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venerdì 1 novembre 2024
venerdì 22 ottobre 2021
Halloween Kills (David Gordon Green, 2021)
Firmato da David Gordon Green, Halloween Kills nella prima parte si presenta come il terzo reboot del capolavoro carpenteriano (1978), dopo il dimenticabile Halloween H20: Twenty Years Later (1998) di Steve Miner e l'indimenticabile ma durissimo Halloween (2007) di Rob Zombie. Si presenta anche e subito come seguito immediato del precedente Halloween (2018, sempre di Green, e di cui non ricordo quasi nulla), quindi torna indietro di oltre quarant'anni aggiungendo un sottofinale spurio all'originale, del quale riproduce quasi perfettamente il tono, l'atmosfera, i tempi, la qualità della pellicola, le luci e persino gli attori (apparizione lampo di un sosia perfetto di Loomis/Pleasence). Nella sequenza aggiunta è una piacevole sorpresa la presenza purtroppo fugace di Jim Cummings, attore e regista inafferrabile e bizzarro, degno di maggior considerazione, ammesso e non concesso che gli interessi ricevere quella considerazione, essendo egli bizzarro e inafferrabile, una sorta di Quentin Dupieux americano.
Si torna al presente ma senza soluzione di continuità (nell'atmosfera, nella qualità della pellicola, nelle luci, ecc. ecc.) con l'originale aumentato: passa l'idea – filologicamente corretta – che nel genere in cui si inseriva Halloween non è cambiato pressoché nulla dal 1978; passa l'idea – filologicamente corretta – che verso la fine degli anni Settanta il cinema diventa una rimasticatura continua di tutto ciò che ha preceduto quegli anni: che il cinema, invenzione per eccellenza del ventesimo secolo e suo punto di partenza (1895, i numeri sono un'opinione), è fatto per registrare e proiettare in eterno quel secolo e basta, di cui ha decretato la fine con circa vent'anni d'anticipo sul calendario.
Il film procede accompagnando in ospedale la Laurie Strode di oggi, e in tal modo continua ad ammiccare al ciclo di partenza: si sovrappone quasi ucronicamente alle peripezie della Laurie Strode di ieri in Halloween 2 (1981) di Rick Rosenthal, titolo sanza infamia e sanza lode con qualche guizzo sicuramente attribuibile a Carpenter stesso (completamente suo è a mio avviso il piccolo capolavoro extra saga Halloween III: Season of the Witch, del 1982, a firma di Tommy Lee Wallace come The Thing from Another World è a firma di Christian Nyby quando in realtà è di Howard Hawks).
Bene, forse benissimo.
Quindi, il tracollo. In una ventina di minuti appaiono:
– Una coppia di afroamericani, ambedue presentati come personale ospedaliero, lei convenzionalmente sgallettata e lui placidamente scemo.
– Grossa sorpresa: lei sgallettata è il medico, lui "l'infermiera". Battuta comica.
– Una coppia di gay.
Esaurite le quote, Michael Myers le ammazza tutte. Michael Myers è il white trash, è quello che aspetta che si costituiscano le quote e poi le ammazza. Non gli piacciono i neri, non gli piacciono le donne che fanno carriera, non gli piacciono i gay.
Non è molto interessante.
(In seguito ci saranno molti dialoghi su cosa è Michael Myers, cosa è "il male", cosa è "il Male", "il male fuori da noi", "il male dentro di noi", la stessa cosa ma con "il male" con la M maiuscola, moltissimi dialoghi, tonnellate di parole come altrettante cucchiaiate di farina cruda masticate a fatica dagli attori e rifilate in pasto agli spettatori, un bolo non richiesto. E che non è molto interessante. A un certo punto c'è pure la trovata: tante persone, chiuse assieme in un luogo chiuso e animate da buonissime intenzioni, possono trasformarsi in un'unica massa mossa da pessime intenzioni. È banale? Filmiamole come fossero un branco di zombi! Peggio mi sento.)
Chiusa questa parentesi sindacale, il film viene preso in mano da un altro, è ovvio che Green è andato a mangiarsi un panino gigante. Sembra lo scarto tra la prima mezz'ora di Johnny Mnemonic e l'assurda sbobba che esausta portava quel film più che promettente ai titoli di coda.
Quando la nipote di Laurie Strode ottiene i suoi primi piani la signora accanto a me gesticola sul divano, si arrabbia: ma come? passi Jamie Lee Curtis alla casa sua senza trucco e inguardabile, ma 'ste giovanotte sciape che cosa mi rappresentano? cos'è, il festival delle cozze a caso?
E io: eeeh… è che le cozze necessarie… con quel corpo da cozza necessaria… quel volto da cozza necessaria… a portata di mano… quelle del 1978… puoi fare il postmoderno quanto ti pare… non ci sono più manco con il lanternino… eeeeeehhhh…
sabato 24 luglio 2021
La foto di famiglia
In fondo il personaggio del novax (perché per molti di noi è praticamente un oggetto di finzione) potrebbe essere la versione aggiornata dei vari Tony Camonte e Rico Bandello, che portavano senza neanche sforzarsi troppo alle logiche conseguenze tutta la retorica del successo e del self-made man, con i suoi inseparabili accessori, ossia i dollari, le pistole e le donne, in pratica l'intero armamentario dei "valori" statunitensi, a riscatto della comunità italoamericana laboriosa e pittoresca che guardava a queste semicaricature concionanti e smitraglianti con un misto di terrore e simpatia: e proprio questo specchio, più che le forme violente della rappresentazione, diede straordinario fastidio, così che negli stessi mesi in cui quei film riscuotevano il massimo successo si stilava il codice interno di censura hollywoodiana alla quale si atterrà per un ventennio buono la maggior parte della produzione cinematografica.
I discorsi strampalati del personaggio novax ricalcano certe tirate di Paul Muni o di Edward G. Robinson, con la rivendicazione delle "libertà individuali" grossolanamente ma forse non del tutto erroneamente intese, da "questo è il mio corpo e ne faccio quel che voglio" ai liberismi turbo, diesel o con benzina super. Non sarà esattamente "noi", ma fa parte della nostra foto di famiglia e forse ne incarna lo spirito più autentico.
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domenica 18 luglio 2021
venerdì 18 ottobre 2019
lunedì 22 luglio 2019
Stranger Things S03 (The Duffer Brothers, 2019)
La terza stagione di Stranger Things è come ormai sanno tutti superiore alla seconda. Secondo me è anche migliore della prima, perché trova finalmente una sua verità nel raffazzonato, nel ritmo affannosamente reinventato tra una sequenza e l'altra e mai uguale a se stesso, nel suo sostanziale non andare a parare mai da nessuna parte, a tal punto che giunti oltre la metà della stagione, e forse fino alla fine, non si capisce di cosa si stia parlando, quale sia la posta in gioco, senza che questo abbia la minima importanza per garantire il moderato ma sicuro divertimento. Questo è il vero spirito degli "anni Ottanta", l'iceberg di cui la prima stagione mostrava solo la punta di Spielberg e dei suoi fortunati compari (nonché di Stephen King e di vari videogiochi di successo ma a rischio zero, da Life is Strange a Beyond). Vada invece per i neocormaniani che "non ce l'hanno fatta", da Tremors alla Troma, da Basket Case a Society, da Wes Craven al nostro amatissimo Romero (Day of the Dead era costato due dollari, contrariamente al precedente Dawn che ne era costati quattro e mezzo, splendida l'idea di proiettare il primo nel centro commerciale del secondo) a Terminator (idem, film a bassissimo costo, in attesa del noiosetto seguito, che sarà invece il primo film a costare cento milioni di dollari) a La cosa di Carpenter (che invece era caro, e la pagò il doppio). Vada per interni sfacciatamente di cartapesta, saloni con colonne bianco avorio in PVC, ruote di luna-park alte due metri come nel dimenticato The Funhouse (Il tunnel dell'orrore, 1981) di Tobe Hooper, trasparenti in auto che riescono a essere quasi altrettanto orrendi e quasi altrettanto sublimi dei migliori Hitchcock tra Cinquanta e Sessanta, vestitini fantasia da cui spuntano cosce non proprio d'alabastro e depilate alla bell'e meglio di ninfette mediamente smaliziate. Vada per i titoli di testa di cui non ricordavo graffi di pellicola nelle due precedenti edizioni, per i font decisamente "tv-movie" scelti per i titoli relativi a ciascun episodio, vada per questa tarantinata un po' tardiva, come appunto tardivo, raffazzonato, affannoso, sostanzialmente inutile ma in fondo simpatico era molto di quel cinema. Tarantino che ritrovi nel primo episodio prima della proiezione di Day of the Dead, con la sigla musicale di Grindhouse, nonché ovviamente nel riferimento alla Cosa carpenteriana, di cui The Hateful Eight è remake dichiarato, Cosa che fallì al botteghino perché più bella ma meno "perfetta" del precedente Alien (come Terminator era meno "molto molto profondo" ma più "molto molto gagliardo" di Blade Runner), Alien che a sua volta era la versione seria del primo film di Carpenter, Dark Star, raro caso di parodia à rebours, la Cosa di Carpenter di cui in Stranger Things si dice che è superiore a quella di Hawks, per una serie che sceglie invece – è la cosa che mi è piaciuta di più – di somigliare molto più a Hawks che a Carpenter, con i pischelli che parlano di cose sentimentali mentre sono inseguiti da una roba gigante e piena di denti fatta malissimo con un notebook, anche se sotto sotto pure questo Carpenter lo sapeva, anche senza un personaggio femminile in tutta la base artica quel che conta alla fine sono i tempi comici, quelli che decidi e imponi tu allo spettatore, non quelli che decide il "bel cinema", che è brutto, mentre è il brutto cinema che è bello, negli Ottanta come sempre: più o meno.
domenica 4 novembre 2018
venerdì 24 giugno 2011
Il più grande pescatore dell'Oceano Pacifico
[…]
Hawks, quindi. Viste Le tigri del pacifico (Tiger Shark) con Edward G. Robinson, impetuoso pescatore portoricano (sic, con baffoni grotteschi). All'inizio del film si fa pappare il braccio da uno squalo tigre. Ma se ne frega, lui è Mike Mascarenas, "il più grande pescatore dell'Oceano Pacifico", come ama ripetere, e per il resto del film gira con un uncino. Grandi discussioni la notte, nella tonnara, su chi andrà in Paradiso e chi no. Edward G. non ha dubbi, per quanto lo riguarda, dato che san Pietro era un pescatore come lui e sarebbe onorato alla sola idea di ospitare il grande Mike Mascarenas. Stile documentaristico (il tonno, dalla pesca alla vendita), scene thrilling con gli squali, di un realismo abbastanza inaudito (ma nei primi due-tre anni dei Trenta, Hollywood non aveva ancora il codice Hays, chissà cosa sarebbe successo, viene da pensare rivedendo i film di quei tempi, se fosse proseguito l'andazzo. Altro che Tarantino, oggi!), i tempi narrativi giusti, come sempre in Hawks: ogni situazione ha il rispetto temporale che merita. Mai la fretta, sempre il ritmo. Perfetto, no?
[…]
Mail del 14-01-2004. No, perché ho scoperto che in occasione del "Cinema ritrovato" lo danno all'"Arlecchino" di Bologna lunedì prossimo alle argh 9 del mattino con replica giovedì alle riargh 10.15.
[…]
Mail del 14-01-2004. No, perché ho scoperto che in occasione del "Cinema ritrovato" lo danno all'"Arlecchino" di Bologna lunedì prossimo alle argh 9 del mattino con replica giovedì alle riargh 10.15.
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lunedì 8 giugno 2009
Un risveglio 4: From Dusk Till Dawn
I (20.00-22.30) — IL FIUME ROSSO E L'USCITA POSTERIORE
I Tempi moderni coltivavano il sogno di un’umanità che, divisa in varie civiltà separate, avrebbe trovato un giorno l’unità e con essa la pace eterna. Oggi, la storia del pianeta è giunta a costituire un tutto indivisibile, ma ciò che realizza e assicura quest’unità così a lungo sognata è, ambulante e perpetua, la guerra. L’unità dell’umanità significa: non c’è possibilità di fuga, in nessun posto e per nessuno.
Milan Kundera, L’Arte del romanzo.
Milan Kundera, L’Arte del romanzo.
Gin outlet + Schweppes light, limone finito, niente fettina, due gocce di concentrato basteranno. Televisore acceso su canale di Stato francese, il cui processo di autononomia dal potere, ufficialmente avviato il 31 dicembre 1974, è stato arrestato qualche mese fa grazie a una riforma dell'audiovisivo applaudita da tutti. Ora la televisione è tornata a essere quella pre-'68: come fosse la RAI, di niente, di meno. Stasera Brice Hortefeux gongola. Penso che l'unica ragion d'essere al Governo di questo sinistro personaggio era garantire l'anello mancante tra Sarkozy e il Fronte Nazionale, nel 2012: just in (suit)case. (Ma non "full of blues", purtroppo.) Ora il Presidente non ha più bisogno di lui. Sono consolazioni.
Mia figlia intanto cerca di controllare una mandria di cavalli in fuga: devono attraversare il fiume che separa il salone dalla cucina. La guardo come fosse Monty Clift in un ultimo spettacolo: "Take 'em to Missouri, Matt". Le bambine sognano cavalli playmobil?
Ma sì, spegniamo la caja tonta. Andiamo in cucina. Uova, parmigiano, pepe da una parte. Pancetta (ma anche cipolla e vino bianco, sì sì, è la morte sua) dall'altra.
Mentre mangiamo la carbonara, decido che è giunta l'ora di mostrarle la seconda parte di quel film. Io avevo nove anni, quando lo vidi la prima volta. All'epoca, quando un film mi piaceva, tornavo a guardarlo. Quello lo vidi almeno 10 volte, in un solo mese. La prossima volta le farò vedere Il fiume rosso.
Arrivano le 22.00. Domani c'è scuola. Dovrebbe andare a letto. Ma non si può. A quel punto del film bisogna andare avanti per forza. Yahoo. Volume a manetta, finestre aperte, nessun vicino protesta. Ci alziamo e ci mettiamo a ballare, è la prima volta che lo vede, ma i gesti sono precisi, giusti: come se lo conoscesse a memoria. Sembra Joliet Jake: stessa leggerezza, stessa grazia, mentre cheek to cheek ci buttiamo saltellanti nella fossa dei leoni, dal podio alla rampa, in quel R'n'B, in realtà un tango camuffato, che infatti inizialmente pare fosse un ballo per soli uomini. Come faccia a conoscere i passi è un mistero. Deve essere un fatto ereditario, non c'è altra spiegazione.
Fino al minuto 5'36''. A partire da lì, il filmato è per soli adulti.
Ma sì, spegniamo la caja tonta. Andiamo in cucina. Uova, parmigiano, pepe da una parte. Pancetta (ma anche cipolla e vino bianco, sì sì, è la morte sua) dall'altra.
Mentre mangiamo la carbonara, decido che è giunta l'ora di mostrarle la seconda parte di quel film. Io avevo nove anni, quando lo vidi la prima volta. All'epoca, quando un film mi piaceva, tornavo a guardarlo. Quello lo vidi almeno 10 volte, in un solo mese. La prossima volta le farò vedere Il fiume rosso.
Arrivano le 22.00. Domani c'è scuola. Dovrebbe andare a letto. Ma non si può. A quel punto del film bisogna andare avanti per forza. Yahoo. Volume a manetta, finestre aperte, nessun vicino protesta. Ci alziamo e ci mettiamo a ballare, è la prima volta che lo vede, ma i gesti sono precisi, giusti: come se lo conoscesse a memoria. Sembra Joliet Jake: stessa leggerezza, stessa grazia, mentre cheek to cheek ci buttiamo saltellanti nella fossa dei leoni, dal podio alla rampa, in quel R'n'B, in realtà un tango camuffato, che infatti inizialmente pare fosse un ballo per soli uomini. Come faccia a conoscere i passi è un mistero. Deve essere un fatto ereditario, non c'è altra spiegazione.
Fino al minuto 5'36''. A partire da lì, il filmato è per soli adulti.
Visto? Bene. Ora: lavati i denti, spazzolali bene, ovunque, almeno due minuti, attenta che se bari me ne accorgo, sai, anche quando sono in cucina a lavare i piatti collosi di carbonara io ti vedo, ho un terzo occhio dietro la testa, io, come Peter Lorre. No, niente, lascia perdere, sbrigati, chi era Peter Lorre te lo spiego un'altra volta. Su, dai pigiama, a letto, presto. Dice "Scosta un attimo la tenda". Io "No, è ora di dormire e basta, domani c'è scuola". Lei: "Ti prego, un attimo solo, unattimosolounattimosolounattimosolounattimosolounattimosolo". Io scosto, e guardandola esasperato: "E allora?". "C'è ancora luce: è proprio estate!".
Non si è neppure addormentata che squilla il telefono. Un amico che fa il matematico nel deserto di Sonora. Non riceve la tv italiana, e non ha internet. Mi chiede dei risultati. "Non li conosco, e non me ne frega assolutamente nulla. Cosa? Eh? Parla più forte, c'è il vento che fischia nella cornetta. Eh? iesuichen? No no, guarda, non possumus proprio, ma manco per niente. Piuttosto six and three is nine, nine and nine is eighteen, gli altri calcoletti elettorali fatteli da solo e poi buttati nel Rio Grande".
Non si è neppure addormentata che squilla il telefono. Un amico che fa il matematico nel deserto di Sonora. Non riceve la tv italiana, e non ha internet. Mi chiede dei risultati. "Non li conosco, e non me ne frega assolutamente nulla. Cosa? Eh? Parla più forte, c'è il vento che fischia nella cornetta. Eh? iesuichen? No no, guarda, non possumus proprio, ma manco per niente. Piuttosto six and three is nine, nine and nine is eighteen, gli altri calcoletti elettorali fatteli da solo e poi buttati nel Rio Grande".
II (08.00) — COME SE L'AVESSI LETTA E HO UN ALTRO PROGETTO
— Vorrei fare un gran colpo, e poi ritirarmi.
— Ritirarsi? E dove?
Pike Bishop (William Holden) e Dutch Engstrom (Ernest Borgnine) ne Il mucchio selvaggio (Sam Peckinpah, 1969).
— Ritirarsi? E dove?
Pike Bishop (William Holden) e Dutch Engstrom (Ernest Borgnine) ne Il mucchio selvaggio (Sam Peckinpah, 1969).
Lei intontita dal sonno mangia biscottini davanti a "Dora l'esploratrice". È un cartone animato senza ubi consistam, se non la vaga intenzione di iniziare alla lingua inglese. A tre anni, lo guardava con passione. A quattro, ha iniziato a insultare Dora e i suoi amichetti ad alta voce. A partire dai cinque anni, lo guarda con un occhio solo, muta e con una smorfia sprezzante stampata sul volto. Dora pensa forse "non mi tenere il broncio", mentre dice sempre e soltanto la stessa frase, da almeno quattro anni: "letzgo". Non l'ho mai sentita pronunciare un'altra parola di inglese. Mentre bevo il caffè scorrendo i siti d'informazione, mi dico che forse dovrei scrivere agli sceneggiatori, per suggerire un'innovazione, mica si può andare avanti per anni con "letzgo". E poi per andare dove, questo penso mentre guardo le foto di una ripugnante cozza che all'anagrafe denuncia diciotto anni, ma io lo so benissimo che è un lifting, che in realtà quella non è sua figlia ma sua nonna, ritoccata dalla plastica playmobil. Allora appena ho il tempo, scrivo agli sceneggiatori di "Dora l'esploratrice", cerco di farli ragionare: tenuto conto che a) non c'è più nulla da esplorare, gli antropologi lo sanno da più di mezzo secolo, che i Tropici sono tristi; b) Dora è in missione per conto di Dio, ossia insegnare ai mocciosi l'inglish, provino a infilarle in bocca un bel: "Dear World, I am leaving because I am bored. I feel I have lived long enough. I am leaving you with your worries in this sweet cesspool. Good luck". Distinti saluti.Bastano i titoli dei giornali, e le foto pornoelettorali. Via dalle pazze folli, andiamo su youtube. Su youtube c'è il canale di giuliodavid. Il migliore (assieme al mio, eh, che cazzo): Bene, Pietrangeli, Godard, Bergman, Fellini, Antonioni, Renoir, Sordi, Volonté, Guzzanti: di tutto, di più. Un anno fa, quando ero ancora molto maldestro, cliccai inavvertitamente su "contenuto offensivo", credo fosse in quella scena in cui lui dice: "Non sono d'accordo: andiamocene via". Gli scrissi scusandomi, lui Tranquillo, la RAI mi ha già chiuso il canale una volta, ormai sono abituato. Poi: Ma sei francese o italiano? Io: Italiano, purtroppo. Lui: Mi piace quel purtroppo.
Stamattina il mio canale mi avverte che giuliodavid ha messo su un film minore, bello solo a tratti. Ma questo, nella sua ovvia banalità, oggi direi che "ci sta".
08.25. È ora di andare a scuola. Ci incamminiamo come due zombi. Poi a un certo punto io comincio a canticchiarle all'orecchio: "Come on... baby don't you wanna go... back to that same old place... sweet home Chicago...". Lei non batte ciglio, una maschera di cera intontita dal sonno e con lo sguardo fisso sul marciapiede davanti. Ci riprovo: "Hidehidehidehi...". Le punto il dito addosso. Niente. Come onomatopare a un muro. "Hodehodehodeho." Peggio che andar di notte, l'inverno. "Hedehedehedehe." E lì, improvvisamente, spunta un mezzo sorriso. Poi si volta, e il mezzo diventa pieno, dentini compresi e forniti dalla ditta. Solitamente, quando arriviamo davanti al portone della scuola, lei scappa dentro tutta contenta, senza neppure salutarmi. Questo non lo ha preso da me. Andare all'asilo dall'età di nove mesi ti aiuta a sorridere al mondo, là fuori. Ma stavolta si ferma sulla soglia, si volta e mi dà un bel bacino.
Scusate, non abbasso perché mi piace troppo. Volume a manetta, è vero che questa canzone è proprio bella bella bella.
08.25. È ora di andare a scuola. Ci incamminiamo come due zombi. Poi a un certo punto io comincio a canticchiarle all'orecchio: "Come on... baby don't you wanna go... back to that same old place... sweet home Chicago...". Lei non batte ciglio, una maschera di cera intontita dal sonno e con lo sguardo fisso sul marciapiede davanti. Ci riprovo: "Hidehidehidehi...". Le punto il dito addosso. Niente. Come onomatopare a un muro. "Hodehodehodeho." Peggio che andar di notte, l'inverno. "Hedehedehedehe." E lì, improvvisamente, spunta un mezzo sorriso. Poi si volta, e il mezzo diventa pieno, dentini compresi e forniti dalla ditta. Solitamente, quando arriviamo davanti al portone della scuola, lei scappa dentro tutta contenta, senza neppure salutarmi. Questo non lo ha preso da me. Andare all'asilo dall'età di nove mesi ti aiuta a sorridere al mondo, là fuori. Ma stavolta si ferma sulla soglia, si volta e mi dà un bel bacino.
Scusate, non abbasso perché mi piace troppo. Volume a manetta, è vero che questa canzone è proprio bella bella bella.
sabato 6 giugno 2009
Yahoo
È questa, la cultura. È quel che resta quando sembra che lo spirito dimentichi se stesso. Un mucchio di pezzettini d'arte raccattati qua e là, messi insieme e rimissati, per giungere a un oggetto di grande consumo (estremamente lavorato, nel caso di Fantasia) sparso massicciamente nel mondo. Non basta convincere la gente che andrà meglio se appende nelle sue topaie una brutta riproduzione di Van Gogh di cui non gli frega nulla. Bisogna anche rimissare Van Gogh e Bach e tutto il resto, e bisogna mobilitare (stipendiare) migliaia di creatori di ogni sorta, in modo tale che siano rimissati in anticipo, e si ottiene Fantasia, (e un sacco di altre cose), e si ottengono sempre novità (per così dire), e se in fin dei conti la riproduzione di Van Gogh non l'ha aiutata a vivere, la gente può sempre dirsi che andrà meglio la prossima volta.
Jean-Patrick Manchette, Les Yeux de la momie, Rivages / Ecrits noirs, Paris 1997.
Jean-Patrick Manchette, Les Yeux de la momie, Rivages / Ecrits noirs, Paris 1997.
domenica 26 aprile 2009
L'ultimo gioco in città (LE SCOMMESSE SONO CHIUSE)
XIV — IO SPERIAMO CHE LO CAPISCIO
Oggi il quiz è talmente facile che lo risolverebbe anche una bambina di 7 anni.
Portatemi una bambina di 7 anni!
Detto fatto.
Ascolta il suo racconto cliccando sul "Ceraunavolta", indovina il titolo del film, vinci tre Merendero.
P.S.: Ti ricordo che le regole de L'ULTIMO GIOCO IN CITTÀ™ sono depositate presso il notaio Altamante Fruzzetti e possono essere consultate qui. Se sei cattivone e non vuoi pettinare le bamboline con me vai a giocare a pallone.
ATTENZIONE: LA PARTITA SI È CONCLUSA SULL'ALTRO TAVOLO DOMENICA 26 APRILE ALLE 14.35, MEZZ'ORA APPENA DOPO LA PUBBLICAZIONE DEL GIOCO: CREDO SIA UN RECORD, CONSEGUITO DA YAGABABA. IL FILM DA INDOVINARE ERA "IL MAGNIFICO SCHERZO" ("MONKEY BUSINESS", 1952) DI HOWARD HAWKS.
LA PROSSIMA SFIDA SI TERRÀ DOMENICA 3 MAGGIO.
L'ULTIMO GIOCO IN CITTÀ.
GRADUATORIA
afasol: 11 merendero.
arcomanno : 7 merendero.
YagaBaba: 3 merendero.
gegio: 3 merendero.
bianca: 2 merendero.
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domenica 15 marzo 2009
L'ultimo gioco in città (LE SCOMMESSE SONO CHIUSE)
VIII — GUTTERBALLS
Nulla distingue i ricordi dagli altri momenti: solo più tardi si fanno riconoscere, dalle loro cicatrici.
Voce narrante (Jean Négroni) di La Jetée (Chris Marker, 1962).
Voce narrante (Jean Négroni) di La Jetée (Chris Marker, 1962).
Indovina il film da cui è stata estratta questa sequenza e vinci due birilli.
P.S.: Ti ricordo che le regole de L'ULTIMO GIOCO IN CITTÀ™ sono depositate presso il notaio Altamante Fruzzetti e possono essere consultate qui. Se ti senti fuori dal tuo elemento vai a giocare con Jesus Quintana.
ANNUNCIAZZIONE... ANNUNCIAZZIONE! (Mercoledì 18 marzo): Indizio nascosto nell'esergo. Mi riprendo un birillo, per farne un uso più cristiano.
ATTENZIONE: LA PARTITA SI È CONCLUSA MERCOLEDÌ 18 MARZO ALLE 23.44. IL FILM DA TROVARE ERA "SCARFACE" (HOWARD HAWKS, 1932). ARCOMANNO SI AGGIUDICA UN BIRILLO.
LA PROSSIMA SFIDA SI TERRÀ DOMENICA 22 MARZO.
L'ULTIMO GIOCO IN CITTÀ.
GRADUATORIA
afasol: 8 birilli.
arcomanno: 4 birilli.
gegio: 3 birilli.
bianca: 2 birilli.
ANNUNCIAZZIONE... ANNUNCIAZZIONE! (Mercoledì 18 marzo): Indizio nascosto nell'esergo. Mi riprendo un birillo, per farne un uso più cristiano.
ATTENZIONE: LA PARTITA SI È CONCLUSA MERCOLEDÌ 18 MARZO ALLE 23.44. IL FILM DA TROVARE ERA "SCARFACE" (HOWARD HAWKS, 1932). ARCOMANNO SI AGGIUDICA UN BIRILLO.
LA PROSSIMA SFIDA SI TERRÀ DOMENICA 22 MARZO.
L'ULTIMO GIOCO IN CITTÀ.
GRADUATORIA
afasol: 8 birilli.
arcomanno: 4 birilli.
gegio: 3 birilli.
bianca: 2 birilli.
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lunedì 12 gennaio 2009
Nel cesso nessuno può sentirti urlare
— Che roba è quella?
— Veramente non lo so.
— Non lo sai. Però la stai mangiando.
— Vedi, una volta superato il riflesso del vomito si apre tutto un mondo di possibilità alimentari.
Il topolino Remy e un topo di fogna con un escremento tra le zampe nel trailer di Ratatouille (Brad Bird e Jan Pinkava, 2007).
Camorra, boss sfugge alla cattura scappando attraverso le fogne.
www.repubblica.it, 12 gennaio 2009.
— Veramente non lo so.
— Non lo sai. Però la stai mangiando.
— Vedi, una volta superato il riflesso del vomito si apre tutto un mondo di possibilità alimentari.
Il topolino Remy e un topo di fogna con un escremento tra le zampe nel trailer di Ratatouille (Brad Bird e Jan Pinkava, 2007).
Camorra, boss sfugge alla cattura scappando attraverso le fogne.
www.repubblica.it, 12 gennaio 2009.
Giù per il tubo. Geniali le lumache: prese dal panico fuggono urlando. Uno stampede degno del Fiume rosso, ma a due centimetri all'ora. Pedagogia per i più piccini: flushed away, poco meno di una promessa d'avvenire, lo scolo del cesso come ultimo orizzonte. Sotto un sole artificiale a bere piscio di gatto. Tanto quel che conta è il contegno: ossia la cannuccia, l'ombrellino e l'immancabile oliva.
lunedì 5 gennaio 2009
C'est vraiment Deguello
Alla fin fine la storia di un uomo è un po’ noiosa;
la storia di un’amicizia offre scene migliori.
Howard Hawks intervistato da Joseph Mc Bride
in Hawks on Hawks (University of California Press, 1982).
la storia di un’amicizia offre scene migliori.
Howard Hawks intervistato da Joseph Mc Bride
in Hawks on Hawks (University of California Press, 1982).
Un dollaro d'onore è pura alchimia. Anni fa, rivedendolo capii perché alcuni sostengono che John Wayne è un grande attore (su Walter Brennan e "Dude" Dean Martin già da tempo non nutrivo dubbi). Lo sanno anche i topi, ma è bene ripeterlo: è un western senza frontiera né cavalli, senza fiumi né ferrovie, senza mucche né piantagioni. Solo i segni essenziali: il dettaglio di uno sperone, due tre colpi di pistola, la stella dello sceriffo e una diligenza appena menzionata. Un’azione sostanzialmente ridotta a due luoghi: il carcere e la stanza d'albergo, con alcuni personaggi che fanno la spola. Hawks ha l'America a disposizione, e sceglie due camerette. Dentro, ci mette la vita. Tutta la vita. Più che una gabbia, è un'ideale bilancia dove ogni evento, azione, passione, sesso, età, dolore, canzoni, nostalgia, commedia, dramma ha il suo esatto peso specifico. E nessuna urgenza o necessità da colt o winchester può mai permettersi di frenare completamente il movimento legittimo di ogni essere umano, fino al singolo, gaudente atomo epicureo. In una sorta di logica d'acciaio (o di aurea verosimiglianza, se preferisci), tutto ha diritto d'esistere nel Kammerspiel hawksiano, tranne la morte. Roba da perdere la testa.
“Sei tu, Howard? Credevo te ne fossi andato” disse Ford, aspirando il sigaro.
“Son tornato a dirti arrivederci, Jack.”
“Arrivederci, Howard.”
Hawks stava per uscire dalla stanza quando venne richiamato da Ford: “Howard”.
“Sì, Jack?”
“Volevo dire veramente arrivederci.”
“Veramente arrivederci, Jack?”
“Veramente.”
Si strinsero la mano e Hawks si allontanò.
Tre giorni prima di morire, John Ford dice arrivederci all'amico Howard Hawks.
Lo racconta Peter Bogdanovich nel libro Il cinema secondo John Ford (Pratiche).
“Son tornato a dirti arrivederci, Jack.”
“Arrivederci, Howard.”
Hawks stava per uscire dalla stanza quando venne richiamato da Ford: “Howard”.
“Sì, Jack?”
“Volevo dire veramente arrivederci.”
“Veramente arrivederci, Jack?”
“Veramente.”
Si strinsero la mano e Hawks si allontanò.
Tre giorni prima di morire, John Ford dice arrivederci all'amico Howard Hawks.
Lo racconta Peter Bogdanovich nel libro Il cinema secondo John Ford (Pratiche).
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lunedì 16 giugno 2008
Datti all'ippica (Spam Rap)
Maintenant, je m'encrapule le plus possible.
Arthur Rimbaud, lettera a Georges Izambard, Charleville, 13 maggio 1871.
— Il mio è più grosso.
— Prego?
— Il mio cetriolo è più grosso.
Eric Stratton detto “Otter” (Tim Matheson) e la signora Marion Wormer (Verna Bloom)
al reparto frutta e verdura del supermercato in Animal House (John Landis, 1978).
E lì, ahimè, pippe.
Alberto Arbasino, Specchio delle mie brame, Einaudi, Torino 1974, p. 40.
Arthur Rimbaud, lettera a Georges Izambard, Charleville, 13 maggio 1871.
— Il mio è più grosso.
— Prego?
— Il mio cetriolo è più grosso.
Eric Stratton detto “Otter” (Tim Matheson) e la signora Marion Wormer (Verna Bloom)
al reparto frutta e verdura del supermercato in Animal House (John Landis, 1978).
E lì, ahimè, pippe.
Alberto Arbasino, Specchio delle mie brame, Einaudi, Torino 1974, p. 40.
ti basta… una… serva? eh? dopo questo trattamento riuscirai a riempire tutto il suo canale d'amore con il tuo pezzo di carne! ALL ANAL NO BULLSHIT! scusi che ore sono? e comprati un ROLEX! alessiamarcuzzi sonia braga sorca lella tutte nude come non le hai viste mai! ce l'hai 'na sigaretta? 2euro per winston pack! tutti i dvd di stan lubrick director's cazz! dolce & gabbana gucci hermes per tua moglie furiosa per la tua impotenza viagra cialis e poi sesso con vecchie troie mature culi rotti più arrapati dell'universo penis enlargement da due centimetri a tre metri che ne dici!!! basta e avanza… una serva basta e avanza... ce la fai o no? in quindici minuti ce la fai con cialis e ti ritrovi un randello per 36 ore! leggi migliaia di testimonianze risultati permanenti! lei si bagna istantaneamente e tu te ne freghi perché tanto ti protegge l'impermeabile armani prada chanel e sennò c'è il garzone del fornaio e quand'anche costui durasse poco c'è il fornaio in persona che non si muove e lì rimane e si fa venire in bocca ingoiando le tette di melitatoniolo mara carfagna pari opportunità per il tuo pistolino scopi per ore cronometrati sto cazzo col ROLEX! se prima avevo problemi a venire quando facevamo l'amore cionondimeno conciosiacosaquandofosseché l'affare non è duro ma da quando Paul ha guadagnato due centimetri in soli 20 anni mi dà delle sensazioni proprio meravigliose all'ombra dei cipressi e dentro il culo! miliardi di donne che lo prendono nel culo donne famose video zoccole e mocassini armani gratis! vergini disabili per te per me per tutti! massimizza le dimensioni della tua bacchetta magica d'amore con la nostra formula pensata solo per te! se parigi ciavesse lu mere mi' nonna ciaveva le rote e allora viagra prezzi stracciati! partecipa al gioco SFONDA LA NANA! anche tu puoi farlo smettila di sognare e agisci! le dimensioni contano e cialis fa la forza! vuoi un passaggio? comprati una PORSCHE e non rompere il cazzo a chi lo ficca davanti di dietro e di lato! 10 cose da fare al tuo amante nel tuo ordine preferito e senza rete! prendi il tuo rametto e trasformalo in una stecca di marlboro 2 euro e passa la paura! tutte le più zozze puttanacce del creato cadranno ai tuoi piedi se solo calzano scarpe versace! se ce l'hai piccolo come un pischelletto prendi questo supplemento magico o sparati una sega con i ditini inanellati da cartier mentre strizzando senza pietà le grosse poppe d'alabastro di elisabettagregoraci lei sul più bello ti
Ah, be', però…
Tu mi devi scusare, caro lettore. Ma il fatto è che a parte te, ho scoperto che le uniche persone che capitano da queste parti ci arrivano dopo aver chiesto ai motori di ricerca "foto Milena Busi". Così, mi son detto che era ora di incrementare il numero dei visitatori. Segue un filmato hardcore di quelli tosti. Ti consiglio di allontanare i bambini.
P.S.: Purtroppo al 30° secondo, nel momento più "ultimo tango a Parigi" del filmato, i sottotitoli italiani faticano a seguire il galoppo.
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giovedì 12 giugno 2008
"Cinespia!" investiga l'investigatore! Rivelazioni scottanti! Molto hush-hush!
— La solitudine l’ha inasprito, Marlowe. Ha mai voluto bene a qualcuno?
— Una volta. La sposai, ma era troppo tardi. Non ha funzionato.
Conversazione telefonica tra Stan Laurel e Philip Marlowe, intercettata nel 1964 da John Edgar Hoover e archiviata da Osvaldo Soriano in Triste, solitario y final, Ediciones Corregidor, Buenos Aires 1973.
— Lei ha figli, signor Marlow?
— La prego, si ricordi di scrivere Marlowe, con la e, altrimenti i suoi lettori mi confondono con un marinaio. Marmocchi? Per carità! Sarei stato un pessimo padre: mi ci vede a cambiare i pannolini e cantare "Fate la nanna coscine di pollo"? Però se mi passa quel barattolo di lucido da scarpe nero posso cantarle "Swanee".
— Prego, scusi?
— "Swanee"… Ma già, lei è giovane, non ha ancora sentito niente, Al Jolson non sa nemmeno chi sia.
— Dicevamo dei figli, Marlow...
— Marlowe. Be', un tempo ho avuto un gatto. Ma mi ha tradito con una coniglietta. Non che me la sia presa, intendiamoci.
— In che senso non se l'è presa?
— Be', insomma, lei mi capisce, it's okay with me, ecco.
— Questa mi sembra di averla già sentita.
— Stia a sentire, amico, non me ne importa niente se l'ha già sentita o no, io l'ho detta comunque. E ora se ne vada al diavolo, mi lasci solo, lei mi ha fatto solo venire un grande sonno, giovanotto.
L'anziano Philip Marlow, intervistato dall'inviato speciale di "Cinespia!" Stenelo Kautzsch il 9 giugno 2008 al reparto geriatrico dell'Hospital Angeles (Tijuana).
— Una volta. La sposai, ma era troppo tardi. Non ha funzionato.
Conversazione telefonica tra Stan Laurel e Philip Marlowe, intercettata nel 1964 da John Edgar Hoover e archiviata da Osvaldo Soriano in Triste, solitario y final, Ediciones Corregidor, Buenos Aires 1973.
— Lei ha figli, signor Marlow?
— La prego, si ricordi di scrivere Marlowe, con la e, altrimenti i suoi lettori mi confondono con un marinaio. Marmocchi? Per carità! Sarei stato un pessimo padre: mi ci vede a cambiare i pannolini e cantare "Fate la nanna coscine di pollo"? Però se mi passa quel barattolo di lucido da scarpe nero posso cantarle "Swanee".
— Prego, scusi?
— "Swanee"… Ma già, lei è giovane, non ha ancora sentito niente, Al Jolson non sa nemmeno chi sia.
— Dicevamo dei figli, Marlow...
— Marlowe. Be', un tempo ho avuto un gatto. Ma mi ha tradito con una coniglietta. Non che me la sia presa, intendiamoci.
— In che senso non se l'è presa?
— Be', insomma, lei mi capisce, it's okay with me, ecco.
— Questa mi sembra di averla già sentita.
— Stia a sentire, amico, non me ne importa niente se l'ha già sentita o no, io l'ho detta comunque. E ora se ne vada al diavolo, mi lasci solo, lei mi ha fatto solo venire un grande sonno, giovanotto.
L'anziano Philip Marlow, intervistato dall'inviato speciale di "Cinespia!" Stenelo Kautzsch il 9 giugno 2008 al reparto geriatrico dell'Hospital Angeles (Tijuana).
Non c'è che dire, cari lettori. Incrociando questi due documenti è chiaro che qualcosa non torna. La confusione del vecchio investigatore privato tra un bambino e un animale domestico è l'indizio che gatta ci cova, se possiamo permetterci il gioco di parole. La senilità non spiega tutto, soprattutto se confrontiamo le parole di Marlowe con due reperti audiovisivi che siamo riusciti a procurarci secondo i soliti metodi, ben noti ai fedeli lettori della nostra infallibile rivista (parlano da sé i 754 processi in diffamazione, tutti vinti da noi). In questo filmato, ad esempio, vediamo un già non più giovane Marlowe sdegnare la duplice opportunità di un matrimonio onesto e non privo di interessanti risvolti economici. Guardiamolo mentre il padre delle due pretendenti lo mette generosamente in guardia, premonitore:
Ma il matrimonio non s'aveva da fare, chiaramente, e in nome di un "desiderio d'indipendenza" tanto assurdo quanto malriposto, il nostro sprecherà gli anni più belli in vagabondaggi notturni per squallidi supermercati, in cerca di quel senso dell'esistenza che l'uomo di ieri e di oggi può trovare solo nell'ambito di una sana vita domestica, tra l'affetto e la consolazione di una moglie fedele e la luminosa speranza delle nuove generazioni:
Come andò a finire, cari lettori, ormai lo sanno anche i topi (per tacer dei gatti! se ci è concessa una punta di leggerezza umoristica). Un matrimonio tardivo, con una donna di facili costumi (troppo, troppo giovane; e troppo, troppo ricca!), ed è subito crisi, con l'inevitabile separazione, e quindi il divorzio: un copione fatale. Durò appena qualche mese, l'unione tra Philip e Linda Loring. Troppo poco per far venire alla luce un piccolo Marlowe. Troppo poco? È tutto da vedere! E noi di "Cinespia!" abbiamo visto e sentito tutto. Spulciando gli archivi dell'ospedale pubblico di Poodle Springs, siamo riusciti a rintracciare un certificato di nascita risalente al 1953 (sì, ahimé, cari lettori, avete già capito, si tratta di una paternità precedente il matrimonio vero e proprio, ma noi non siamo qui per giudicare e ci atteniamo ai fatti, senza omettere nulla). Una povera creatura senza nome, abbandonata senza neppure offrirle la salvezza del battesimo da tali "Mr. P.M." e "Miss L.L." (come risulta dal suddetto certificato).
Ma dopo molte ricerche "Cinespia!" ha ritrovato per voi le tracce del figlio di Marlowe! È lui, senz'ombra di dubbio. Distrutto dalle vicissitudini e dai vizi, privato dell'amore dei genitori, senza nessuno in grado di indicargli la retta via, eccolo brancolare, inconsapevole (anche se come sapete noi di "Cinespia!" abbiamo sempre creduto nell'eredità genetica e nella predestinazione divina), sulle orme dello sciagurato padre, mentre viene ripreso dal nostro temerario inviato speciale Stenelo Kautzsch con una minicinepresa nascosta nel taschino.
Ma il matrimonio non s'aveva da fare, chiaramente, e in nome di un "desiderio d'indipendenza" tanto assurdo quanto malriposto, il nostro sprecherà gli anni più belli in vagabondaggi notturni per squallidi supermercati, in cerca di quel senso dell'esistenza che l'uomo di ieri e di oggi può trovare solo nell'ambito di una sana vita domestica, tra l'affetto e la consolazione di una moglie fedele e la luminosa speranza delle nuove generazioni:
Come andò a finire, cari lettori, ormai lo sanno anche i topi (per tacer dei gatti! se ci è concessa una punta di leggerezza umoristica). Un matrimonio tardivo, con una donna di facili costumi (troppo, troppo giovane; e troppo, troppo ricca!), ed è subito crisi, con l'inevitabile separazione, e quindi il divorzio: un copione fatale. Durò appena qualche mese, l'unione tra Philip e Linda Loring. Troppo poco per far venire alla luce un piccolo Marlowe. Troppo poco? È tutto da vedere! E noi di "Cinespia!" abbiamo visto e sentito tutto. Spulciando gli archivi dell'ospedale pubblico di Poodle Springs, siamo riusciti a rintracciare un certificato di nascita risalente al 1953 (sì, ahimé, cari lettori, avete già capito, si tratta di una paternità precedente il matrimonio vero e proprio, ma noi non siamo qui per giudicare e ci atteniamo ai fatti, senza omettere nulla). Una povera creatura senza nome, abbandonata senza neppure offrirle la salvezza del battesimo da tali "Mr. P.M." e "Miss L.L." (come risulta dal suddetto certificato).
Ma dopo molte ricerche "Cinespia!" ha ritrovato per voi le tracce del figlio di Marlowe! È lui, senz'ombra di dubbio. Distrutto dalle vicissitudini e dai vizi, privato dell'amore dei genitori, senza nessuno in grado di indicargli la retta via, eccolo brancolare, inconsapevole (anche se come sapete noi di "Cinespia!" abbiamo sempre creduto nell'eredità genetica e nella predestinazione divina), sulle orme dello sciagurato padre, mentre viene ripreso dal nostro temerario inviato speciale Stenelo Kautzsch con una minicinepresa nascosta nel taschino.
martedì 1 aprile 2008
Rio Bravo, cioè Rio Grande, cioè Rio Bravo, cioè insomma.
I Sons of the Pioneers appaiono in Rio Bravo, cioè Rio Grande, e non Rio Bravo, che è Un dollaro d'onore ed è di Hawks, mentre Rio Grande (cioè Rio Bravo) è di Ford e questa bistecca è mia, Valance. La cavalleria bivacca e quelli spuntano da chissà dove e si mettono a spingere la canzoncina (pousser la chansonnette, mi piace l'espressione francese, che ce posso fa'). Secondo me l'unico western in cui un momento musicale si integra perfettamente con l'azione resta Rio Bravo, quello di Hawks (ma in Hawks, e in particolare in quel film, tutto si integra perfettamente, è un cinema performativo, finché c'è vita c'è cinema e viceversa) e non Rio Bravo di Ford, che infatti si chiama Rio Grande. Non ci si bagna mai due volte nello stesso film, e infatti Rio Bravo e Rio Grande sono lo stesso fiume, ma non lo stesso film. E tutto questo ci porta al vecchio Drugo, che infatti non si chiama Drugo ma Dude, come Dean Martin in Rio Bravo, quello con John Wayne ma non quello di Ford. E anche se tumbleweed è intraducibile, è proprio con i figli dei pionieri che si apre Il grande Lebowski, è una bella canzoncina spinta dal vento (mais faudrait pas trop pousser, tout de même), precisa e confusa come un tumbleweed, e si integra perfettamente con l'azione del film, tanto in quel film nulla si integra perfettamente, è un cinema post performativo, finché c'è cinema c'è cinema e viceversa e va bene così.
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