mercoledì 16 dicembre 2009

Come in uno specchio 4

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In un tomo delle sue Lettere edificanti e curiose, pubblicate a Parigi durante la prima metà del secolo XVIII, il padre Zallinger, della Compagnia di Gesù, abbozzò un esame delle illusioni e degli errori del volgo della città di Cantòn; in una lista preliminare, annotò che il Pesce era un essere fuggitivo e risplendente che nessuno aveva mai toccato, ma che molti pretendevano di aver visto nel fondo degli specchi. Il padre Zallinger morì nel 1736, e il lavoro iniziato dalla sua penna rimase inconcluso; centocinquant’anni dopo, Herbert Allen Giles riprese l’opera interrotta.
Secondo Giles la favola del Pesce fa parte di un mito più ampio, che si situa nell’epoca leggendaria dell’Imperatore Giallo.
A quel tempo il mondo degli specchi e il mondo degli uomini non erano, come adesso, incomunicanti. Erano, inoltre, molto diversi: non coincidevano né gli esseri, né i colori, né le forme. I due regni, lo specolare e l’umano, vivevano in pace; per gli specchi si entrava e si usciva. Una notte la gente dello specchio invase la terra. Irruppe con grandi forze, ma dopo sanguinose battaglie, le arti magiche dell’Imperatore Giallo prevalsero. Egli ricacciò gl’invasori, li incarcerò negli specchi, e impose loro il compito di ripetere, come in una specie di sogno, tutti gli atti degli uomini. Li privò di forza e di figura propria, riducendoli a meri riflessi servili. Un giorno, tuttavia, essi si scuoteranno da questo letargo magico.
Il primo a svegliarsi sarà il Pesce. Nel fondo dello specchio scorgeremo una linea sottile, e il colore di questa linea non rassomiglierà a nessun altro. Poi verranno svegliandosi le altre forme. Gradualmente, differiranno da noi; gradualmente, non ci imiteranno. Romperanno le barriere di vetro o di metallo, e questa volta non saranno vinte. Al fianco delle creature degli specchi combatteranno le creature dell’acqua.
Nello Yunnan non si parla del Pesce ma della Tigre dello Specchio. Altri intende che, prima dell’invasione, udremo nel fondo degli specchi il rumore delle armi.
Jorge Luis Borges, Manuale di zoologia fantastica ("Animali degli specchi"), Einaudi, Torino 1962, pp. 19-20.


5 commenti:

Emanuela ha detto...

..e vedi che invece ho sempre pensato che gli specchi la sanno solo loro la verità, che siamo noi che facciamo finta, il sorriso simpatico, la pancia in dentro di profilo, ma loro ci vedono bene, vedono la ruga sotto il cerone, il lampo perso nello sguardo spavaldo, il bottone staccato...e la vedono così bene che mica ci piacciono poi tanto, ci teniamo a distanza, chiediamo di specchiarci invece a qualche occhio umano, che ci dica cose benevole, possibilmente amorevoli per credere di esser così, tutti belli...ma la gente dello specchio sa come è veramente, per questo è meglio che stia lì e che non esca, coi suoi colori mai visti, un esistere rumoroso si, una bella lotta se decidesse di uscire, che chi lo vuole davvero affrontare il faccia a faccia?...

...poi il mio pesce preferito sarebbe sempre la balena, se fosse un pesce, e allora è uno che è stato solo un pesce spurio, pesce per sbaglio, ma che chissà perchè mi è rimasto in mente pesce
http://en.wikipedia.org/wiki/Arizona_Dream
( ma solo perchè io sono ignorante e ho visto solo quello che hanno visto tutti)

..ma resta inteso che questa è solo una versione della cosa...hai presente che tema lo specchio? me ne vengono in mente migliaia...ci dovresti scrivere un libro...si dovresti proprio, se ancora non...

Stenelo ha detto...

L'unico interesse di un simile libro sarebbe quello di NON citare la trita frase dell'annoso trombone.
Comunque il primo capitolo lo trovi qui.

miroslava ha detto...

Io ha storiella vivace su specchi. Vispa zia Astuta Poti-Brolovec usava indossa vestito elegante a fantasia di mais e stoppie, usava pone davanti a specchio e usava dice: "Bella, bella, bella Astuta!" e a chi chiedeva di motivo ella usava risponde: "Nessuno altro me dice!"

Zia Astuta era profondamente saggia di famiglia.

Ora passa sue giornate su sedia a sdraio accanto a delizioso laghetto
in kolchoz-clinica rilassante numero 25.

p.s. io spera che commentino non è di pericoloso e che signor Schifati non chiude internet.

Emanuela ha detto...

..e siccome zia Astuta aveva capito tutto e a Schifani lo dovrebbero ben chiudere lui nel posto che più gli sarebbe consono e magari, dico magari, perdere sbadatametne la chiave, accade che arrivino dinieghi da chi non vuole considerare libri che ha già cominciato a scrivere e accade che nel gioco degli specchi c'è da perdersi, c'è da trovare, c'è da leggere riflessi, ma vai a sapere se sono nel verso giusto..e quale sia poi sto verso...

Stenelo ha detto...

Per signor Schifati il verso giusto è uno solo.