lunedì 8 settembre 2008

Bicchieri 2 (“Il divo”)

Andreotti — tutto cognome (anche sua Mamma — v. — lo chiamava: ♫ Andreotti). Capo storico della Democrazia Cristiana, con Fanfani (v.), ma di lui più pervicace (v. anche Almirante). Da non confondere con Andreotti, Giulio: immortale — Divino (v. Jicca). Cfr. Nixon, Pinochet, Suarto, et alii: che possano, e sia il silenzio, scomparire del tutto. E v., per il problema della reductio ad cognomen: Leoncini; Leoni.
Giuseppe A. Samonà, Quelle cose scomparse, parole (Dizionario), Ilisso, Nuoro 2004, p. 14.

Gli piacerebbe vedere un Alka-Seltzer, ecco cosa gli piacerebbe vedere adesso come adesso, un Alka-Seltzer che affonda sfrigolando in un bicchiere d’acqua fredda.
Don DeLillo, Underworld (traduzione di Delfina Vezzoli), Einaudi, Torino 1999, p. 386.

Avvicinati, Francesco: voglio rivelarti un segreto. Una cosa che non ho mai detto a nessuno.
Giulio Andreotti (Toni Servillo) a Francesco Cossiga ne Il divo (Paolo Sorrentino, 2008).

Best scene: lo schermo ridotto a guardiola, dentro il faccione di Riina: “potreiavereunbicchiered'acquaconlebollicinedentrocortesemente?”. In generale tutte le scene con la corrente andreottiana, vertigini di verosimiglianza fisiognomica (io non sono lombrosiano; ma il cinema sì, direi). L'idea spaventosa che in Italia ci siano corpi e volti che somigliano a Sbardella, che somigliano a Ciarrapico, che somigliano a Cirino Pomicino. E persino a Riina, e lì la mimesi mostra persino lo sforzo (lo sforzo! c'è qualcuno che è pronto persino a soffrire per somigliare a Riina!): per avere quel faccione da bamboccio invecchiato senza rughe, una maschera di cera ottenuta attraverso liquefazione, il sospetto di un volto chirurgicamente ricostituito dopo ustioni tremende, tipo “homme sans visage” letteralmente sciolto in seguito a esplosione di bomboletta spray.
The worst: le scene con Fanny Ardant, insopportabile virago. Non mi piaceva neppure nei due Truffe, figurarsi ora. Lei invece somiglia sempre più a se stessa, un'icona insensata e fastidiosa (cozza inconsapevole che si atteggia a fatalona, imbarazzo garantito, almeno per me). Forse pure Degli Esposti è tirata via (e pure con Scalfari qualcosa non funziona, mi sembra).

Shakespeare sì, ma Shakespeare modesto. Uno Shakespeare dell'Italia non può che essere modesto, come modesti sono i suoi dirigenti. Infatti la tirata geniale su bene e male, con Servillo che improvvisamente si mette a sputacchiare idrofobo, è tirata modesta, è tirata per i capelli, tirata che si avvita su se stessa, saliva sprecata di un gobbetto che vorrebbe esser Richard ed è invece solo cosa nostra(na; e anche strana, e anche straniante): un ennesimo alibi, insomma.
E poi le passeggiate per Roma, certo: 4 passettini fra le nuvole.
Riina che si alza davanti ad Andreotti: quelle macchioline di piscio sulla patta dei calzoni. Odor di santità (che era proprio odor di piscio, appunto).
Nella scena dei suicidi, avrei ricordato il biglietto lasciato da Gardini (o è una leggenda metropolitana?). Una parola sola: “Grazie”.


3 commenti:

Bianca ha detto...

'Sera. Sono d'accordo: M.me Ardant è troooppo intensa, anche quando sbocconcella pane e mortadella.
Mi scusi, ma io c'ho paura del busone. Scappo.

alt ha detto...

No, la Ardant non è come la mortadella. È come il gelato al pistacchio. La mortadella la fanno i ciechi.
P.S.: A proposito di ciechi, la aspetto al tavolo da gioco domani. Ci sarà l'indizio che tutti aspettano, e se vi comportate bene, forse non taglierò la seconda corona in due.

alt ha detto...

Postilla. Dato che domani finirà tutto, non vorrei morire incompreso.
1) Fanny Ardant si vede solo in due momenti. in tutto, tre minuti al massimo: basta stringere i denti o limonare con la tua ragazza (non fare ambedue le cose contemporaneamente, però). Poi passa la paura.
2) Shakespeare dei poveri, Riccardo III della domenica: è deliberato, a mio avviso. Ed è giusto così. Nella sequenza che ho rubato da youtube è ovvio che siamo di fronte a una farsa sfacciatamente kubrickiana (paranoica simmetria dell'inquadratura, teatralità caricaturale, fino all'omaggio dell'ultimo secondo ai rantoli degli astronauti nel vuoto spaziale).
3) Stasera ho visto "Gomorra". Non so cosa sostenga la critica (la critica, quella davvero te la leggi tu), ma mi pare che stavolta non c'è davvero partita, tra Garrone e Sorrentino. Se "Il divo" scivola più spesso, è anche e soprattutto perché il ragazzo corre dei rischi grossi. Ma se non lo facesse, allora al cinema vacci tu e io sto qua che aspetto la prossima puntata dei "Soprano (lo so, non c'è prossima puntata: te l'ho detto che it's all over now, ma se non mi vuoi credere, vai a fartelo spiegare da un mio amico.
4) E comunque, non chiedermi stelline. Non son mica il Merenghini. Al massimo, se proprio insisti, posso darti un buco nero.