giovedì 11 ottobre 2012

Balloon… balloon… balloon…

Rivisto (ho perso il conto: 10? 20?) Il terzo uomo con mia figlia. Da quando il micio lecca il duilio di Lime il film "svorta", come si diceva a Trastevere nei mitici anni 40. E non solo per il naso (finto, anche lì, come sempre) di Welles. Prima è quasi tutto inquadrature sghembe e dialoghi: divisi.


sabato 6 ottobre 2012

Le Repas de bébé

Moi, je connais de jolies histoires. Et je fais de belles cocottes en papier !

Mi sono accorto che Mon oncle è un film senza primi piani. Il vocabolario di Tati pare non conoscerli. Ormai una scelta del genere mi pare più audace (o tignosa) di quella di un Chaplin che disdegna il sonoro. Il massimo di avvicinamento ai personaggi è in queste due inquadrature. Entrambe vedono il bambino in identica posizione: annoiato.


Per certi versi è come se Tati perseguisse deliberatamente la visione non antropocentrica dei primi Lumière, forse passando attraverso l'esperienza percettiva del circo (di cui non so nulla). Di tutti i personaggi di Mon oncle, Hulot è il meno visibile e Tati vuole che sia così: si piega, si volta, mette la mano davanti alla faccia appena ne ha l'occasione e a volte sfidando la cosiddetta naturalità (infatti non è natura ma cultura). Forse anche in reazione all'eccessivo protagonismo chapliniano (penso in particolare a Tempi moderni e al Grande dittatore), anticipando e oltrepassando l'aspetto programmatico di un Film keatonbeckettiano. Il corpo fisico di Hulot, il suo sfumare progressivamente nell'indistinto (sempre meno corpo), fino all'astrattezza (sempre meno fisico), diventa insomma il manifesto (locandina del suo aiuto regista Pierre Etaix) dell'immagine cinematografica secondo Tati. L'occhio dello spettatore non è guidato, non è diretto: non a caso l'evoluzione dell'opera tende alla bidimensionalità, alla composizione pittorica non figurativa, in modo sempre più netto e a volte arduo se non faticoso (Trafic, alcune parti di Playtime). Monsieur Hulot attraversa questi spazi, ma in modo sempre meno "umano", e il nostro sguardo, che vorrebbe seguirlo, si perde nelle figure geometriche, nei poligoni colorati dello schermo. Più che di miopia, si potrebbe parlare di strabismo. Infatti era tutto previsto fin dai primordi: il leader Jacques Tati è un chiodo.

[Quando pubblicai il post qui c'era un video ora irreperibile. Quelli di StudioCanal sono completamente idioti.
La sequenza è comunque celeberrima: imprevisto giorno di festa al villaggio, il volenteroso postino Tati si propone non richiesto di dirigere "i lavori", ci sono "cose" da allestire, montare, costruire in fretta e furia. Tra queste, piantare un chiodo nell'estremità di un'asse di legno. Lui tiene fermo il chiodo sull'asse, un compaesano ripreso di spalle si presta a colpirlo con il suo martellone. E lo manca. Il chiodo è enorme, è il chiodo più grande della storia dell'umanità. E però lo manca: son cose che capitano. Allora Tati dice riproviamo. E quello lo manca di nuovo. Allora Tati lo guarda, e grazie a un primo piano scopriamo il volto del nostro martellatore. È completamente strabico. Pas d'problème: basta dirgli di colpire con il martello sull'estremità opposta, no? Lui esegue diligente, sbaglia come da copione, colpisce il chiodo ed ecco fatto. Semplicità.]

NOTE SPARSE:
1. Attraverso soluzioni non così diverse, si ritrova la medesima sensazione in alcune sequenze dei film di Jerry Lewis e in particolar modo nell'assolutamente folle Ragazzo tuttofare.
2. Andrea-Emilio Rizzoli mi fa notare: "Ricordo un suo cameo in un Truffaut (probabilmente Domicile conjugal) dove cercava di entrare in un vagone della metro, indeciso tra un ingresso e l'altro. Pochi secondi di arte assoluta". Me ne ero completamente dimenticato. Ho trovato la scena. Ho pensato "uh, ma quello non sembra Tati". Ma dato quel che si diceva poteva benissimo essere Tati, appunto, perché in qualche modo "non si somiglia". Ho cercato in un libro su Truffaut: l'attore che interpreta Tati che interpreta Hulot si chiama Jacques Cottin. QED. (Fatte ulteriori ricerche. Vertiginoso, per usare un aggettivo roso dalle tarme.)
3. «La grand-mère dit: "Je vais me servir de la margarine X". Et le grand-père qu'on représente répond: "Mais tu es folle! A nos âges, on ne change pas nos habitudes!"» (professeur Y). E quindi, a progresso concluso, il futuro apparterrà ai cani, come insegna Simak. Intanto il furbissimo nipotino John Landis raccatta l'accendisigaro della "car of tomorrow" sull'autoroute: e chiede a Belushi di riscaraventarlo dal finestrino della bluesmobile.

lunedì 1 ottobre 2012

EVER DREAM STO QUA?

Every night, all over the world, hundreds of people see sto qua in their dreams. If sto qua appears in your dreams too, or if you have any information that can help us identify him, please contact us: http://www.stoqua.org


I never see sto qua in my dream. But it must be said that he is really gigantic and scary that I feel little every time I see him.
(Arcomanio, Catanzaro, Italy)

Sto qua tiptoes to my room every night. Then I fall asleep to dream my dreams of sto qua. In dreams, I walk with sto qua. In dreams, I talk to sto qua. In dreams, sto qua is mine.
(Gudrun Ouallalla, Oslo, Netherlands)

One, two, sto qua's coming for you... :-D
(Arkancelo, Budapest, Turkey)

If you ever hear this song http://www.youtube.com/watch?v=xDXT7wC9jrc call immediately STO-QUA-666.
(Michel Mières, Montcuq, France)

sabato 22 settembre 2012

Un bel pomeriggio con la mia amica Monica Bellucci

Ieri mi ha telefonato la mia amica Monica Bellucci. Quando il marito Tchéky Karyo è fuori città per lavoro, come capita spesso, Monica si sente un po' sola e dato che sono il suo migliore amico spesso mi chiama, per sapere se ho voglia di passare a trovarla.
   Per puro caso, molti anni fa, quando non si conoscevano ancora, Tchéky cercò di ammazzarmi per mezz'ora sulla Parigi-Lione, mi sembrava di esser capitato in Duel di Spielberg. Ma ormai è acqua passata, non ho nulla contro Tchéky, anche se non è proprio amico mio, io son soprattutto amico di Monica.
   Quindi passo da lei, che come al solito mi parla dal bagno, io sto seduto sul letto, lei si trucca e mi parla, poi chiude la porta, si spoglia, si riveste, mi parla. È gradevole sentirla parlare. Parla in continuazione ma non è petulante, a volte vorrei aggiungere un commento, accennare un'idea, o più modestamente un'opinione, ma preferisco non farlo, preferisco ascoltarla. La mia amica Monica mi esime da qualsiasi fatica espressiva, non devo neppure sorridere o aggrottare le ciglia.
   E poi mi piace sentirla parlare perché dice sempre cose carine nei miei confronti: "Tu sì che sei intelligente, tu sì che mi capisci, con Tchéky a volte è difficile ma con te è diverso, sei comprensivo, con me e non solo con me, sei gentile con tutti, sei tanto caro, dolcissimo, per favore mi tireresti su la zip, grazie caro, oh grazie sei così caro, è chiaro che le donne impazziscono per te, come potrebbe essere altrimenti, pensa che sfortuna tutti quelli che non ti conoscono, ecco, sono pronta, come mi trovi, mi trovi carina, oh grazie, che bello stare con te, usciamo".
   Siamo andati a mangiarci un bel gelato, una bella stradina in salita, tipo Spaccanapoli ma meno chiassosa, tipo Mala Strana ma meno silenziosa, tutti ci salutavano e ci sorridevano, soprattutto me, il gelataio mi ha dato un bel cono gigante con tanti gusti colorati, ci siamo fatti tante battute ammiccanti ma non volgari, da pari a pari, ci conosciamo da una vita e ci vogliamo tanto bene, lui soprattutto mi vuole molto bene. Come tutti, del resto.
   Poi ci siamo trovati in un piazzale molto grande, davvero enorme, lastricato e luccicante, pedonale, c'era un discreto numero di persone che passeggiavano, in lontananza il piazzale era circondato da palazzi moderni. Monica e io, col nostro gelatone in mano. L'insieme sarebbe dovuto essere discretamente brutto ma io improvvisamente ho detto a Monica, credo che in tutto quel pomeriggio sia stata l'unica frase che le ho detto: "Però in fondo non è cosi male, quest'architettura popolare sovietica". E ho soggiunto: "Non proprio il massimo, certo, ma in fondo se vai in giro per certe periferie romane anni '50, anni '60, vedi cose ben peggiori. Del resto immagino che tu lo sappia, tu sei nata a Città di Castello, non è mica così lontana da Roma".

   A ben pensarci forse l'aggiunta l'ho solo pensata. Forse stavo per dirla ma mi sono trattenuto perché la mia amica Monica si era rimessa a parlare. A dire cose belle e giuste su di me.

venerdì 21 settembre 2012

circa un minuto fa · Mi piace

J’aime, je n'aime pas : cela n'a aucune importance pour personne; cela, apparemment, n'a pas de sens. Et pourtant tout cela veut dire : mon corps n'est pas le même que le vôtre. Ainsi, dans cette écume anar­chique des goûts et des dégoûts, sorte de hachurage distrait, se dessine peu à peu la figure d'une énigme corporelle, appelant complicité ou irrita­tion. Ici commence l'intimidation du corps, qui oblige l'autre à me supporter libéralement, à rester silencieux et courtois devant des jouissances ou des refus qu'il ne partage pas.
(Une mouche m'agace, je la tue : on tue ce qui vous agace. Si je n'avais pas tué la mouche, c'eût été par pur libéralisme: je suis libéral pour ne pas être un assassin.)
Roland Barthes, Barthes par Barthes (1975), in Œuvres complètes, t. 3 1974-1980, Seuil, Paris 1995, p. 184.


giovedì 20 settembre 2012

Prince of Darkness

Guidati da un buffo Pitagorico cinese e da un Don Camillo alcolizzato, topi di biblioteca si imbattono nella più importante delle scoperte, custodita nella più improbabile delle città, tenuta nascosta per millenni dalla più grulla istituzione cattolica, apostolica e romana: Dio esiste, ma è solo quello veterotestamentario della dottrina marcionita.


mercoledì 19 settembre 2012

venerdì 10 agosto 2012

HA FINALMENTE UN VOLTO L'UOMO CHE HA ABBATTUTO ERMINIO DEBITOPUBBLICO!

Sarebbe Lanfranco Scarottone l'uomo che ha abbattuto lunedì scorso il gelataio Erminio Debitopubblico. Da ore sotto torchio della polizia, pare sull'orlo di confessare. A tradirlo sarebbe stata una macchia di gelato al pistacchio (particolarmente visibile dato che la camicia bianca indossata da Scarottone il giorno del delitto era bianca). Ancora sconosciuti i moventi dell'abbattimento di Debitopubblico, che non aveva nemici, anzi riscuoteva plausi e consensi presso tutta la comunità di Girangiula, che sabato prossimo gli dedicherà una fiaccolata. (ANSA)

venerdì 3 agosto 2012

Inermi e cordiali

Che la recessione incombesse sulle teste di milioni di inermi e cordiali individui Samuel lo aveva capito dal fatto che, tanto per fare un esempio, quasi da un giorno all’altro i ristoranti alla moda (Indochine, Cipriani...), dove fino a qualche tempo prima era necessario prenotare con una decina di giorni di anticipo, avevano sempre dei coperti vuoti.
Alessandro Piperno, Inseparabili. Il fuoco amico dei ricordi, Arnoldo Mondadori Editore, Milano 2012.


lunedì 30 luglio 2012

Miao

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