che le faccia lo spelling…?
(tono piccato) No, guardi che ce la faccio benissimo da solo, signor Alfiero!
— … con la "t", veramente…
(seccatissimo) Alfieto!

Fleshbech.
Un mese prima.
Ho un amico con il quale non ho nulla in comune. È solo che si chiama Gualtiero, e allora ci siamo detti che la quasi omonimia bastava, se non per sigillare l'inizio di una grande amicizia (anni fa scrisse: "Come si fa sulla Terra a pronunciare la battuta 'Ricordo tutto di Parigi, i tedeschi erano in grigio, tu eri in blu'? Come si fa in un solo film ad avere due personaggi che si chiamano Ferrari e Renault? A Casablanca si può"), almeno per passare qualche giorno in vacanza assieme in una villa in campagna, dove ero ospite. (No, la casa non appartiene a Jack Nicholson.) Lo invitai. Commise l'errore di accettare.
In vacanza io mi sveglio nevroticamente tardi. Gualtiero si sveglia nevroticamente presto, sempre, non solo in vacanza. Si sveglia all'alba, per vederla, ma poi guarda sempre a ovest. Così, all'ora in cui le piante puzzano di rugiada, incontra un giardiniere che è solito bazzicare da quelle parti. E che gli chiede, insospettito dalla presenza di uno sconosciuto che volge le spalle al sole che sorge: "Mi scusi, ma dov'è finito il signor Gualtiero"?
Gualtiero, la fronte imperlata di sudore freddo, mi racconta tutto al mio primo caffè, verso le undici e mezza. Dice che non ha osato, che non ha avuto il coraggio, che le labbra gli tremavano mentre si tratteneva dal dire: 'Veramente… il signor Gualtiero… sarei io'.
Dice di aver pensato ad Alain Delon, in quel film di Joseph Losey: "Forse è meglio così, meglio tacere. Pensa, bastava che lui, la prima volta che glielo chiedono, avesse risposto: 'No, vi sbagliate, non sono il Monsieur Klein che cercate, mi avete confuso con un altro', e si sarebbe salvato".

Sempre così, in vacanza, d'estate: o si parla di calciomercato o si legge un'intervista a Rupert Everett sul supplemento di un qualsiasi quotidiano (è chiaro che Everett ha venduto una ventina d'interviste, tutte uguali, tutte insieme, a vari supplementi italiani: ne smaltiscono una all'anno, più o meno alla fine di luglio). Oppure si parla di universi paralleli, di casi nella vita, di destini incrociati. Io da anni vedo film senza guardarli e dimenticandoli immediatamente; Gualtiero non va al cinema dal 1996, ma si ricorda tutti i film che ha visto prima di quella data. O comunque si ricorda i film memorabili. Ci sono dei registi, magari non sono geniali "en el sentido nocturno y más alemán de esta mala palabra", come disse un tale a proposito di Quarto potere, ma sono dei registi intelligenti. Sono quelli che quando fanno un film lo girano in modo tale che esso produca memoria. Forse perché la loro vita o la loro opera o ambedue hanno proprio a che fare con la memoria, in qualche modo. Non lo so. E comunque non è questo il punto. Il punto è che subito dopo aver ricordato Mr. Klein, Gualtiero aggiunge un altro esempio: "… o come l'inquilino del terzo piano. Pensaci, bastava che in quella scena avesse detto al tabaccaio: 'No, grazie mille, ma io fumo solo Gauloises' e il film finiva lì".

In questo tipo di storie, la figura prediletta è quella della metafora spaziale: bivi, incroci, ecc. Un tale, sempre lui, ci ha scritto pure un racconto in cui si immaginava un parco tutto così, fatto solo di biforcazioni, non ricordo come si chiamasse, la prossima volta che vedo il giardiniere glielo chiedo, magari lui lo sa.

A dire il vero, io una domanda ce l'avrei, Mr. Polanski. Giuro che non ha nulla a che fare con la sua predilezione per le fanciulle in fiore. Pensando piuttosto alla sua opera, che spesso, retrospettivamente, è sembrata a molti una strana e amara profezia della sua stessa vita: se quest'impressione ha qualche oscura fondatezza, come mai, il 27 settembre scorso, invece di fumarsi una Marlboro, si è imbarcato per Zurigo?

domenica 13 settembre 2009

Ultimo gioco in città: come a Bucarest, la sera (+ bonus frame)

Tutto quello che ci raccontavano del comunismo era una bugia; ma il peggio è che tutto quello che ci raccontavano del capitalismo era vero.
Serguei (Serge Riaboukine), ex cosmonauta sovietico ne I lunedì al sole (Fernando León de Aranoa, 2002).

D'ora in poi il gioco sarà reloaded ogni lunedì. Il quiz in corso resta quindi aperto ancora un giorno. Ne approfitto per concedere un ultimo indizio.

venerdì 3 luglio 2009

Chiuso per ferie

Io vado in spiaggia e al cinema vacci tu.


venerdì 17 aprile 2009

Entropie — 2

“Tu fai scorrere la vita degli uomini come un fiume, e i tuoi giorni non avranno fine. Come un filo d’erba nel campo sono i giorni dell’uomo. E come la vita di un fiore, è breve la sua vita. Ma se soffia impetuoso il vento e lo porta via, di lui non resterà traccia alcuna.” Per la gloria del nostro Signore, la Chiesa deve sempre stare dalla parte del più forte.
Padre Gaspar de Carvajal (Del Negro) in Aguirre, furore di Dio (Werner Herzog, 1972).

L'originale.



Il remake.


lunedì 16 marzo 2009

Giromondo

La curiosa attrazione che prese il nome di Hale’s Tours, se davvero venne presentata [all’Esposizione Universale di Saint Louis, del 1904] nei modi previsti dal suo inventore, certo William Keefe, doveva consistere in un vagone ferroviario privo di una delle fiancate, che girava dentro un tunnel circolare la cui parete veniva a formare uno schermo continuo, senza inizio né fine. Sullo schermo venivano proiettate immagini prese da un treno in movimento.
Noël Burch, Il lucernario dell’infinito (trad. di Paola Cristalli, Il Castoro 2001), p. 40.

Inutile spiegare perché ieri sera ho ripensato a questa scena, che collocherei senza dubbio tra le dieci preferite del mio pantheon personale, se solo avessi un pantheon personale.
Poi mi sono detto che la scena poteva servire a illustrare sia i vent'anni dalla nascita di internet, sia i dieci dalla morte di Stanley Kubrick, inutile spiegare perché.



Ma poi lo so che potrebbe servire a illustrare qualsiasi cosa, in fondo.

Se un’immagine, guardata a parte, esprime nettamente qualcosa, se comporta un’interpretazione, essa non si trasformerà entrando in contatto con altre immagini; le altre immagini non avranno alcun potere su di essa, ed essa non avrà alcun potere sulle altre immagini. Né azione, né reazione: essa è definitiva e inutilizzabile, nel sistema del cinematografo.
Jean-Luc Godard, Histoire(s) du cinéma, 2b — Fatale beauté (1997).

lunedì 9 marzo 2009

Un post sporco, illuminato male

Sono un esercito, diverso da tutti gli altri. Viaggiano attraverso le stelle in direzione di un luogo chiamato Oltreverso: la loro terra promessa. Una costellazione di nuovi, oscuri mondi. Necromonger, li chiamano. E se non riescono a convertirti, ti uccideranno.
Aereon (Judi Dench) in The Chronicles of Riddick (David Twohy, 2004).

Nella mia vita ho visto anche The Chronicles of Riddick, che è meno gagliardo di Pitch Black ma ha la mia simpatia. Perché è imbecille all'ennesima potenza, senza ritegno, con effetti speciali digitali raffazzonati, perché Vin Diesel mi fa ridere, sembra finto dalla testa ai piedi e forse lo è, perché la storia è assolutamente incomprensibile e a nessuno frega nulla (sembra riallacciarsi a un film precedente, appunto Pitch Black, con cui però non c'entra niente, in comune c'è solo Vin), si va avanti così per un'ora e mezzo tra sparatorie, scazzottate, battutacce da osteria e ricapitolazioni continue per chi si è distratto coi pop-corn (e ovviamente a ogni riepilogo si capisce sempre meno). Di tanto in tanto c'è Judi Dench che appare e scompare, come a dire "centelliniamo le apparizioni clou della guest star", ma non è Lillian Gish o Bette Davis, è Judi Dench. A un certo punto c'è pure Thandie Newton, che non ho capito se è buona o cattiva, però nell'ultima comparsata va a spasso inguainata in un corpetto da cui palpitano tette che non ha, è il corpetto che le fa apparire così, si chiama effetto wonderbra, comunque rimangono dentro. I cattivi del film, se ho capito bene, si chiamano "Necromonger", e nel film la parola viene detta in continuazione: "i Necromonger" di qua, "i Necromonger" di là… Assolutamente inutile, come questo post, ma più divertente, in compenso.


sabato 22 novembre 2008

Dacci un Taglio

Silvio Berlusconi ha vinto la sua battaglia. Consentitemi di dire che l’ha vinta con grande coraggio, che l’ha vinta quasi contro tutto e quasi contro tutti. Perché? Perché l’ha vinta contro la gran parte della stampa, la gran parte dell’informazione radiotelevisiva. E l’ha vinta anche contro molti che gli consigliavano — in amicizia — di non fare questo passo.
Quasi contro tutto e quasi contro tutti, il giornalista Emilio Fede (Emilio Fede) la sera del 28 marzo 1994 in Aprile (Nanni Moretti, 1998).

giovedì 13 novembre 2008

Elektra

LOS ANGELES - Le stelle di Hollywood non brillano più. Succede nella celebre Walk of Fame, il mitico marciapiede dove sono impressi i nomi delle celebrità del mondo dello spettacolo. La strada è davvero malridotta, tanto che la Camera di Commercio di Hollywood ha già disposto il restauro del pavimento della celebre passeggiata. Particolare attenzione meritano le stelle più “usurate”, quelle di Walter Matthau e Burt Lancaster. Nel complesso, ne saranno risistemate circa un centinaio per l'ammontare di 4,2 milioni di dollari. Creata nel 1958, la Walk of Fame tornerà all'antico splendore entro il 2010.
Hollywood - La via delle stelle cade a pezzi (articolo non firmato), “la Repubblica”, giovedì 24 luglio 2008, p. 41.

giovedì 21 agosto 2008

No hay banda?

Il silenzio è il muro di difesa dei nostri miti, è il custode della nostra sonnolenza spirituale. Ciascuno ha un piccolo tesoro di certezze personali che non pone volentieri in discussione, che chiude gelosamente nel silenzio della sua intimità. Ne facciamo tutti i giorni esperienza su noi stessi. Se quelle poche certezze vengono attaccate e scosse, bisogna ricominciare da capo e ricominciare è faticoso. Più che faticoso è umiliante. Con gli altri parliamo assai più volentieri dei particolari decorativi della nostra costruzione metafisica che delle fondamenta. E quando la costruzione è compiuta o ci sembra compiuta tanto da considerarla stabile, allora è il silenzio, tante isole di silenzio.
Norberto Bobbio, Politica culturale e politica della cultura (1952).

Solo per dire che oggi il postino mi ha recapitato un intero sacco di lettere infuriate: eindiscotecavaccitu non funziona più, urlano (e giù insulti: te li risparmio). All'inizio ho pensato che fosse uno scherzo maligno di Stenelo, poi sono andato a vedere e mi sono accorto che in effetti il sito in questione è chiuso "per un breve periodo" (più o meno il tempo che intercorre tra una sveltina e l'Impero romano, suppongo): una bega legale, pare che muxtape non sia un'alta carica istituzionale. Silenzio, quindi? Wait and hear.



Per il momento accontentati di Gardel, torna a settembre e al cinema vacci tu.

giovedì 31 luglio 2008

Chiuso per ferie (di niente, di meno)

Saccà mi ha fatto una guerra spietata ma se fossi stato nei suoi panni avrei fatto esattamente allo stesso modo. È stato un vincente. E per questa ragione posso dire di averlo rivalutato alla grande.
Giovanni Minoli, direttore di RaiEducational in vacanza a Lipari, 28 luglio 2008.

Adolf Hitler? “Pazzo ma genio.” Soprattutto perché non mise mai le mani nelle tasche… dei tedeschi. “Ha alleggerito le tasse anche durante la guerra.” Certo, “è vero che poi faceva il saccheggio contro gli ebrei”, ma questo perché il suo ministro del tesoro “non sapeva dove trovare una lira”. La Shoah ridotta a questione di deficit/Pil? Tutto il contrario di quel “coglione” di Prodi, schiavo “dell’iper ideologia dell’estrema sinistra”, che non pensa altro che a tassare gli italiani. Molto si è detto e scritto su Agostino Saccà, non che fosse appassionato di storia.
Francesco Bei, Saccà e le tasse di Hitler: “Un pazzo ma geniale, non le alzò neanche in guerra”, “la Repubblica”, 30 luglio 2008, p. 12.

Se il nostro tempo fosse una frase, non avremmo la minima idea circa il suo eventuale significato, ma sapremmo senza incertezze dove mettere gli spazi fra le parole.
Stefano Bartezzaghi, Staccare, “la Repubblica”, 30 luglio 2008, p. 44.


Questo blog stacca. Riattaccherà a settembre. Guida piano, lavati i denti due volte al giorno, rivaluta alla grande i programmi estivi di RaiFiction e RaiEducational, e al cinema vacci tu.



sabato 14 giugno 2008

Post-it: il countdown è iniziato!

Sapeva che il conto alla rovescia l’ho inventato io? Tutto cominciò da un’esigenza fondamentale emersa durante le riprese de La donna nella luna (1929). Quando girai il decollo, dissi: “Se conto uno, due, tre, quattro, dieci, cinquanta, cento — il pubblico non saprà quando decollerà. Ma se conto alla rovescia — dieci, nove, otto, sette, sei, cinque, quattro, tre, due, uno, ZERO! — allora lo saprà. Così creai il conto alla rovescia.
Fritz Lang intervistato da Peter Bogdanovich ne Il cinema secondo Fritz Lang, Pratiche Editrice, Parma 1988, p. 22.


Ricordiamo a tutti che domani, se non avete capito una minchia alla Messa in aramaico, vi aspettano ben altri rompicapi.
Come promesso pubblicamente, domenica verrà riaperto, delizia delle masse e croce del potere, L'ULTIMO GIOCO IN CITTÀ.
Attenti alla ressa davanti al botteghino, per accedere al tavolo da gioco rischiate di dover camminare sui corpi di donne e bambini (a conferma che le gioie non arrivano mai sole). Tanto più che il quiz di domani all'inizio varrà 2 (dico due!) talenti (dico talenti!).
Per chi avesse studiato male la règle du jeu, potrà ripassare da qui.
Grazie a tutti.
P.S.: A scanso di equivoci, la mia vita non è un orgasmo continuo. A volte anche a me tocca adottare scomode e umilianti posizioni. Come il dover ricordare che purtroppo il gioco si svolge in contemporanea in un'altra squallida bisca.