"La partita di Berlusconi è finita, game over."
sabato 18 gennaio 2014
mercoledì 15 gennaio 2014
Lonely voices
Ieri dalla Gruber c'era Dario Franceschini.
Non ha risposto a nessuna domanda: su Napolitano, su Letta,
su De Girolamo. Su nulla. Unico punto fermo: "il PD ha il diritto di
interessarsi alla formazione di un nuovo centrodestra". Un tempo il PCI
aveva "il senso dello Stato", si diceva: in realtà se lo attribuiva da solo, suonandosela e cantandosela grazie
alle pratiche semicriminogene degli avversari (non erano solo pratiche, ma strutture ideologiche semicriminogene). Ora il PD è lo Stato tout
court. E dall'alto della sua posizione di garante elargisce premi o
punizioni ai due partiti rimasti. Li accudisce o li sermona come il
cerusico o il parroco al capezzale del malato
È Massimo Bucchi elevato a
live art e venduto da Guzzanti a TeleProboscide.
Questo pensavo ieri. Poi oggi l'ho letto scritto meglio.
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sabato 11 gennaio 2014
Make 'em laugh Dieudonné
Dieudonné è davvero un comico mediocre ma quando oggi ha detto a
proposito di Ariel Sharon: "Après une longue carrière militaire et
politique, il a fait le choix de se tourner vers le dialogue avec les
Palestiniens", confesso di essermi fatto una bella risata.
Lo so che è una castroneria ma Dieudonné non è mica uno storico, non è mica il Presidente della Repubblica francese.
È solo un comico.
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non so se mi spiego,
vietato ai minori
lunedì 6 gennaio 2014
Risque potentiel de départ de feu
Esemplare l'odierna rete nazionale. Un'emorragia cerebrale funziona come carta
moschicida del male. Lui da una parte, noi dall'altra: buoni per forza.
Siamo gente perbene, pavlovianamente. Il male? Dopo millenni di
ricerche lo abbiamo finalmente identificato: sono i grillini. Problema
risolto, il nostro e il loro. Due piccioni con una fava. Conta solo il conforto del
posizionamento*, il sollievo che ormai procura qualsiasi fenomeno, anche il
più sinistro, soprattutto il più sinistro.
Infatti stasera c'era la
partita di pallone.
* "Bouillon de Culture", France2, 10 settembre 1993.
Bernard Pivot: La phrase que Dieu vous dira après votre mort.
Jean-Luc Godard: C'est pas trop tôt, mettez-vous là.
martedì 31 dicembre 2013
Un'Europa semplice
Alle europee dobbiamo presidiare lo spazio politico che va da Martin Schulz ad Alexis Tsipras (Syriza, Gue, ndr).
Vogliamo lavorare perché le famiglie europee si incontrino
e rimescolino. Nell’universo della sinistra socialista europea che
pratica le larghe intese ed è subordinata ai diktat della
teocrazia finanziaria, Martin è invece la punta di diamante di un
pensiero autonomo. Per noi il socialismo europeo non è un approdo
ideologico ma il luogo più importante della ricostruzione della
sinistra e dell’Europa. Tsipras invece ha il fascino del più coerente
critico nei confronti del sadismo della tecnocrazia europea, ma
sempre ha cercato di emanciparsi dal minoritarismo
e dall’estremismo. Tra questi due personaggi c’è uno spazio
politico su cui occorre lavorare.
Nichi Vendola, intervista a "il manifesto", 30 dicembre 2013.
Ma un momento dopo: «E che, vado di nuovo a cacciarmi in un guaio, e più grosso ancora?».
Riprese cantando la strada verso casa.
Riprese cantando la strada verso casa.
Leonardo Sciascia, Una storia semplice, Milano 1989.
lunedì 30 dicembre 2013
ευτυχισμένο το νέο έτος
"Nello specchio congelato dello schermo, gli spettatori non vedono in questo momento nulla che evochi i cittadini rispettabili di una democrazia.
Ecco appunto l’essenziale: questo pubblico, così perfettamente privato di libertà, e che ha sopportato tutto, merita meno di ogni altro di essere trattato con riguardo."
Ecco appunto l’essenziale: questo pubblico, così perfettamente privato di libertà, e che ha sopportato tutto, merita meno di ogni altro di essere trattato con riguardo."
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Guy Debord,
In girum imus nocte et consumimur igni
domenica 15 dicembre 2013
All right, Beatrice, there was no alien.
"Ti assicuro che da
questo momento in poi cancello dalla mia memoria quanto ho ora
ricordato. Voglio solo pensare il meglio di te a cominciare dal fatto
che sei la figlia di Altiero Spinelli. Ricordalo sempre anche tu e sarà
il tuo maggior bene."
Eugenio Scalfari, Un Paese che perde il senso delle parole, "la Repubblica", domenica 15 dicembre 2013.
domenica 8 dicembre 2013
Complimenti al ghostwriter
"Il treno su cui siamo saliti è il nostro treno e da quel treno non scenderà nessuno."
Un idiota, stasera.
Qui il video di un film. Qualsiasi film.
lunedì 2 dicembre 2013
So stop your sighin'
Daniel Cohn-Bendit ripropone l'oligarchia dei "saggi" di destra
in versione rivoluzionaria sessantottina. Le due visioni hanno in
comune:
– L'idea che i popoli europei non sono in grado di capire i
problemi e le misteriose soluzioni dei nostri tempi, le "riforme" eccetera. Sono
inoltre incapaci di proiettarsi nel futuro, vivono nel presente
immediato, sono gretti, egoisti, limitati. E pensare che nel Medioevo si
progettavano cattedrali la cui costruzione richiedeva secoli! (Mai che
si ipotizzi la possibilità che ieri come oggi una cattedrale fosse
considerata un optional, e che un mattone fosse aggiunto se e quando
c'era tempo e denaro per farlo.)
– La scarsa considerazione per le questioni "sociali": se non irrilevanti, comunque non dirimenti. Ci si limita a
rattoppare, quando si può, la miseria più nera; la (ex) classe media si
arrangi: ad esempio leggendo i volantini promozionali dei supermercati
invece dei programmi elettorali, cosa che quasi tutti facciamo da una vita. Peggio per noi: non siamo degni
interlocutori della nuova "cultura politica" propugnata dai Monti e
Cohn-Bendit.
– Il segno
dell'emergenza costante come pietra tombale su qualsiasi obiezione: per gli oligarchi di destra, lo spread, il
debito pubblico, la crisi, da cui si sta sempre per "uscire", domani,
nel 2014, nel 2015, nel 2016…; da vero rivoluzionario, Cohn-Bendit ci
aggiunge l'incubo stalinista del "2043": fra trent'anni ci sarà una
catastrofe ecologica globale. Tanto quando la catastrofe (non) verrà ci
saremo già attrezzati (rovinati?) e Cohn-Bendit sarà morto e quindi
irresponsabile.
Secondo me Cohn-Bendit, come tante altre personalità politiche europee, anche degne di grande stima, non ha mai avuto una gran cultura democratica. Non era la priorità del 68 francese, non è la priorità dei tecnocrati alla Monti o alla Barroso o alla Merkel, che infatti ha una formazione politica DDR.
La figura di Giorgio Napolitano, in questo senso, è un unicum in Europa, perché racchiude in sé tutte queste Eigenschaften. Ancora una volta, come avviene da un secolo, l'Italia è l'esperimento mondiale per eccellenza, la provetta del pianeta.
Nei
fatti ha ragione Cohn-Bendit? Può darsi, basta che si sia consapevoli
di quel che dice e delle conseguenze di quel che dice. Se nessuno si
lamenta, perché "avercela con la propria epoca"? Oltre alla beffa, non sia mai che si debba "subirne i danni".
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