lunedì 23 novembre 2009

L'ultimo gioco in città (LE SCOMMESSE SONO CHIUSE)

XXXV — IL MEDIO HA UN MESSAGGIO

Quando il dito mostra la luna, l’imbecille fa uno zoom, come dice un proverbio cinese.
Jean-Patrick Manchette, “Charlie hebdo”, n° 539, 11 marzo 1981 (ora in Les Yeux de la momie, Rivages / Ecrits noirs, Paris 1997, p. 367).

Non puntarmi il dito contro, se non hai intenzione di usarlo.
Oscar Madison (Walter Matthau) a Felix Ungar (Jack Lemmon) nella Strana coppia (Gene Saks, 1968).

Invece di fare il permaloso, guarda stoltamente questo ditinofino. Indovina in che film viene mostrato e beccati tre narici in cui infilarlo. Giovedì vedrai un altro fotogramma ma ti ritroverai con due narici raffreddate. Sabato ci sarà una terza immagine, ma otterrai solo una narice. Tappata.
AGGIORNAMENTO (giovedì 26 novembre). L'indizio per eccellenza. Due narici a chi riconosce il colpevole.
AGGIORNAMENTO (sabato 28 novembre). Tre dita per una narice.

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dito3.jpg

ATTENZIONE: La partita si è conclusa domenica 29 novembre alle 18.41. Il film da riconoscere era M — Il mostro di Düsseldorf (M, 1931) di Fritz Lang. arcomanno conferma il suo primato aggiungendo una narice alle 17 e ritrovandosi quindi con nove nasi.
La prossima sfida si terrà lunedì 30 novembre.


L'ULTIMO GIOCO IN CITTÀ.
GRADUATORIA
arcomanno: 18 narici.
afasol: 14 narici.
bianca: 14 narici.
maxeramax: 3
narici.
YagaBaba: 3
narici.
gegio: 3
narici.
Andrea: 2
narici.

8 commenti:

arcomanno ha detto...

"Ancora un'altra delle tue diavolerie, dannato zombi!"

Beh, dopo Kluge (che sei l'unico ad aver visto, anche guglando, pure dopo non si trova niente), continuiamo sul filo dell'impossibile.

Domanda scema: perché nel secondo fotogramma manca il numero 4?

bianca ha detto...

A me ricorda "Il dattiloscopista" (Tit. or.: Dactiloscopia comparada) di Ivan-Juan Vucetich.

Stenelo ha detto...

Sì, be', è per quello che avevo dato cinque punti. Comunque un po' se ne parla, e per quelli a cui tocca vivere a Parigi, segnalo sei giorni dedicati a Kluge. "La forza dei sentimenti" sarà proiettato il 13 dicembre alle cinque e mezza del pomeriggio. Io sto cercando di metterlo interamente a vostra disposizione, ma non so se riuscirò a sormontare ostacoli tecnici incomprensibili. Vi terrò informati, ma nel caso siate clementi: a zombieland la putrefazione non colpisce solo le materie organiche.*
Il punto 4 c'è, guarda meglio: proprio sulla spalla destra del personaggio ripreso di spalle. Il regista di questo film non si sarebbe lasciato sfuggire un errore così pacchiano, e all'epoca disponeva di mezzi adeguati al suo perfezionismo. Non è "Il dattiloscopista", altro errore pacchiano: basta googlare un secondo per sapere quel che comunque nessuno ignorava, e cioè che il cinema di Vucetich non conosce dettagli ma solo un avvincente successione di panorami. Il suo prediletto direttore della fotografia era completamente presbite.

* Tutti i film, fino al 1950, hanno un supporto in nitrato di cellulosa. Esso comincia a corrompersi già dal momento della fabbricazione. La degenerazione, più o meno lenta ma irreversibile, segue diversi stadi: la pellicola si restringe, poi diventa molle, le spire si ricompattano e trasudano “miele”, infine, all’ultimo stadio, decade letteralmente in polvere.
Michele Canosa, “La memoria di ciò che non ho vissuto. N.d.C. ”, in Jean Louis Schefer, L’uomo comune del cinema (traduzione di Michele Canosa), Quodlibet, Macerata 2006, p. 196, n. 37.

arcomanno ha detto...

Quest'ultimo dito guantato in fiore di maialino è eloquente, più ancora forse del primo dito deimprontato. E il film, questa volta, è uno di quelli che pesa. Qui stiamo parlando di fondamenti della cinematografia mondiale, altro che Ungaretti o chiacchiere domenicali.
A occhio e croce dovrebbe essere nientepopodimeno che M di Fritz Lang del 1931.
A me una narice tappata?

Stenelo ha detto...

Esatto. Sempre meglio di "S — Lo strangolatore di Arcore".

arcomanno ha detto...

Lo strozzatore, vorrai dire. C'è una bella differenza.

bianca ha detto...

Bravo Arco!
(Menomale è finito. No, perchè io stavo continuando a studiare il rapporto tra biometria e cinema, scoprendo anche cose abbastanza interessanti. Tra le altre, pensa un po', anche la polemica tra il regista cinese Charlie Chan - che profferiva sentenze alla Confucio («quando un albero cade, non dà più ombra») e lo stesso Fritz Lang. Chan non era convinto della narratività delle impronte digitali e ditoni in generale, pensava che "in fondo a un assassino, ci sono le passioni umane; bisogna studiare l’anima, ché le impronte sono tutte del morto." Boh.
Buonanotte e sogni d'oro.

Stenelo ha detto...

Con Jean-Claude van Damme ed Eric Cantona questo Charlie Chan farebbe un trio comico perfetto.