lunedì 19 gennaio 2009

La caduta di Troia

Il est vrai que Molière œuvrait dans le comique, et c'est toujours le même problème, on finit toujours par se heurter à la même difficulté, qui est que la vie, au fond, n'est pas comique.
Michel Houellebecq, La Possibilité d'une île, Fayard, Paris 2005, p. 387.

Ricordi la scena di Prendi i soldi e scappa (1969), in cui il ladruncolo Woody Allen cerca di evadere dalla prigione fabbricandosi una rivoltella di sapone che si scioglie in una montagna di schiuma quando la punta, sotto la pioggia, contro un secondino? Quasi quarant'anni dopo, Ewan McGregor e Colin Farrell fanno esattamente la stessa cosa: costruiscono due pistole artigianali nel garage, affidandosi ai ricordi d'infanzia. Solo che in Cassandra's Dream, stupidamente intitolato Sogni e delitti dai distributori italiani, la cosa non fa più ridere per niente. Come con Dark Star di Carpenter e Alien di Scott, la parodia ha anticipato il modello "serio", ma qui l'inversione cronologica è ancora più vertiginosa: dimostra che un gag prolungato tradisce un ritardo di maturità, l'insensato desiderio di restare bambini in eterno — è il segno del fascismo, e anche quello dei nostri tempi — e le conseguenze nefaste di tale desiderio.
C'è effettivamente qualcosa di inutilmente profetico, nel gioiellino foggiato da Woody Allen un anno prima del tracollo economico-finanziario. Non a caso, durante un buon terzo del film viene evocata la figura fantasmatica dello "zio d'America e della Cina", allegorica sintesi della ricchezza moderna e mondializzata. E quando lo spirito (Zeitgeist) appare in carne e ossa, come Harry Lime nel Terzo uomo, quello che vediamo è un maiale azzimato, la subumanità a immagine e somiglianza dei subprime.
La lotta di classe ridotta ai minimi termini, quindi: la coppia dei fratelli Farrell e McGregor ha sostituito le bonnes Huppert e Bonnaire de La Cérémonie (Il buio nella mente, 1995: ancora una volta, complimenti al titolo italiano). Chabrol, ma molto più furioso. Cassandra's Dream non assomiglia davvero più al Woody Allen che conoscevamo: questo processo di separazione da se stesso era in atto da un po' di tempo, con alti e bassi, e ormai mi sembra perfettamente compiuto. Il film è irriconoscibile, almeno in apparenza. Dico in apparenza, perché per gli aficionados del regista, Cassandra's Dream è attraversato da una forma di Unheimlich, che gli italiani chiamano "perturbante", sacrificando l'essenziale connotazione familiare del termine. Gli echi deliberati delle opere precedenti non sono il frutto di uno stanco autocitazionismo: la pistola di Prendi i soldi e scappa e quella fabbricata da Farrell, appunto, ma anche il pedinamento omicida di Anjelica Huston in Crimini e misfatti (una pochade, al confronto) e quello dell'uomo d'affari, o la negazione di qualsiasi rappresentazione diretta della violenza, come in Match Point. Qui è in gioco qualcosa di molto più radicale della pigra ripetizione di modelli precedenti. È come se Woody Allen ripercorresse la propria opera per rivelare che essa si è costruita su un odio viscerale del presente. E ci obbligasse a rivisitarne i luoghi, per scoprire che non vi si trovava nulla che somigliasse a un sentimento pacificato nei confronti della realtà. Era solo che questo disprezzo prodigioso si esprimeva in filigrana, come rifiuto di rappresentazione. In altri termini, ci si faceva scudo di cose piacevoli raccontate in modo piacevole, per non essere costretti a guardare impietriti cose spaventose. In Cassandra's Dream, mi sembra che Woody Allen non riesca più a distogliere lo sguardo dalla Gorgone, e che lo faccia con un certo coraggio. La Londra piccoloborghese e contemporanea diventa il rovescio della medaglia della Rockaway Beach yiddish, fantasticata in "quell'inverno del '42" di Radio Days. Meglio: il suo specchio.


Di solito, quando un film manca di ironia percepisco tale assenza come un grave difetto (preferisco Sorrisi di una notte d'estate a Sussurri e grida, per esempio). Ma le eccezioni sono troppe per confermare la regola. Quel che mi ha colpito in Cassandra's Dream è stata proprio la sensazione di trovarmi di fronte a un film perfettamente privo di ironia. Perfettamente, e anche furiosamente, perché questa sottrazione del sorriso è perseguita con un accanimento rabbioso. Forse lo preferisco a Match Point, e stavolta la contraddizione che caratterizza i due film mi sembra raggiunga un parossismo difficilmente sostenibile e trovi al contempo un proprio cupo equilibrio: da un canto, la placidità di una messinscena sovrana, perfettamente controllata; dall'altro, una collera profonda, quasi cieca, che nulla è più in grado di trattenere. I due movimenti dovrebbero essere incompatibili; qui si tengono per mano, forse aiutati dall'algido understatement del contesto "british".
Ma l'evocazione di Meduse e Cassandre non tragga in inganno: la categoria del destino è affatto estranea alla visione del mondo del regista newyorchese, e quindi alla sua visione del cinema. Anche nei suoi film meno riusciti, Woody Allen non ha mai rappresentato qualcosa in cui non credeva. Non crede nella possibilità di un senso predefinito, di un qualsivoglia cosmo, e ancor meno nella predeterminazione. In questo senso, è veramente un ateo assoluto. Crede, eventualmente, nella fortuna: ma non come possibile declinazione del destino. E nell'idea dell'opportunità, dell'occasione (quella che pare non si debba mai lasciar "sfuggire"). E nella miseria morale dilagante, al di là delle classi sociali, delle generazioni, del sesso. Quando questi tre elementi si incontrano, il risultato è Cassandra's Dream. La scena in cui Ewan McGregor incontra i genitori della fidanzata attrice è eloquente: il padre, ascoltando i progetti dementi di finanza creativa del giovanotto, confessa che anche lui, un tempo, quando era giovane e pieno di energie, se solo avesse osato, se l'occasione si fosse presentata, se fosse stato un po' più coraggioso

P.S.: Adoro che nella scena del parco (anche stavolta sotto la pioggia, ma senza più alcuna saponetta redentrice) lo spettatore capisca le vere intenzioni dello zio qualche secondo prima di McGregor e Farrell. Saper gestire così bene l'anticipazione, fare in modo che essa non produca noia e delusione, è la caratteristica di un grande artista.


6 commenti:

francesca ha detto...

Mi sono letteralmente lanciata a noleggiare Cassandra's Dream!
Pero' attenzione che se mi piace quanto Match Point pretendo di esser rimborsata!

Buon vento

alt ha detto...

Ma se c'è l'etichetta "Stentube" vuol dire che il dvd ce l'ho, che te lo noleggi affa', te lo c..io io, no? (Pucci pucci...)
Comunque tieni conto che credo di esser l'unico a giudicare "Cassandra's Dream" meglio di "Match Point", quindi temo gli uscieri, perché nun ciò 'na lira, figuramose gli euro.

francesca ha detto...

No no, non sei l'unico: condivido il giudizio! Per stavolta niente strozzini =)

arcomanno ha detto...

Per quanto mi riguarda ti puoi tenere gli euri: il film mi è piaciuto e anche molto.
A maggior ragione continuo a pensare che Match Point sia al contrario una ciofeca indigeribile ma alla luce di questa nuova visione forse ho anche una vaga idea dei motivi:

1. MP l'ho visto doppiato. Sospetto che ormai il doppiaggio italiano levi di default ad ogni film un punto (L'altra sera abbiamo tentato di guardare il labirinto del fauno in italiano: ho cambiato lingua dopo la prima battuta)

2. Va bene i riferimenti ironici, le citazioni classiche, gli straniamenti del doppio senso: li accetto in Cassandra: il nome folle dato alla barca (ma i fratelli non hanno fatto il classico, come si dice da noi: era il nome di un levriero vincente: dunque è perfetto!). Pure il richiamo telefonatissimo alla tragedia greca va bene perché è lieve. Le metafore del destino in MP sono invece pesanti come una moussaka scaduta da tre mesi, senza contare che si condensano visivamente nella palla da tennis che va ma non va... Sorry, ma io sta moussaka non me la magno.

3. In questo film si è felicemente sentita la mancanza di Scarlett pole-in-the-ass Johanson, espressiva quanto la fiancata di un camion adibito al trasporto mucche che in MP trascina in un gorgo qualsiasi tentativo attoriale. Grande invece Colin Farrell (sempre più bravo) e anche la sua fidanzata (la bravissima Poppy di Happy-go-lucky di mike leigh, bel film pure quello).

Ah, ovviamente tutto questo IMHO.

alt ha detto...

"Il labirinto del fauno" è un gran bel film, che deve molto a questo capolavoro. Lo devo rivedere, ma il mostro con gli occhi nelle mani solo l'alzheimer me lo farà dimenticare.

Stenelo ha detto...

Mi chiede quale sia il capolavoro in questione, non perché non lo abbia visto (è "Lo spirito dell'alveare", primo lungometraggio di Victor Erice), ma perché deve aver ignorato il fauno di del Toro.
Il film di Erice al momento si può vedere in cinque parti qui (linko la prima): http://www.dailymotion.com/video/xg8pe1_el-espiritu-de-la-colmena-1973-primera-parte_shortfilms