lunedì 17 novembre 2008

Stanley Kubrick for dummies

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Prima foto venduta dal sedicenne Kubrick alla rivista "Look".
Scattata il 12 aprile 1945, giorno della morte di Roosevelt,
fu inserita nel numero del 26 giugno 1945.


I
1951-1960


2001 è un’esperienza di tipo non verbale. Ho cercato di creare un’esperienza visiva che trascendesse i limiti del linguaggio e penetrasse direttamente nel subconscio con la sua carica emotiva e filosofica”: così Stanley Kubrick in un’intervista a "Playboy". Un’ambizione che percorre l’intera opera del prima fotografo e poi regista statunitense. Un cinema ‘non verbale’, seppur parlatissimo; fatto di lunghi carrelli, di movimenti labirintici che conducono al vicolo cieco del fermo immagine, del fotogramma (o del quadro, o del monolito) congelato; narrato con la paratassi tipica dell’infanzia e dei racconti fondatori, pensato per un pubblico adulto. I suoi “film-cervello” (Deleuze) sono ambigui, paradossali, sinuosi: comunque non verbalizzabili, se non affidandosi a ossimori. Dire che qui l’esigenza si coniuga perfettamente con la spettacolarità sarebbe poco meno di un errore. L’esigenza di Kubrick è naturalmente spettacolare, e lo spettacolo squisitamente esigente. Richiede eyes wide shut.

DAY OF THE FIGHT, 1949
A ventun anni, Kubrick abbandona la pur promettente carriera di fotografo. Per la sua prima prova cinematografica si ispira a una serie di clichés scattati per "Look”: la giornata del peso medio Walter Cartier, dal risveglio mattutino, tra i quattro muri dell’appartamento che divide col fratello gemello, allo scontro serale, nel quadrilatero del ring. Molto più che un’esercitazione, è una vera e propria sinopia dei grandi affreschi a venire. Le riprese di boxe colpirono Scorsese, che se ne ricorderà per Toro scatenato.

FLYING PADRE, 1951
Il reverendo Fred Stadtmueller guida personalmente un aeroplanino per coprire lo spazio che separa le sue parrocchie nell’arcipelago del New Mexico. Secondo cortometraggio del giovane Kubrick, che all’epoca non aveva paura di volare e sapeva pilotare un Cessna. Una curiosità.

FEAR AND DESIRE, 1953
Il primo lungometraggio, autoprodotto e subito ripudiato dallo stesso regista, che si rifiutò di mostrarlo (anche se di tanto in tanto qualche festival riesce a metter le mani su una copia, e credo sia stato trasmesso in televisione da Enrico Ghezzi). Non l'ho mai visto, ma da quel che ho letto sembra una bozza un po' verbosa dei temi a venire (il doppio, la guerra, la donna) e una sorprendente anticipazione di Full Metal Jacket.

THE SEAFARERS, 1953
Documentario industriale. Non l'ho mai visto, ma credo che il suo unico interesse sia quello di fornire a Kubrick l'opportunità di sperimentare per la prima volta il colore.


IL BACIO DELL’ASSASSINO (KILLER'S KISS, 1955)
Rinnegata la sua prima opera, il regista non andava fiero neppure della seconda. Sbagliava. L’inseguimento finale sui tetti, in una New York diurna eppure misteriosamente deserta (un labirinto a cielo aperto), la lotta nella fabbrica di manichini, i personaggi caratterizzati con l’accetta (in senso figurato e letterale: si veda il futuro Shining), il disprezzo della continuità temporale: un film scritto, fotografato, montato, prodotto e diretto da Stanley Kubrick.

RAPINA A MANO ARMATA (THE KILLING, 1956)
Sterling Hayden organizza un colpo grosso all’ippodromo: ha previsto e calcolato tutto, ma non la possibilità che il tempo impazzisca. La struttura narrativa esplode, e il vento sparpaglia le banconote. La rapina fallisce, ma il film è il primo capolavoro di Kubrick, che all’epoca disse: “Gangster e artista hanno una cosa in comune. Ammirati e idolatrati da tutti quando le cose vanno bene, sono i primi che poi il mondo vuol distruggere, l’uno per paura, l’altro per invidia”.

ORIZZONTI DI GLORIA (PATHS OF GLORY, 1957)
Una cerniera nell’opera di Kubrick, che per la prima volta parlò della sua volontà di coinvolgere il pubblico in un’esperienza il cui significato non fosse comunicabile verbalmente (si veda lo sconvolgente e ambiguo finale). Un teorema sul potere, realista e disincarnato. La guerra rivela e divide due spazi: lunghi carrelli in profondità nell’angusta trincea, carrelli laterali e avvolgenti negli immensi saloni dal pavimento a scacchiera del castello. A fare da pedine, gli uomini.

SPARTACUS, 1960
A riprese appena iniziate, l'attore-produttore Kirk Douglas sostituisce Anthony Mann con Kubrick, di cui aveva finanziato e interpretato Orizzonti di gloria. Il regista non gradiva la sceneggiatura progressista e metaforica del blacklisted Dalton Trumbo. Avrebbe voluto uno Spartaco più rozzo e feroce, conferendo al personaggio spessore, ambiguità e verosimiglianza. Le scene di battaglia restano comunque memorabili. Kubrick e Douglas non lavoreranno più assieme, ma grazie a questo kolossal il regista otterrà il potere e la libertà.

(CONTINUA)

Playlist con brani dai film citati. Puoi saltare da un filmato all'altro cliccando sui lati dello schermo.

2 commenti:

Marino ha detto...

Adoro Kubrick e adoro il cinema in generale. Ho rivisto di recente The Killing e adesso vorrei rivedere "Il bacio dell'assassino" ma recentemente guardo solo video, serie tv, sport, ecc. su www.yalp.alice.it. E' una web tv fantastica!

alt ha detto...

"Il bacio dell'assassino" è un film notevole. Poi dentro c'è un lungo flash-back demente con la moglie di Kubrick che fa la ballerina: degno del miglior o peggior Ed Wood.